A Palermo ponte radio fantasma e 270mila euro al vento | Non Sprecare
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A Palermo ponte radio fantasma e 270mila euro al vento

Un ponte radio fra la sede della Provincia di Palermo e le località di Piano Zucchi e Piano Battaglia, costato 270mila euro e commissionato oltre vent’anni fa alla Motorola per esigenze di Protezione civile. Utile, certo. Peccato che, a causa di un “inadempimento contrattuale della Provincia” non sia mai entrato in funzione. E ancora 28 stazioni periferiche dotate di ripetitori del valore di 10mila euro l’uno, praticamente spariti nel nulla.

A denunciare l’ennesimo spreco di denaro pubblico è Gaetano Lapunzina, capogruppo del Pd alla Provincia di Palermo il quale sottolinea che “per ben quattro sedute consecutive, il consiglio provinciale, investito dell’approvazione del debito, ha inutilmente chiesto che l’Amministrazione attiva relazionasse, anche attraverso i competenti Uffici della Protezione civile, sull’incresciosa vicenda. Ma nessuno si è fatto vivo in Aula, impedendo che si potesse giungere ad una decisione”.

Una vicenda questa che si potrebbe definire curiosa se non fosse che ci sono di mezzo soldi pubblici. Un caso di inefficienza e spreco di risorse sulla quale il capogruppo del Pd chiede che venga fatta chiarezza una volta per tutte. Proprio a tale proposito, il segretario generale della Provincia, Salvatore Currao ha evidenziato che “il debito fuori bilancio da 270 mila euro da corrispondere alla società Motorola per un sistema di ponti radio commissionato nel 1993 discende da una sentenza definitiva del Tribunale civile di Palermo del 17 febbraio 2011 e nella quale la Provincia risulta parzialmente soccombente”.

In particolare, Currao ha aggiunto che: “La delibera del debito fuori bilancio, che tra l’altro sarà come sempre inviata alla Corte dei Conti, che ripercorre l’intera vicenda è accompagnata da una corposa e dettagliata relazione della Protezione civile, di una relazione dell’ufficio legale ed è stata preceduta da un’ampia discussione in commissione consiliare”.

Tutto questo però ancora non chiarisce come mai per vent’anni gli impianti sono rimasti inutilizzati.

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