Coronavirus e inquinamento | Non sprecare
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Emissioni di anidride carbonica ovunque crollate. Effetto coronavirus: un’occasione da non sprecare

Il calo annuo sarà del 5 per cento. Mai visto prima. Ma tutto potrebbe tornare ai precedenti livelli se non si interviene in anticipo. A partire dall'uso dei soldi in arrivo per la ripresa

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Partiamo dalla buona notizia: gli effetti del coronavirus rispetto alla diminuzione delle emissioni di anidride carbonica sono molto importanti, più significativi di quanto pensassero gli esperti più scettici. La cattiva notizia: se non ci saranno misure concrete, previste già negli enormi stimoli finanziari per sostenere imprese e famiglie, per spostare l’asse dello sviluppo economico verso scelte di autentica sostenibilità, tutto tornerà come prima, o peggio di prima. E il mondo avrà sprecato un’occasione storica.

CORONAVIRUS E INQUINAMENTO

Secondo i calcoli del Global Carbon Project (GCP), a consuntivo nel 2020, tra il periodo di quarantena e la generale riduzione di tutte le attività, avremo una diminuzione dei gas serra pari al 5 per cento rispetto al 2019. Un numero importante, anche se lontano dal target del 7,6 per cento annuo per abbassare davvero i rischi del surriscaldamento climatico e riuscire finalmente a fermarlo. Un numero mai visto in precedenza. In una crisi economica recente, e altrettanto devastante, come quella del 2008, per fare un confronto, la diminuzione delle emissioni di anidride carbonica fu appena dell’1,7 per cento.

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IL CORONAVIRUS HA RIDOTTO L’INQUINAMENTO

Il calo è stato generalizzato in tutto il mondo, con percentuali più elevate nei paesi più inquinanti. Come la Cina. Qui nel solo mese di febbraio, secondo i calcoli del finlandese Centre for research on Energy Clean Air (Crea), lo stop di una buona parte delle attività industriali ha portato a un dimezzamento delle emissioni, da 400 a 200 milioni di tonnellate. E in Italia, nel mese di marzo, dal crollo del traffico veicolare è derivata una diminuzione di circa 140mila tonnellate di gas serra.

Mantenere questi livelli di abbattimento delle emissioni, e semmai incrementarli, non sarà facile. In tutto il mondo ci sarà la corsa affannosa al miraggio della ripresa a V, ovvero violenta come la crisi della pandemia. Tutti vorranno ripartire, e al volo. E questo potrebbe spingere i governi a chiudere gli occhi sulla qualità delle misure messe in campo rispetto ai parametri dello sviluppo sostenibile. Restando al caso della Cina, sembra che le emissioni stiano già tornando ai livelli pre-coronavirus. 

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CORONAVIRUS: CALANO LE EMISSIONI DI GAS SERRA

Serve partire in anticipo. E cogliere l’occasione della pioggia di denaro in arrivo, trilioni di euro e di dollari, per indirizzarli verso politiche industriali sostenibili. Ovvero produzioni che in ogni caso garantiscano un abbattimento delle emissioni, come per esempio le energie rinnovabili rispetto ad altre fonti energetiche. Ricordandoci tutti che a Parigi, nel lontano 2015, è stato firmato un accordo molto preciso, in base al quale ci siamo impegnati, nel mondo, a limitare l’aumento della temperatura media globale a 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali. Se sapremo utilizzare bene i soldi della ripartenza, orientandoli a scelte economiche e industriali sostenibili, il coronavirus, tra i tanti drammi che ha generato, avrà lasciato anche una traccia molto utile per il futuro del Pianeta. 

INQUINAMENTO: RISCHI E PERICOLI

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