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Allarme, così i giovani bevono per vivere

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Come si festeggia la fine della scuola? Con una sbronza. Come ci si prepara al primo appuntamento con una ragazza? Con un paio di bicchieri. E che cosa si fa a un compleanno, in discoteca, al pub con gli amici, soprattutto d’estate? Si beve, tanto, troppo.

Parliamo di ragazzi di terza media e primo anno delle superiori, fra i 13-15 anni, chiusi nel loro mondo, carichi d’insicurezze e paure. In teoria, essendo vietato, il loro consumo di alcolici dovrebbe essere vicino allo zero. Invece non e’ cosi’. Cominciano con una birra a 11 anni, a 15 mescolano allegramente superalcolici e vino.

Una cosa da duri
Sentirsi brillo, la ricerca qualitativa curata da Paola Nicolini (psicologa e psicoterapeuta) con Michela Bomprezzi (assistente sociale e mediatrice familiare) e Luisa Cherubini (psicologa del lavoro e delle organizzazioni) ha ascoltato 1500 ragazzi in due anni, ha raccolto le loro voci che vengono fuori, timide, curiose, sfrontate, tra migliaia di pagine, grafici, tabelle e mappe concettuali. Un materiale ricco che sara’ la base di studi futuri. Chi beve lo fa per non pensare alle cose brutte, per sentirsi invincibile, sciolto, libero, felice, addirittura piu’ bello, perche’ e’ una cosa da duri, si ha l’impressione che niente puo’ andare storto. Ma anche per una botta di vita, per divertimento, per fare colpo, per essere figo. Paola Nicolini l’ha chiamata sbronza preventiva: non ci si ubriaca piu’ per dimenticare ma per vivere.

I numeri possono dare appena un’idea delle dimensioni del problema, ma servono a orientarsi. Michela Bomprezzi traccia una linea di continuita’ tra le varie indagini dal 2001 a oggi: Il 67% dei 13-15enni beve al sabato sera. Di questi, il 20% si ubriaca nel fine settimana. I dati dimostrano che tra i teenager e’ diffuso il fenomeno del binge drinking, bere sei o piu’ bicchieri in un’unica occasione. Gli happy hour aumentano del 70% il rischio del pronto soccorso. E l’happy hour e’ responsabile del flirt, sempre piu’ stretto, tra le ragazzine e l’alcol (55%).

Paura di crescere
Ma l’aspetto piu’ importante della ricerca sta nelle motivazioni, nella percezione di se’ che hanno questi adolescenti. Nessuno associa l’ubriachezza al timore di essere scoperto, al senso del proibito, alla trasgressione. La birra, il vino, la vodka, il rum, il limoncello sono la stampella di un Io fragile che cerca conferme nel gruppo. Tutti vogliono essere simpatici, spiritosi, brillanti. E bere aiuta. Alla domanda: Che cosa apprezzano di te i tuoi familiari? la maggioranza risponde: Non lo so, non ne ho la piu’ pallida idea. Stessa cosa per gli insegnanti.

L’unica paura vera e’ quella di crescere: Vorrei che il tempo si fermasse per rimanere cosi’, Cerco di essere sempre piu’ bambino, il pensiero di essere grande con tante responsabilita’ mi spaventa. Oppure: Sono talmente confusa su che fare del mio futuro che a volte mi sembra d’impazzire frantumandomi in mille pezzi. E raccontano storie di serate alcoliche con amici che hanno visto diventare confusi, violenti, dare di matto, vomitare e avere allucinazioni.

L’altro aspetto dell’indagine riguarda padri e madri. Nelle risposte ai 674 questionari c’e’ tutto il disorientamento e il senso d’impotenza delle famiglie. Meta’ dei genitori sa che i figli bevono, soprattutto durante il fine settimana, e pensa che lo facciano perche’ vogliono sentirsi grandi ma anche per tristezza, depressione e noia. La maggioranza vuole capirne i motivi e anche fare ricorso a punizioni. Emerge forte la delega delle responsabilita’ (maggior ricorso alle leggi e ai controlli).

Indebolita la famiglia, proiettati verso l’esteriorita’, questi ragazzini si spezzano per niente, anche per un esame andato male. Da un’altra ricerca, condotta su 1200 adolescenti nel territorio fiorentino, piu’ che mai attuale, viene fuori che il dodici per cento degli intervistati ha pensato al suicidio e il nove ci ha provato davvero.

Percio’ Sentirsi brillo (una sintesi esce il 6 luglio da Franco Angeli) e’ piu’ che un segnale d’allarme. Specialmente se un bambino disorientato, infelice e in cerca d’dentita’ e’ capace di dire: Io sono la bottiglia che bevo.