Come avere successo senza esserne ossessionati - Non sprecare
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Il successo, non sprecatelo nella rincorsa di una droga. Metteteci passione, metodo, leggerezza

Raggiungere un traguardo nella vita è importante, ma non può diventare una forma di schiavitù. Per gonfiarsi come palloni, e poi ritrovarsi soli con la propria nevrosi. E con la propria infelicità

Una ricerca attraverso Google su «Come si ottiene il successo», che di solito viene abbinato a uno stato di grazia, a una vita serena e fortunata, porta a quasi 40 milioni di risultati. La popolazione di una media nazione. Comprensibile, visto che il successo è un obiettivo quasi naturale nell’uomo, e inoltre nell’era del «tutto e subito», dell’Io, Io, Io, dell’apparire e del super narcisismo dilagante, viene considerato quasi il timbro di una vita riuscita. E, al contrario, il segno indelebile di un fallimento qualora il traguardo non venga raggiunto. Con un equivoco di fondo: il vero successo può essere cosa molto diversa da una posizione che comporta visibilità, potere e soldi. Ognuno di noi, ne siamo sicuri, conosce persone che possono considerarsi «di successo», ma non hanno l’ansia di mostrarlo o di conquistare una specifica posizione con i relativi benefit. Fanno. Con semplicità e serenità, e con la consapevolezza che non bisogna pagare qualsiasi prezzo per qualsiasi risultato.

COME AVERE SUCCESSO

Ovviamente, i consigli manualistici su un tema così complesso sono infarciti di banalità. Ne citiamo tre, nel diluvio di parole, che ci sembrano tra le più stravaganti: agire, avere buona salute, svegliarsi presto. Senza la salute non si va da nessuna parte, e potremmo fermarci qui. Come l’indolenza, ovvero il non agire, è un limite in generale nella vita, e non solo per raggiungere il successo. Avere buona salute: solo per il successo? Quanto a svegliarsi presto, potremmo fare un elenco telefonico di persone che hanno ottenuto straordinari risultati nella vita non alzandosi all’alba per correre ( e rincorrere) verso le loro ambizioni.

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RICERCA DEL SUCCESSO

Ma pur volendo dare per buoni tutti i consigli, ne manca uno, il più importante, che risale ad Aristotele: «È possibile fallire in molti modi, mentre avere successo, riuscire, è possibile in un modo soltanto». Che significa? Semplice: il successo, l’ottenere dei risultati, anche in presenza di fortissime ambizioni e di enorme talento, sono traguardi che non si possono raggiungere senza un metodo. Un percorso, che di fatto mette insieme tante cose. Compresi i rischi di diventare ossessivi, spregiudicati, compulsivi. Gonfiarsi come palloni nella caccia al successo e nell’averlo, almeno sulla carta, raggiunto.

E qui veniamo al vero rischio-spreco del successo. Quando ci ammaliamo o per raggiungerlo o per il fatto che non sappiamo gestirlo. Ciò può avvenire anche alle prime curve del percorso, per esempio nel rapporto tra genitori e figli, colpendo l’intera famiglia. Madri e padri che spingono i bambini ad avere successo, a essere sempre e comunque i primi della classe, a farcela magari ignorando chi sta dietro, altro non fanno che sfibrare entrambi. Genitori e figli. I primi che si sentono elicotteri nei confronti dei figli; i secondi che devono avere la libertà di sbagliare e di rialzarsi. Se, come e quando vogliono.

EVITARE L’OSSESSIONE DEL SUCCESSO

La parte più pericolosa del successo, una volta raggiunto, è il suo sinonimo: una droga.  La letteratura in materia ci racconta tutto e di più, nell’infinità di personaggi logorati da questa forma di dipendenza. Ma anche la cronaca aiuta a mostraci la nudità, e se volete la tragicità, di chi vive solo e sempre nella bolla del successo, fino a diventarne schiavo. Non può farne a meno. Mai. Non può sentirsi neanche un secondo escluso dal suo circolo. Mai. E dunque soffre, va appunto in astinenza, nel caso di una qualsiasi, anche banale, caduta dal podio. Il meccanismo della dipendenza dal successo è alimentato, in particolare, dalla nevrosi della tecnologia e dei social in particolare. Altro esempio: avere più follower, più fan, più persone che ti cercano nella palude del web, ti fa sentire una persona di successo. All’opposto, se non hai questa sorta di rete del consenso (virtuale, non dimentichiamolo) rischi di andare in depressione. Sei solo. Ma se approfondisce meglio, c’è il rischio che scopri che proprio per effetto della dipendenza creata, il successo non governato, non gestito, non ammorbidito, porta alla solitudine. Sei solo di fronte allo specchio nel quale ammiri e ti ammiri.   O ti respingi, fino a odiarti.

Dunque, più che i metodi per avere successo, dovremmo concentraci, vivendo in piena libertà e responsabilità il percorso che abbiamo scelto, traguardi compresi, su ciò che ci vaccina dai rischi degli sprechi legati al successo e alla sua cattiva ricerca e\o gestione. E qui basta una parola, una sola: equilibrio. Con tante possibili declinazioni: senso della misura, curiosità (che significa anche voglia di conoscere e non solo di scalare), passione, leggerezza, conoscenza, apertura verso l’altro, senso della condivisione. Cose semplici ma utilissime per scacciare i demoni del virus che di solito si accompagna al successo: l’hybris. Il più grave peccato per i greci, una delle strade per l’Inferno nella Divina Commedia del cristianissimo Dante Alighieri. E l’hybris comprende tutte le patologie del successo, innanzitutto il fatto di essere equivalente a una droga: è una forma di delirio di onnipotenza, di sentirsi nella condizione di potere fare tutto e il suo contrario. Di illuminarsi per ciò che luccica nell’esteriorità del successo, ma di spegnersi come una candela nell’interiorità dell’anima consumata da una felicità che di fatto non è mai arrivata.

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