Il balcone fiorito che fa bene al cuore | Non Sprecare
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Il balcone fiorito che fa bene al cuore

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L’altro giorno, una mia amica che lavora in uno di quei fortilizi aziendali situati ai margini delle città (lei lo chiama Alcatraz) si è commossa. Quasi le scendeva una lacrima, quando nel cortile penitenziario su cui si affacciano gli uffici dell’azienda ha notato che d’improvviso l’alberello spoglio vicino all’ingresso della mensa si era riempito di teneri boccioli rosati. «Allora c’è speranza» ha pensato, «allora si sopravvive anche con i piedi piantati nel cemento, ai tempi della Grande Crisi». Subito ha fotografato i boccioli, diffondendo le foto sui social network. Di questi tempi, provare entusiasmo e comunicarlo agli altri è davvero una buona azione. Insomma, il messaggio è: smettetela di star lì abbacchiati, fuori c’è tutto uno spettacolare mondo di germogli.

Del resto, nei momenti di crisi ci si entusiasma per le cose semplici e la vera tendenza (non quelle inventate da certi giornali per poter fare una copertina scollacciata) è la cura del balcone, il cosiddetto “giardino casalingo", con annessa passione per il mondo vegetale. Basta guardarsi intorno: escono molti libri sugli orti da balcone (per esempio, Coltiviamo la città di Massimo Acanfora, Ponte alle Grazie); il web pullula di siti che spiegano come mettere a dimora piantine in bicchieri di carta, come incrementare la percentuale di lombrichi virtuosi nel terreno dell’orto, come utilizzare al meglio "tessuto sintetico per la pacciamatura" (per esempio, su facebook, il gruppo "Coltivare l’orto"). Intorno agli svincoli delle tangenziali è spuntata una nuova catena, Botanic, lì dove un tempo si vendevano solo mobili, vestiti di seconde linee, attrezzi per il fai da te. Persino nelle classifiche dei libri di narrativa svettano titoli che evocano il verde: non solo Dai diamanti non nasce niente, best seller di Serena Dandini che nel libro ha messo da parte la tv a favore della passione per il giardinaggio; anche Amore, zucchero e cannella, Il profumo delle foglie di limone, Il linguaggio segreto dei fiori, Il sentiero nascosto delle arance.

Se il pollice verde, fino a pochi anni fa, era vissuto come una cosa da anziane casalinghe o da eleganti signore agée, oppure da pensionati che si riprendevano un po’ delle proprie radici contadine, oggi c’è un desiderio diffuso di abbellire gli spazi che abitiamo non solo con piante e fiori da vaso, anche con qualcosa che ci aiuti a tornare a un’alimentazione più naturale. E così si torna a coltivare pomodori, zucchine, peperoni ed erbe aromatiche nelle cassette sul balconcino anziché in campagna. Ne deriva una forma di bellezza "virale" (se il tuo balcone è bello, probabilmente anche il tuo vicino proverà a offrirsene uno) abbinata a una forma di sollievo e risarcimento: non potremo andare in vacanza né cambiare casa, ma almeno possiamo permetterci di coltivare erba cipollina e lavanda sul terrazzo. Ecco come interpreta questa tendenza la psicologa Silvia Vegetti Finzi: «Gli adulti hanno bisogno di qualcuno che abbia bisogno di loro. Li aiuta a mantenere un equilibrio. E curare il balconcino è un atto di accudimento salutare. Una pianta necessita di gesti regolari e accurati, senza strappi né concitazione come accade invece nella vita lavorativa. Curare il verde richiede concentrazione e creatività: qualcosa che non c’era viene alla luce, e magari è anche qualcosa di utile. E poi, abbellire l’esterno del proprio appartamento mettendo fioriere sui davanzali è come far rinascere il senso della città, e il confronto con altri che fanno lo stesso con le proprie finestre e i propri balconi è anche una forma di condivisione e un modo per uscire dal proprio isolamento narcisistico».

Dev’essere proprio, perché persino i supermercati dove un tempo si vendevano solo cibo e detersivi oggi esibiscono vicino alla cassa isole di piantine. Recentemente alla Coop hanno registrato un aumento del 40 per cento sulle vendite del settore vivaistico rispetto al 2011; oltre ai soliti basilico, salvia, menta, pomodori, c’è un boom di piantine di olivo e kit da giardinaggio: minirastrelli, guanti, cesoie. Tra aprile e maggio va poi in scena la stagione delle fiere e delle mostre di fiori e piante. Le più spettacolari (ci si passano le giornate e si imparano molte cose interrogando i vivaisti) sono la Tre giorni per il giardino del Castello di Masino, in Piemonte (dal 28 aprile al 1° maggio), la mostra mercato di Primavera ai giardini della Landriana (vicino ad Aprilia, 20-22 aprile), e la milanese Orticola (11-12 maggio) ai giardini di Porta Venezia, uno dei pochi momenti di riscatto vegetale della città: 150 vivaisti specializzati (chi in piante grasse, chi in rose antiche, chi in bulbi, chi in erbe aromatiche e piante officiniali…). Difficile che qualche visitatore se ne torni a casa a mani vuote: almeno un sacchettino di sementi si finisce sempre per acquistarlo. In diciassette anni, il pubblico di Orticola è aumentato in modo esponenziale, fino ad arrivare alle trentamila presenze del 2011.

È da poco in libreria un saggio del sociologo Francesco Morace, I paradigmi del futuro – Lo scenario dei trend (Nomos edizioni), che analizza anche questa versione urbana della passione agricola, il tentativo di tornare a una vita più naturale dedicandosi al mondo vegetale: «È un fenomeno che rientra nella nuova dimensione di sostenibilità e qualità della vita legata a comportamenti quotidiani soprattutto femminili, volti alla creazione di un microambiente sano e bello. È un nuovo modo di avvicinarsi alla natura, privo di ideologie e diverso dall’ecologismo militante del passato. Non è più una concezione privativa, come nell’ecologismo classico, ma un trend legato al piacere personale. Se l’ecologismo era pauperista, la nuova passione per orti e giardini ritagliati nei cortili, negli spazi condominiali, sui davanzali e sui balconcini, non è un’ondata anticonsumista ma qualcosa di diverso, che mira a un equilibrio estetico e sociale. È come se tutti noi avessimo bisogno di rassicurazione e solo nel nostro micromondo potessimo trovarne». Se Charles Schultz, il creatore dei Peanuts, disegnasse oggi Linus, forse gli metterebbe in mano anziché una coperta un vasetto di timo fiorito.

(fonte: Camilla Baresani, Io Donna)