Viaggiare e leggere: i piaceri senza rischi

Il viaggio è anche un esercizio per il cervello. E la vera meta è partire, come diceva il poeta Ungaretti

Uova di Pasqua23
Il piacere ha un connotato molto simile alla tecnologia: non è né buono né cattivo, ma non è neutrale. In quanto tale, tutti lo rincorriamo (ci mancherebbe altro…) assumendo il rischio di diventarne dipendenti, di eccedere, di uscire dal perimetro della vita reale. Esistono però delle eccezioni che, forzando il linguaggio, potremmo definire “piaceri senza rischi”. Di questi due sono fondamentali: la lettura e il viaggiare. Della prima abbiamo già parlato in questo articoloquanto al viaggio rappresenta molto bene la chimica del “piacere senza rischi”. Poiché il piacere, come documenta la ricerca scientifica, non è legato all’oggetto in sé, ma a come il cervello lo vive e lo immagazzina, viaggiare è un piacere che tende a stabilizzarsi, a essere più solido nel tempo, senza creare il trauma della dipendenza.
Si può viaggiare in mille modi ed a qualsiasi età. Non c’è bisogno di andare alla ricerca ossessiva della “vacanza intelligente” o del “luogo solitario, senza turismo” per toccare con la punta delle dita il cielo del piacere di un viaggio. Anche da turisti classici, con il tour “chiavi in mano” e tutto organizzato. O da esploratori, con tappe da costruire durante il percorso.  Con una meta, stabilita prima della partenza. Senza un traguardo, pronti a modificare l’itinerario sulla base di nuove scoperte. Da soli, con una ristretta compagnia, in gruppo. Tanti modi e una sola certezza: viaggiare fa molto bene. Al corpo, alla mente, alla nostra salute in generale.

Benefici del viaggio

Per semplificare, ci sono almeno cinque buoni motivi che dovrebbero indurci a considerare il viaggio, in qualsiasi forma organizzativa, come un appuntamento da non mancare, non meno di due volte l’anno.

  • Il viaggio è un’autentica palestra del cervello, lo tiene in allenamento, lo sollecita e con questo aumenta la nostra creatività. Viaggiando, dobbiamo sforzarci per adattarci a nuove lingue, abitudini, stili di vita. E questo aiuta a sviluppare il cosiddetto pensiero  laterale, l’arma con il quale possiamo trovare soluzioni veloci a problemi improvvisi.
  • Viaggiare spinge, in modo naturale, alla tolleranza. Le persone che incontriamo sono spesso diverse, e anche se abbiamo l’istinto a giudicarle, più giriamo e più impariamo a relazionarci con gli altri. Senza dare pagelle, e con la mente aperta sulla diversità.
  • Viaggiare significa conoscere senza pregiudizi: un’attitudine già nota all’Homo erectus, comparso in Africa poco meno di due milioni di anni fa, e all’Homo sapiens, che ha scoperto tutte le terre, mosso non soltanto da interessi economici (per esempio aprire nuove vie commerciali), ma anche dalla curiosità scientifica e dal desiderio di passare alla storia.
  • Il viaggio rilassa, e aiuta molto a liberarsi dello stress. Lo dimostra il fatto che, già poco dopo la partenza, i valori della pressione sanguigna tendono a normalizzarsi, anche per effetto delle pause rispetto alle tensioni lavorative che affrontiamo ogni giorno. L’80 per cento dei viaggiatori dice di tornare con un umore migliorato.
  • Il viaggio, con la sua molla fatta di curiosità, aiuta la nostra autostima, ci porta a conoscerci meglio dall’interno e ci aiuta a sviluppare capacità organizzative che magari non sapevamo di avere.
Una meta-analisi del 2025, pubblicata sulla rivista  Journal of Hospitality and Tourism Management, ha passato al setaccio 55 studi sui benefici del viaggio, che hanno visto il coinvolgimento di oltre 4mila persone, e ha concluso che nulla più di un viaggio può dare un benessere psicologico, e aiutare anche contro la depressione. Non rincorrete troppo i benefici fisici del viaggio, che pure esistono e sono documentati (rafforza i muscoli, riduce i rischi di fratture, tonifica), e concentratevi sul piacere puro (ripetiamo:senza controindicazioni) di questa esperienza.

Se il viaggio è conoscenza, l’apertura mentale che ne deriva è quasi automatica. Le persone che hanno viaggiato molto le riconoscete subito: sono più tolleranti e curiose, hanno sempre qualche dubbio da manifestare e non vivono barricate nelle loro certezze, sono capaci di reggere conversazioni di ogni genere, e non limitate come argomenti. Viaggiare apre la mente come una scatoletta, in quanto comunque ci mette a contatto con qualche forma di diversità e ci obbliga ad adattare il nostro stile di vita ad altre consuetudini. Siamo meno soli e più vicini alla diversità dell’uomo. Il viaggio è anche molto formativo. Per un paio di secoli, tra il Settecento e l’Ottocento, la grande aristocrazia europea si è formata attraverso il Grand Tour, l’affascinante viaggio che i giovani rampolli di queste famiglie facevano per conoscere luoghi, storia e personaggi, del l’Europa continentale, a partire dalla Bella Italia. La meta, come diceva il poeta Ungaretti, è secondaria, l’importante è partire.

La rottura della routine

Il viaggio, e anche qui la meta diventa secondaria, consente di rompere la routine, e quindi spezza le catene della noia alle quali spesso siamo legati non tanto per disciplina e tantomeno per convinzione, ma solo automatismi e abitudini. E il momento nel quale si consuma questo strappo, così utile per sentirsi meglio, non è quello della partenza, ma si percepisce già molto prima, nella stessa organizzazione del viaggio. Sentitevi liberi di affrontarla come volete, concedetevi qualche errore, e non azzerate le possibili sorprese: anche queste incognite fanno parte del piacere del viaggio.

Frasi celebri sul viaggio

  • «Viaggiare, insieme a leggere e ascoltare, è sempre la via più utile e più breve per arrivare a se stessi» Jan Brokken

Il triangolo viaggio-lettura-ascolto  è una chiave fondamentale per godersi la vita nella sua pienezza. E per andare a fondo, senza superficialità e con sana leggerezza nelle relazioni umane. Ma è anche la chiave per aprire la porta, spesso chiusa con il catenaccio, del nostro cuore e della nostra anima.

  • «La meta è partire» Cesare Ungaretti

Non è mai importante dove si va, ma come si viaggia. Luoghi brutti possono lasciare un segno molto più profondo di paradisi terrestri che pure ci colpiscono. La chiave del viaggio è il percorso, dalla partenza all’arrivo. Il resto viene dopo.

  • «La persona che parte per un viaggio non è più la stessa che torna» Anonimo

Considerando l’enormità di fattori che il viaggio mette in gioco, è impossibile tornare esattamente come si è partiti. Viaggiare significa anche evolvere, diventare un’altra persona, diversa da quella che si era prima. E, ci si augura, migliore.

  • «Colui che vuole viaggiare felice, deve viaggiare leggero» Antoine de Saint-Exupery

La leggerezza di cui si  parla qui non è soltanto quella del bagaglio, che se è troppo ingombrante comunque rende più complicato il viaggio. È la leggerezza calviniana, degli uomini che si muovono come le rondini, planando sulle cose, senza indifferenza, ma anche con la dovuta distanza per non restarne intrappolati.

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