Benefici del viaggio
Per semplificare, ci sono almeno cinque buoni motivi che dovrebbero indurci a considerare il viaggio, in qualsiasi forma organizzativa, come un appuntamento da non mancare, non meno di due volte l’anno.
- Il viaggio è un’autentica palestra del cervello, lo tiene in allenamento, lo sollecita e con questo aumenta la nostra creatività. Viaggiando, dobbiamo sforzarci per adattarci a nuove lingue, abitudini, stili di vita. E questo aiuta a sviluppare il cosiddetto pensiero laterale, l’arma con il quale possiamo trovare soluzioni veloci a problemi improvvisi.
- Viaggiare spinge, in modo naturale, alla tolleranza. Le persone che incontriamo sono spesso diverse, e anche se abbiamo l’istinto a giudicarle, più giriamo e più impariamo a relazionarci con gli altri. Senza dare pagelle, e con la mente aperta sulla diversità.
- Viaggiare significa conoscere
senza pregiudizi: un’attitudine già nota all’Homo erectus, comparso in Africa poco meno di due milioni di anni fa, e all’Homo sapiens, che ha scoperto tutte le terre, mosso non soltanto da interessi economici (per esempio aprire nuove vie commerciali), ma anche dalla curiosità scientifica e dal desiderio di passare alla storia. - Il viaggio rilassa, e aiuta molto a liberarsi dello stress. Lo dimostra il fatto che, già poco dopo la partenza, i valori della pressione sanguigna tendono a normalizzarsi, anche per effetto delle pause rispetto alle tensioni lavorative che affrontiamo ogni giorno. L’80 per cento dei viaggiatori dice di tornare con un umore migliorato.
- Il viaggio, con la sua molla fatta di curiosità, aiuta la nostra autostima, ci porta a conoscerci meglio dall’interno e ci aiuta a sviluppare capacità organizzative che magari non sapevamo di avere.
Se il viaggio è conoscenza, l’apertura mentale che ne deriva è quasi automatica. Le persone che hanno viaggiato molto le riconoscete subito: sono più tolleranti e curiose, hanno sempre qualche dubbio da manifestare e non vivono barricate nelle loro certezze, sono capaci di reggere conversazioni di ogni genere, e non limitate come argomenti. Viaggiare apre la mente come una scatoletta, in quanto comunque ci mette a contatto con qualche forma di diversità e ci obbliga ad adattare il nostro stile di vita ad altre consuetudini. Siamo meno soli e più vicini alla diversità dell’uomo. Il viaggio è anche molto formativo. Per un paio di secoli, tra il Settecento e l’Ottocento, la grande aristocrazia europea si è formata attraverso il Grand Tour, l’affascinante viaggio che i giovani rampolli di queste famiglie facevano per conoscere luoghi, storia e personaggi, del l’Europa continentale, a partire dalla Bella Italia. La meta, come diceva il poeta Ungaretti, è secondaria, l’importante è partire.
La rottura della routine
Il viaggio, e anche qui la meta diventa secondaria, consente di rompere la routine, e quindi spezza le catene della noia alle quali spesso siamo legati non tanto per disciplina e tantomeno per convinzione, ma solo automatismi e abitudini. E il momento nel quale si consuma questo strappo, così utile per sentirsi meglio, non è quello della partenza, ma si percepisce già molto prima, nella stessa organizzazione del viaggio. Sentitevi liberi di affrontarla come volete, concedetevi qualche errore, e non azzerate le possibili sorprese: anche queste incognite fanno parte del piacere del viaggio.
Frasi celebri sul viaggio
- «Viaggiare, insieme a leggere e ascoltare, è sempre la via più utile e più breve per arrivare a se stessi» Jan Brokken
Il triangolo viaggio-lettura-ascolto è una chiave fondamentale per godersi la vita nella sua pienezza. E per andare a fondo, senza superficialità e con sana leggerezza nelle relazioni umane. Ma è anche la chiave per aprire la porta, spesso chiusa con il catenaccio, del nostro cuore e della nostra anima.
- «La meta è partire» Cesare Ungaretti
Non è mai importante dove si va, ma come si viaggia. Luoghi brutti possono lasciare un segno molto più profondo di paradisi terrestri che pure ci colpiscono. La chiave del viaggio è il percorso, dalla partenza all’arrivo. Il resto viene dopo.
- «La persona che parte per un viaggio non è più la stessa che torna» Anonimo
Considerando l’enormità di fattori che il viaggio mette in gioco, è impossibile tornare esattamente come si è partiti. Viaggiare significa anche evolvere, diventare un’altra persona, diversa da quella che si era prima. E, ci si augura, migliore.
- «Colui che vuole viaggiare felice, deve viaggiare leggero» Antoine de Saint-Exupery
La leggerezza di cui si parla qui non è soltanto quella del bagaglio, che se è troppo ingombrante comunque rende più complicato il viaggio. È la leggerezza calviniana, degli uomini che si muovono come le rondini, planando sulle cose, senza indifferenza, ma anche con la dovuta distanza per non restarne intrappolati.
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