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All’Ars passa la legge taglia-deputati

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Il voto palese, alla fine, ha eliminato i mal di pancia e i deputati dell’Assemblea regionale siciliana hanno approvato quasi all’unanimità (due soli no) un’autoriduzione del numero dei seggi, che scenderà da 90 a 70. Un improvviso, e per molti imprevedibile, segnale di austerity che viene dal consiglio regionale più affollato e più ricco d’Italia, dal Palazzo indicato più volte come simbolo di una casta (neanche tanto) minore.

L’Ars dei tanti record, figli di un’equiparazione al Senato che risale al Dopoguerra, adotta un provvedimento anti-casta che non è rigido come quello previsto per la Sicilia dal governo nazionale ad agosto (un taglio di 40 seggi) e non è ancora operativo: il disegno di legge costituzionale, infatti, deve andare adesso all’esame del Parlamento nazionale chiamato a vararlo in doppia lettura entro la fine della legislatura, in tempo per le elezioni regionali del 2013.

Ma l’Assemblea siciliana precede le altre Regioni chiamate a ridurre i propri componenti: disegni di legge analoghi a quello approvato dall’Ars giacciono in attesa di essere varati nei consigli della Sardegna, del Piemonte, della Calabria, della Liguria. Il parlamento siciliano arriva a questo risultato dopo tre mesi di impasse e dopo aspre polemiche che avevano spaccato la maggioranza, in un momento difficile segnato anche dal recente arresto, venerdì scorso, di due deputati del Pdl, Roberto Corona e Fabio Mancuso.

Fino all’ultimo esponenti del Pdl, del Pid di Saverio Romano e di Grande Sud, il movimento di Micciché, hanno espresso perplessità sulla legge taglia-deputati. Resistenze che sono cadute quando il presidente dell’Ars, Francesco Cascio, ha stralciato gli emendamenti e respinto la richiesta di voto segreto avanzata da Grande Sud, che avrebbe favorito una bocciatura in incognito del provvedimento. E la legge ha visto semaforo verde.

Il governatore, Raffaele Lombardo, pur definendo la legge taglia-deputati "un segno di grande responsabilità" ha detto che "più utile e più importante sarebbe la riduzione delle indennità". Ma Cascio adesso rilancia: "Una volta tanto la Sicilia ha dato l’esempio, anche se c’è ancora tanto da fare sul fronte dei costi della politica. Ora spero che anche il Parlamento nazionale troverà la forza per comprimere il numero dei propri componenti.