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Il caldo ci ricorda la scandalo dello spreco dell’acqua pubblica: quasi la metà si perde

Impianti vecchi e colabrodo. Con poca manutenzione. E pochissimi investimenti, la metà di quelli che si fanno in Europa. Solo il governo può intervenire. La rete idrica, specie al Sud, è vecchia di almeno mezzo secolo, ed è diventata una gruviera.

Il caldo ci ricorda la scandalo dello spreco dell'acqua pubblica: quasi la metà si perde
Spreco acqua pubblica
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SPRECO ACQUA PUBBLICA

Puntuale, come un orologio, con l’arrivo dell’estate, arriva la scoperta, che non è una novità ma un film ricorrente in Italia, delle zone del Paese, specie al Sud, dove l’acqua rappresenta un’emergenza. Manca. Come se fossimo in una nazione del mondo sottosviluppato, come se non avessimo, almeno sulla carta, una normale rete idrica, come se l’Italia fosse rimasta ai tempi non del secolo scorso, ma dell’Ottocento. E puntuale, a questa scoperta si abbina lo scandalo di un’altra emergenza nazionale, come la cattiva cura del territorio, mai risolta: lo spreco dell’acqua pubblica, quella di tutti. L’acqua che perdiamo in impianti che, se decidessimo di mettere a posto, potrebbero diventare, per i lavori necessari, fonti di investimenti, crescita economica, lavoro, benessere. E migliore qualità della vita.

SPRECO ACQUA PUBBLICA IN ITALIA

Continuiamo a fare finta che il problema non esiste. Poi ogni tanto, a cicli periodici, qualcuno si sveglia e ci ricorda, con toni da grida manzoniane, l’assurdo spreco di acqua, buona e pubblica, che ogni giorno si consuma in Italia. L’ultimo urlo arriva dall’Autorità dell’energia che ci comunica il seguente dato: circa il 25 per cento, un quarto, della rete idrica italiana ha un’età maggiore di 50 anni. Mezzo secolo. Roba di un altro mondo, un’altra vita, un altro pianeta.

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SPRECO ACQUA IN ITALIA

Solo un’iniziativa forte e chiara dell’esecutivo può sbloccare una situazione al limite dell’assurdo, oltre che dello scandaloso.

SPRECO DELL’ACQUA

Per i seguenti motivi. Primo: le perdite complessive nella rete idrica italiana arrivano al 40 per cento dell’acqua immessa nei tubi (in alcune zone del Mezzogiorno anche al 50 per cento), con uno spreco di acqua insostenibile (alla faccia di chi ancora predica la sostenibilità). Secondo: servono manutenzione, una parola che in Italia è uscita dal vocabolario del potere pubblico e anche dalla sfera dei nostri stili di vita privati, e investimenti. Gli esperti calcolano una spesa pari a 80 euro per abitante, adesso siamo appena a 34, la cifra più bassa d’Europa. Terzo: nella babele delle piccole Iri all’italiana, centri di potere e di sprechi del denaro pubblico, l’acqua gioca una bella partita. L’acqua è un bene comune, e chi lo nega è uno stupido prima che un ignorante, ma ciò non significa che la gestione e la distribuzione debbano essere blindate nelle mani di quasi 2mila gestioni (1.957 per essere precisi), che vanno dal più comune del Paese alla grande holding quotata in Borsa.

ACQUA PUBBLICA SPRECATA

Bisogna razionalizzare, ridurre sprechi e inefficienza, trovare un equilibrio corretto e trasparente tra il pubblico, dominus rispetto alla tutela degli interessi dei cittadini, e privati che credono, con il portafoglio aperto e non con l’idea di intascare rendite, alle potenzialità economiche del settore. E bisogna investire, investire e ancora investire. Sommate i tre motivi, e vi ritrovate al punto di partenza di questo ragionamento: solo il governo può mettere in moto le azioni necessarie per voltare pagina

COME RISPARMIARE ACQUA IN CASA:

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