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Abbiamo 17 miliardi per smuovere l’Italia

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In un angolo della sua scrivania conserva, a portata di mano, la tabellina di marcia dei cantieri. Inizio lavori, tagli di nastri, consegne. Il ministro Altero Matteoli ha appena incassato dal Cipe un assegno di 17,8 miliardi di euro per 33 progetti di infrastrutture: dal Mose alle metropolitane, dal Ponte sullo Stretto a una serie di strade statali.

Ministro, innanzitutto sono soldi veri?
Verissimi. Arrivano dai fondi europei, dai privati e dagli stanziamenti per la legge obiettivo. E tra le spese sono compresi anche 1 miliardo per l’edilizia scolastica e 200 milioni per nuove carceri. Posso dire che per le infrastrutture il governo sta facendo il massimo sforzo possibile.
Non si eserciti nei trionfalismi.
Parlano i numeri. Pensi che in Italia, dal 1980 al 2001 si sono spesi, in tutto, 14 miliardi di euro. Noi, in un solo giorno, abbiamo messo sul tavolo la meta’ di questa cifra.

I ministri del Sud non sono soddisfatti: dicono che con i soldi europei, per il Mezzogiorno, si finanziano opere pubbliche al Nord.
Non e’ vero. Guardi la lista delle opere, molte sono proprio nelle regioni meridionali. Ne ho parlato a lungo con il collega Gianfranco Micciche’, e mi sembrava convinto.

Basteranno questi soldi per impedire la nascita del partito del Sud?
Non lo so. Micciche’ sa bene che il Sud sta molto a cuore alla nostra maggioranza, e spazi politici per un nuovo partito non esistono.

Ho visto che tra gli stanziamenti ci sono anche 300 milioni di euro per gli stabilimenti auto di Pomigliano e di Termini Imerese: un bel regalo alla Fiat.
Speriamo che adesso sia la Fiat a fare un bel regalo a noi, non chiudendo due fabbriche molto importanti per l’occupazione nel Mezzogiorno.

E’ un finanziamento che alimentera’ la rabbia delle piccole e medie imprese?
Parlo tutti i giorni con i piccoli imprenditori, anche perche’ vengo da una regione, la Toscana, dove il 98 per cento delle aziende hanno meno di venti dipendenti. La crisi morde, ma sono sicuro che il nostro sistema tiene e la debolezza di un tessuto da micro capitalismo si e’ rivelata una forza in tempi crisi. E’ inutile alimentare tensioni tra piccole e grandi imprese.

Torniamo alle infrastrutture. Intanto e’ stato realizzato il 10 per cento del programma della legge obiettivo. Si possono stringere i tempi?
Si devono accorciare i tempi delle procedure, senza rinunciare ai controlli. Ho fatto fare dei calcoli dai miei uffici: per un’opera pubblica, se tutto va bene, servono quattro anni di lavori e quattro anni per passare carte da un ufficio all’altro. E’ una proporzione che non regge.

Al governo ci siete voi?
E infatti abbiamo gia’ tagliato le unghie ai Tar. Prima funzionava cosi’: l’impresa che perdeva l’appalto ricorreva al Tar e, in attesa del giudizio di merito, otteneva la sospensione dell’opera. Con il risultato che il cantiere restava fermo per anni e il costo dei lavori schizzava alle stelle.

E adesso?
Il Tar non puo’ sospendere i lavori. E se l’impresa che ricorre al tribunale amministrativo vince, in sede di giudizio di merito, ha diritto a un indennizzo, ma l’opera intanto va avanti.

Servono ancora le conferenze di servizio?
Bella domanda. Con la legge obiettivo le abbiamo eliminate, e non mi pare che siano scomparse le voci del territorio.

Pensa di cancellarle completamente?
Non e’ possibile. Pero’ presentero’ presto una proposta di legge per modificare il funzionamento delle conferenze di servizio: dobbiamo finirla con interminabili riunioni alle quale partecipano decine di persone e dove non si decide nulla. Le conferenze di servizio dovranno essere piu’ snelle e decidere in tempi rapidi, altrimenti scattera’ il silenzio-assenso.

Le associazioni ambientaliste insorgeranno.

Il clima sta cambiando anche nel mondo dell’ambientalismo, che e’ diventato piu’ pragmatico e realista. Io ho fatto una promessa dal primo giorno in cui mi sono insediato: per le opere pubbliche non ho molti