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A Roma esplode Sprecopoli

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Il secondo atto della parentopoli si chiama sprecopoli. Meglio ancora appaltopoli. pressato dal sindaco e dalla commissione d’inchiesta che dovrebbe partorire una sorta di “operazione condono” per le assunzioni facili, sul tavolo dell’amministratore delegato della sgarrupata Atac, Maurizio Basile, da diversi giorni giace un dossier bollente. Un faldone che contiene le carte che proverebbero i veri motivi delle perdite miliardarie dell’azienda: gli appalti per la movimentazione e assistenza dei bus, insieme alla manutenzione.

Secondo quanto risulta ad Affaritaliani, la partita sulla quale Basile avrebbe un valore di circa 70 milioni di euro. Due le società le aziende citate nel dossier, sulle quali sono in corso verifiche serrate sul valore dei contratti e sugli intrecci che potrebbero aprire un capitolo nuovo delle assunzioni clientelari. Ma andiamo per gradi.

Manutenzioni. Oltre ad una serie di officine minori (selezionate con la tecnica dell’amico a trattativa diretta) e collocate strategicamente in prossimità dei depositi Atac, gli interventi più importanti sulla flotta di oltre 2 mila mezzi vengono effettuati dalla concessionaria romana della tedesca ZF, un colosso internazionale dell’automotive che produce cambi, sterzi e idroguide montati di serie sui mezzi Iveco (oltre mille Cityclass) e su ciò che resta dei tanti bus firmati Breda e BredaMenarini che prima intasavano i depositi. Grazie ad un contratto full service, ZF Italia da anni, attraverso la Drive Line Service società intestata a Carlo Amati, è al fianco di Atac nella manutenzione. Nulla di illecito, sia chiaro. Ma l’importo del contratto, lievitato naturalmente per l’età dei mezzi, durante la gestione di Adalberto Bertucci avrebbe visto incrementi sui quali Basile vuole vederci chiaro. Chi ha visto il contratto avrebbe calcolato che il costo degli interventi affidati alla Drive Line Service, consentirebbe ad Atac di riacquistarli ex novo invece che smontarli, rigenerarli e rimontarli.

E sempre dal dossier denominato ZF emergerebbero alcuni intrecci parentali che chiamerebbero in causa  familiari di dipendenti Atac, proposti o collocati nelle officine e persino un legame equivoco tra parenti della società distributrice dell’Iveco a Roma, la Romana Diesel e alti dirigenti del Campidoglio vicinissimi al sindaco Alemanno. Come per parentopoli, non emergerebbero comportamenti illegali bensì una rete a maglie strette di relazioni che, in alcuni casi, vedrebbe le aziende pressate per assumere affini, amici e politici di seconda linea e negli altri il solito “collocamento alla romana”.
I movimenti nei depositi e l’assistenza guasti. È il capitolo più delicato e quello che chiama in causa come affidatari di un servizio che prima facevano gli uomini Atac la sede romana della Ciclat, la Cooperativa ausiliari
del Traffico di Roma con gli uffici  nella prestigiosa via Sardegna.

La Ciclat a Roma ha circa 170 dipendenti, prevalentemente operai che lavorano sulla manutenzione della rete tranviaria (pulizia e saldature d’emergenza), nello spostamento dei bus all’interno dei depositi e nel pronto soccorso per guasti e incidenti. Ora la Ciclat ha una storia complessa: è radicata in diverse città ma la sede romana è al civico 55 di via Sardegna, lo stesso immobile dove ha sede l’associazione “Nuovi lavori”, nella quale è attivissimo come segretario generale l’ex segretario aggiunto della Cisl, ex presidente di Confserzi ma anche ex presidente di Trambus (società nata dallo spacchettamento di Atac e poi ri-fusa), Raffaele Morese. Una coincidenza? Forse.

Sempre a proposito di Ciclat e per gli appassionati di ricerche su facebook, proprio un profilo di questi ragazzi in rete evidenzia come ci siano attualmente notevoli ritardi nei pagamenti degli stipendi e perciò hanno attivato le procedure per lo sciopero. Secondo i bene informati, nella Ciclat sarebbe custodito il capitolo secondo della saga di parentopopoli, destinata ad assunzioni e favori per poco più di 900 euro al mese. Poco per chi è abituato a grandi cifre, molto per i ragazzi che svolgono lavori che i sindacalisti Atac hanno concordato in passato di mandare fuori dall’azienda. Poco strategici? Diciamo poco remunerativi per chi ha sempre negoziato un posto di lavoro con l’iscrizione al sindacato o il voto di tutta una famiglia al candidato di turno. Infatti la vera malattia non si chiama parentopoli ma la fame di lavoro sulla quale per decenni personaggi equivoci hanno costruito fortune politiche. Così si apre un capitolo nuovo della vergogna romana del mercato del lavoro: nella Ciclat e nei nuovi rapporti con Adalberto Bertucci pare sia nascosta la parentopoli di serie B.

Movimenti nei depositi e manutenzioni esternalizzate, come detto, valgono 70 milioni di euro l’anno. Poco meno del buco lasciato in mano a Maurizio Basile.