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59 anni di incidenti nel nucleare

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di Sergio Pennacchini

 

Prima il terremoto e poi lo tsunami. E ora un incidente che mette non solo a repentaglio la vita di migliaia di persone in Giappone, ma anche il futuro stesso dell’energia nucleare nel mondo. La storia dell’ energia atomica è, purtroppo, ricca di episodi gravi. La scala Ines (International Nuclear and radiological Event Scale), sviluppata nel 1989 dalla Iaea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, divide gli incidenti in otto livelli di gravità. Si parte dallo 0, un guasto non significativo per la sicurezza, e si sale fino al massimo, al settimo livello, che viene considerato come un incidente catastrofico. Secondo la scala gli eventi inclusi primi tre livelli sono catalogati come guasti – anomalie senza conseguenze, episodi in cui il limite di esposizione alle radiazioni previsto per chi lavora all’interno delle centrali è stato superato e problemi gravi ma circoscritti all’interno della centrale. Dal quarto – quello assegnato fino a l’altro giorno a Fukushima secondo le autorità giapponesi, mentre per l’Autorità francese per la sicurezza nucleare si arriva al sesto e per il nostro Ispra al quinto – al settimo, si parla invece di incidenti: eventi con conseguenze principalmente, ma non esclusivamente, locali (quarto livello), eventi che coinvolgono territori più estesi (quinto), incidenti molto gravi, con conseguenze che coinvolgono più paesi (sesto e settimo).

Fino a oggi, l’episodio più grave, e l’unico ad arrivare al settimo livello, è stato Chernobyl, il 26 aprile 1986. Dopo la fusione del nucleo e la fuga di materiale radioattivo, vennero evacuate 330mila persone. 53 le vittime accertate, ma gli effetti delle radiazioni hanno fatto danni incalcolabili, e molte più vittime. Al secondo posto, un altro disastro nei territori della ex-URSS, a Mayak nel 1957. Morirono oltre 200 persone, e le radiazioni contaminarono circa 270mila cittadini. L’incidente fu classificato di livello 6.

Il primo disastro nucleare della storia è avvenuto invece nel 1952, nella centrale di Chalk River, in Canada. Ci fu la parziale fusione del nucleo, ma non si registrarono vittime. Il più grave negli Stati Uniti avviene invece nel 1979, nella struttura di Three Mile Island in Pennsylvania (livello 5): una nube radioattiva di 30 km quadrati costrinse le autorità ad evacuare migliaia di abitanti. Pochissimi gli incidenti in Europa, due avvenuti in Germania senza causare vittime e uno, nel 2008, in Francia, a Tricastin. Vennero contaminati 100 operai a causa di una perdita al reattore 4.

Per quanto riguarda il Giappone, non è la prima volta che vive l’incubo nucleare. Nel 1981, a Tsuruga, una fuga di gas tossici contamina 280 persone, mentre nel nel 1999, nella struttura di Tokaimura, una nube di uranio causa due vittime e 438 contaminati. Nel 2004 è la volta della centrale di Mihama, una perdita di vapore uccide 5 operai. L’ultimo incidente risale al 2007, causato anch’esso da un terremoto. Per i danni riportati durante la scossa, la centrale di Kashiwazaki viene chiusa, ma non ci sono vittime