I sindaci proteggono sprechi e clientele nelle municipalizzate | Non Sprecare
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I sindaci proteggono sprechi e clientele nelle municipalizzate

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Di fronte al disastro del trasporto pubblico a Napoli, di fronte a migliaia di cittadini che improvvisamente si sono trovati senza autobus per mancanza di gasolio, Luigi De Magistris ha fatto presto a individuare il colpevole: il governo che ha tagliato i fondi alle amministrazioni locali. E all’auto-assoluzione del sindaco si sono uniti, con solidarietà bipartisan, il presidente della regione Campania, Stefano Caldoro, e il primo cittadino di Roma, Gianni Alemanno. Nessuno di loro, guarda caso, ha avuto l’onestà intellettuale e il coraggio politico di rispondere a una domanda: come sono gestite le società ex municipalizzate? A quali interessi e funzioni rispondono? Sicuramente c’è un problema di finanziamenti, ma la realtà è che dentro questi fortiini si nascondono i peggiori vizi della politica, con la sua rete di collusioni, al servizio di un clientelismo sfrenato, intoccabile, e di una ricerca del consenso con i mezzi più opachi che il capitalismo municipale mette a disposizione dei suoi azionisti di turno.

Basta dare uno sguardo attento ai bilanci di Anm (trasporto urbano), Asia (rifiuti) e Arin (distribuzione dell’acqua) per rendersi conto degli sprechi e della cattiva gestione che coprono, come una nuvola tossica, i conti delle società. I metodi sono sempre gli stessi: organici gonfiati, promozioni a pioggia e assunzioni clientelari (con la complicità dei dirigenti sindacali più spregiudicati), forniture poco trasparenti, evasione di massa da parte degli utenti. Se è vero che, sulla carta, l’Anm ha 254 milioni di euro di crediti, è anche bene ricordare che, mentre non si trovano i soldi per il gasolio e si eliminano gli autobus (sono stati dimezzati in appena cinque anni), nessuno fa una piega di fronte alla maxi liquidazione di 1 milione di euro assegnati a un dirigente andato in pensione. I tagli, quando ci sono, sono sempre orizzontali, mai mirati all’eliminazione di uno spreco, e il conto finale arriva puntualmente sulle spalle dei cittadini, avvisati via Facebook della loro condanna a circolare a piedi.

«Da anni le società pubbliche gestiscono i servizi con logiche non di mercato. Alti costi e bassa efficienza» ha detto, in un’intervista al Mattino, il garante Roberto Alesse. Questi sono i fatti, ed è troppo comodo accusare il governo per coprire una cronica incapacità di buona amministrazione dei servizi pubblici essenziali sul territorio. O peggio: per affermare con ostinata convinzione, diffusa in tutti gli schieramenti, che la politica, la cattiva politica, ha un diritto sovrano sui suoi feudi municipali, dove l’unica legge che conta è quella di raccattare voti anche al prezzo di rendere invivibile una città.

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