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Acquedotto contaminato, mezzo Molise senza acqua

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DOPO il Natale passato con le scorte di acqua minerale comprate in fretta e furia al supermercato e – dove è stato possibile – con le taniche riempite dalle autocisterne della Protezione civile, per una decina di comuni del Basso Molise anche il Capodanno rischia di essere funestato dall’emergenza idrica. Il divieto di usare l’acqua della rete pubblica per bere e cucinare è scattato lo scorso 22 dicembre nei municipi di Campomarino, Termoli, Larino, Guglionesi, Montenero di Bisaccia, Petacciato, Ururi, San Martino in Pensilis e Portocannone e ad oggi è ancora in vigore in cinque di questi: a Termoli, Montenero di Bisaccia, Petacciato, Ururi e Portocannone, oltre ad alcuni quartieri di Larino.
 
Colpa dei livelli eccessivi di trialometani, sostanze sospettate di creare danni epatici, ai reni ed al sistema nervoso centrale che si formano durante la disinfezione mediante la reazione fra cloro e la materia organica contenuta nell’acqua. La spiegazione ufficiale ribadita anche oggi da Molise Acque, l’ente che gestisce l’acquedotto contaminato, attribuisce le colpe dei disagi a un mix tanto casuale quanto unico di eventi. "Le cause –  spiega il direttore generale, Giorgio Marone – sono da ricercarsi in fenomeni naturali da riconnettersi alla enorme proliferazione organica all’interno delle acque del Liscione, dovuta sia alla moria di carpe, determinata da un virus che ha colpito solo tali animali, sia ad una eccezionale ed imprevedibile apporto di altre sostanze organiche, concomitante con una ondata di piena del fiume Biferno che ha fatto salire il livello del lago di 10 metri in pochi giorni".
 
Spiegazioni rassicuranti che non convincono però la popolazione, costretta da oltre una settimana a fare a meno dell’acqua in cucina. Un cartello di associazioni locali dei consumatori ha annunciato l’avvio di una ‘class action’ che coinvolgerà circa 80 mila persone. "Ad oggi  –  lamentano i promotori  –  non si conoscono ancora i risultati delle analisi per alcuni dei Comuni interessati, per cui una grossa fascia della popolazione sta patendo ulteriori disagi". "La storia della moria di carpe per colpa di un virus mi sembra tutta da verificare", aggiunge Pasquale Lollino di Legambiente. Poi c’è il problema di come le amministrazioni stanno reagendo all’emergenza. "Sia l’Arpam sia Molise Acque avrebbero potuto agire con maggiore tempismo e limitare i disagi all’utenza", denuncia il consigliere regionale del Pd Michele Petraroia. "I cittadini del Basso Molise senza acqua potabile – aggiunge – rappresentano l’emblema di un’inadeguatezza amministrativa che meriterebbe di essere sanzionata. Dopo mesi di inchieste, note e esposti sui rischi di inquinamento della diga del Liscione, prima si è sottostimato il problema e quindi, in prossimità delle festività natalizie, sono stati adottati i necessari provvedimenti cautelativi".

E’ convinto invece di aver agito per il meglio il sindaco di Termoli, uno dei comuni maggiori ad essere stato colpito dall’emergenza idrica: "Abbiamo disposto il divieto praticamente in tempo reale rispetto a quando ci è arrivata la comunicazione e inoltre siamo riusciti ad evitare lo stop completo dell’erogazione come è avvenuto in altri municipi. La situazione sta migliorando gradualmente – dice Basso Antonio Di Brino  –  le analisi sugli ultimi prelievi eseguiti dall’Arpam davano valori di di trialometani pari a 36 microgrammi, vicini al limite dei 30 e comunque inferiori a quelli in vigore in altre regioni come la Puglia. Se le analisi che attendiamo per oggi o per domani saranno positive, il divieto potrà essere revocato in tempo per Capodanno. Non ci sono comunque motivi per allarmi particolari". Ma l’opposizione incalza e con una mozione ha chiesto oggi all’amministrazione di rimborsare tutte le utenze domestiche per i giorni di interruzione del servizio di acqua potabile.