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A Palermo la finta raccolta differenziata

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Mentre gli abitanti di Palermo sono invitati a dividere l’immondizia in diversi contenitori per plastica, carta, organico e cosiddetto «indifferenziato» deponendo i sacchetti nei giorni e alle ore assegnate su bidoni di differente colore, succede che l’Amia con le sue squadre di notte raccolga tutto in uno stesso camion portando i rifiuti ormai mischiati e compattati alla discarica di Bellolampo, anziché nei rispettivi impianti di riciclaggio. È quanto hanno ammesso i tre addetti del camion numero 2176 sorpresi in via Gioacchino Di Marzo da un cittadino che ha scattato un paio di inequivocabili foto pubblicate sul Corriere della Sera. A dispetto della costosissima pubblicità fatta negli ultimi anni dall’Amia, una Spa con un passivo di 104 milioni di euro, ecco agganciare alle tenaglie del mezzo ben visibili i contenitori condominiali, uno marrone e uno grigio, il primo dei residui organici, il secondo del cosiddetto «indifferenziato», e rovesciarli insieme nel maleodorante gorgo del compattatore.

IL PALAZZO DI FALCONE – I due addetti in tuta arancione non hanno potuto impedire a un passante di fissare la scena e di scattare le foto col cellulare davanti ad un garage, proprio l’uscita secondaria un tempo utilizzata dalle auto blindate di Giovanni Falcone, nel palazzo in cui abitava il giudice ucciso con la moglie Francesca Morvillo e dove vive la suocera, la signora Morvillo, anche lei ogni giorno alle prese con la differenziata. Ma quei bidoni di diverso colore, lasciati sul marciapiede dal portiere dello stabile nelle sere assegnate, vengono così prelevati contemporaneamente dalla stessa squadra dell’Amia. Come è accaduto nella notte fra sabato e domenica nelle strade vicine, tra via Libertà, Villa Sperlinga e via Notarbartolo, appunto la strada dell’«Albero Falcone».

PALERMO SPENDE PIU’ DI GENOVA – Immediata la protesta di cittadini indignati e anche di esponenti politici come Maurizio Pellegrino, il consigliere comunale del Pd da anni in lotta contro gli sprechi delle municipalizzate e delle discusse Spa che si occupano di nettezza urbana e trasporti: «Palermo spende per le ‘funzioni riguardanti la gestione del territorio e ambiente’ ben 37 milioni in più di quanto se ne spendano a Genova che ha, pressappoco, lo stesso numero di abitanti con un deficit di risultati a tutto svantaggio della città siciliana…». Ma non è solo questione di cifre, come insiste Pellegrino: «Quello denunziato dal Corriere della Sera non è purtroppo un caso isolato. Riversare i rifiuti differenziati in discarica assieme a tutti gli altri non è solo un’operazione scorretta, ma viola il patto di fiducia che ci deve essere fra la città e i suoi amministratori. Il danno che si è prodotto è enorme, per la stessa credibilità di tutta l’operazione di raccolta differenziata. Non ci può essere motivo alcuno per adottare un comportamento siffatto ma, nel caso estremo di una emergenza, questa andava dichiarata e bisognava dare un’adeguata informazione sulle cause che l’hanno generata e sui tempi di risoluzione del problema».

LO SCARICABARILE DELL’AMIA – «Noi eseguiamo ordini, direttive superiori», hanno balbettato gli addetti, mentre dal camion 2176 scendeva l’autista, Benedetto Carrozza, uno dei 2.800 dipendenti di un’azienda al collasso, imbarazzato anche lui per aver mischiato sul suo mezzo i rifiuti che ormai in quasi tutta la città l’azienda impone ai cittadini di separare: «Quando siamo usciti dal deposito di Partanna-Mondello i superiori ci hanno detto di prendere tutto quello che trovavamo e portarlo a Bellolampo». Un controllo telefonico e nella notte echeggiava la voce del capo area Pino Corsali: «Il capo settore ci ha ordinato…». Uno scaricabarile infine motivato dalla presunta «chiusura per la festività dell’impianto di Marsala». Motivazione che non convince il cognato di Falcone, il magistrato Alfredo Morvillo: «È una beffa per chi come mia madre perde ore a separare i rifiuti». Stessa amarezza del direttore della Biblioteca comunale Filippo Guttuso, anche lui casa in zona, la sua «differenziata» miscelata con il resto e spedita nella cloaca di Bellolampo, a dispetto dell’ordinanza affissa in portineria per assicurare che carta, plastica e organico «contrariamente a quanto si dice» vadano al riciclaggio. Una beffa destinata ad alimentare polemiche e inchieste, mentre in tanti sollecitano anche una richiesta di danni da parte del Comune, socio unico di una Spa che non è riuscita a risollevarsi dopo il tonfo di quattro anni fa, quando diversi dirigenti e l’allora presidente Enzo Galioto, ancora oggi senatore della Repubblica, sprecavano risorse con allegre trasferte ad Abu Dabi e con l’idea di esportare negli Emirati arabi il know-how della «differenziata».