Chiusura centrali a carbone | Non sprecare
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Possiamo vivere senza i danni del carbone? Si, ma ci vuole tempo. L’importante è avere un obiettivo chiaro. Come in Germania. E piantare alberi, come in Australia (foto)

Dopo il nucleare, i tedeschi dicono addio anche alle centrali a carbone. Entro il 2038, visto che oggi il 40 per cento dell'energia in Germania arriva dal carbone. Nella green Australia, invece, si punta sugli alberi, con un piano per piantarne 1 miliardo. Il caso Italia

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CHIUSURA CENTRALI A CARBONE

La domanda è secca: si può vivere da oggi, e bene, senza il carbone?  A chi non piacerebbe un mondo con l’aria più pulita per tutti, con meno anidride carbonica, con energia solo da fonti rinnovabili eliminando fonti antiche quanto inquinanti? Soltanto una persona poco informata, uno stupido, o chi è in malafede, a queste domande si sente in grado di rispondere con una doppia e presuntuosa certezza. Tipo: sì, possiamo restare tutti senza carbone (risposta alla prima domanda); a me dell’aria più pulita non me ne frega nulla (risposta alla seconda domanda).

In realtà, se guardiamo al presente e al futuro con la bussola della vera sostenibilità, quella che il sito Non sprecare considera il suo faro editoriale, le risposte sono più complesse e presuppongono, per raggiungere gli obiettivi, un’operazione di verità. L’uscita dal carbone, comunque auspicabile e obiettivo più che ragionevole, oltre che strategico, si può fare con la dovuta gradualità, che non significa fare melina, prendere tempo e mandare la palla in tribuna. Ma significa essere tifosi dell’ambienti armati di concretezza e spogliati da qualsiasi velleitarismo ideologico. 

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CHIUSURA CENTRALI A CARBONE IN GERMANIA

Prendiamo il caso della Germania, una nazione davvero esemplare in Europa per le sue scelte di sviluppo sostenibile, sia dal punto di vista politico, sia sul piano del senso civico e della consapevolezza dei singoli cittadini, uno per uno. La Germania, ricordiamolo, ha già da tempo chiuso il libro del nucleare, lasciando in Europa questo fondamentale primato da potenza planetaria (le centrali nucleari) alla sola Francia. Ha fatto una scelta coraggiosa e forte come la puntata sull’auto elettrica, della quale abbiamo parlato in diverse occasioni, o come la diffusione dell’energia da fonti rinnovabili e pulite praticamente in tutto il Paese. Con diverse storie esemplari per l’Europa e per il mondo.

La Germania ha deciso di rinunciare al carbone entro il 2038, l’anno entro il quale saranno chiuse tutte le centrali a carbone presenti nel paese. Non parliamo di un dettaglio, in quanto nella Germania super green, modello per le grandi nazioni europee, il 40 per cento dell’elettricità arriva proprio dal carbone. E la chiusura delle centrali, secondo i calcoli di commissioni di super esperti, costerà al governo federale, e poi ai singoli land, ovvero le super regioni tedesche, un conto di 40 miliardi di euro. Non sono proprio bruscolini, come si dice in gergo.

PER APPROFONDIRE: Energia rinnovabile, in Germania il comune alimentato solo con eolico, solare e biogas

VANTAGGI ELIMINAZIONE DEL CARBONE

Ma se si vuole stare nei binari dello sviluppo sostenibile e dare un calcio negli stinchi all’incubo delle emissioni di anidride carbonica, ovvero a una delle cause fondamentali del cambiamento climatico, bisogna fare una scelta da sistema-Paese. E quindi, come per il nucleare (la Germania ha deciso di rinunciare alle sue centrali nel 2011, dopo il disastro di Fukushima), così per il carbone, la rotta deve essere ben chiara ai naviganti, all’equipaggio di bordo ed al comandante, o comandanti, di turno.

Per favorire l’uscita dal carbone, in modo graduale, i tedeschi dovranno essere attenti, per esempio, a non fare schizzare i costi dell’energia (quella prodotta dal carbone costa meno), stangando le famiglie oltre che le aziende, dovranno creare nuove occasioni di lavoro, ispirate all’economia Non sprecare, laddove se ne perderanno di posti in seguito alla chiusura delle centrali. E dovranno mettere in campo incentivi pubblici che favoriscano la chiusura delle centrali a carbone e la loro riconversione e scelte anche di politica locale e di nuova partecipazione dei cittadini, aumentando il parco alberi e il verde nel Paese, ottimi antidoti contro gli effetti inquinanti del carbone, in attesa della sua definitiva dipartita.

ALBERI CONTRO EFFETTO SERRA IN AUSTRALIA

Già, gli alberi e il carbone. In un altro paese tra i più super green del mondo, l’Australia, il 60 per cento di tutta l’energia consumata, dal pubblico come dal privato, indovinate da quale fonte arriva? Dal carbone. E gli australiani, a differenza dei tedeschi, non hanno alcuna intenzione di smontare le loro centrali a carbone, ma vogliono anche ridurre le emissioni di anidride carbonica di una percentuale tra il 26 e il 28 per cento già entro il 2030, secondo quanto sottoscritto con gli accordi di Parigi del 2015.

Come fare quadrare il cerchio? Con gli alberi. Ed ecco il motivo per il quale il governo australiano, un paese dove di solito quando si prende un impegno con gli elettori, specie di natura ambientale, poi si mantiene, ha messo sul tavolo un piano straordinario per piantare un miliardo di alberi, entro il 2050, in diverse aree del Paese. Avete capito bene: un miliardo, non un milione, di alberi!

PER SAPERNE DI PIÙ: Il giornalaio più green d’Italia, la storia di Mauro Silenzi che con il suo comitato pianta centinaia di alberi a Porta Portese (foto)

CENTRALI A CARBONE IN AUSTRALIA

L’Australia, secondo esportatore al mondo di carbone (e al quarto posto nel pianeta per riserve di carbone), di fatto non può vivere, al momento e neanche tra qualche decennio, senza il carbone, che tra l’altro garantisce a tutte le famiglie elettricità a costi molto bassi ma, almeno, ne può depotenziare gli effetti inquinanti, attraverso la moltiplicazione all’infinito, come i pani e i pesci nelle pagine del Vangelo, degli alberi. Una prospettiva che non che fare la gioia di qualsiasi persona che ama l’ambiente, vuole difendere la natura, e sogna un mondo davvero più sostenibile. Anche per il fatto che piantare un miliardo di alberi, significa creare lavoro, per esempio nel settore forestale dove già lavorano 52mila australiani, oppure nelle infrastrutture, che saranno necessarie per realizzare il piano di un miliardo di alberi. Puntare sul rimboschimento, ecco il succo della lezione australiana, non solo è uno strumento essenziale per contrastare i cambiamenti economici, ma è anche una leva decisiva per fare sviluppo economico, occupazione, e diffondere benessere in tutti i settori della società. 

CENTRALI A CARBONE IN ITALIA

Germania, Australia, solo per fare due esempi molto efficaci e utili per capire le vie d’uscita possibili dai danni causati dal carbone: e l’Italia? L’ultimo Piano integrato per l’energia e l’ambiente, che risale al gennaio del 2019, prevede che entro il 2025 saranno spente le otto centrali di carbone presenti nel nostro Paese, a partire dalle due in Sardegna, dove circa il 40 per cento del fabbisogno energetico è coperto proprio dal carbone. Vedremo se l’Italia riuscirà a mantenere la promessa di uscire dal carbone con i relativi investimenti necessari (per esempio l’arrivo del metano in Sardegna, visto che la regione non ha accesso alla rete nazionale del gas). In attesa dell’evoluzione del piano per mandare in pensione il carbone, possiamo però batterci tutti per aumentare gli alberi, magari non sognando un miliardo di nuovi fusti, come in Australia, ma almeno evitando di distruggere quelli che abbiamo. E piantandone altri, tanti altri. Ovunque.   

PERCHÉ PIANTARE ALBERI È COSÌ IMPORTANTE: