Emergenza abitativa: piano casa per famiglie in difficoltà
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Emergenza abitativa: piano casa per famiglie in difficoltà

Non sprecare il patrimonio abitativo è fondamentale. La politica dovrebbe pensare a un nuovo e ambizioso piano casa nazionale che faccia leva su 3 bacini di case disponibili

Gli italiani cercano casa. E intanto se ne sprecano tante, che potrebbero benissimo andare su misura anche per chi non può permettersi il costo di un acquisto o l’accollamento di un mutuo. Un segnale evidente di questo stato d’animo della popolazione arriva dai dati di Nomisma, l’istituto più attento a intercettare tutti i mutamenti del mercato immobiliare. Secondo una sua indagine ci sono 3,3 milioni di famiglie che sarebbero pronte a comprare una casa oppure a cambiare quella dove abitano. Un numero enorme, circa un milione in più rispetto allo scorso anno, che segnala un sentimento di maggiore ottimismo nell’animo degli italiani, dopo il lungo periodo di buio della fase più critica della pandemia. Anche in pieno lockdown, ricordiamolo, gli italiani sono riusciti a risparmiare denaro contante, e oggi si presentano sul mercato immobiliare pronti all’acquisto, anche grazie a tassi di interesse per i mutui molto favorevoli e a banche meno rigide rispetto al passato nel concedere prestiti. Si prevedono, entro la fine del 2021, la chiusura di 629mila compravendite residenziali.

PIANO CASA, IN COSA DOVREBBE CONSISTERE?

Fin qui ci sono le famiglie solide e in molti casi benestanti. In un secondo girone, tra gli italiani che cercano casa, ci sono invece le famiglie a basso reddito che non sono in condizione di affrontare né un acquisto in contanti né un mutuo. Sono quelle che aspettano da decenni ciò che non si è ancora visto in Italia: un piano casa di edilizia economica e popolare, qualcosa di simile al piano Fanfani che ha cambiato il rapporto tra gli italiani e la casa tra gli anni Cinquanta e Sessanta.

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È IL MOMENTO DI NON SPRECARE LE CASE

Oggi siamo in una situazione che ha diversi punti di similitudine con quella stagione. C’è voglia di ripresa, i segnali dell’economia sono positivi, dall’Europa arriva una valanga di soldi che non potrà non impattare anche sulle politiche abitative. Ma, rispetto ad allora, a parte il fatto che non abbiamo personaggi politici all’altezza di un Fanfani, mancano le condizioni urbanistiche per fare grandi piani di edilizia popolare nelle città. L’Italia di oggi non è quella degli anni Cinquanta, e semmai abbiamo il problema di allentare la pressione demografica nelle aree urbane.

Che fare, dunque? La risposta è questa: non sprecare il patrimonio abitativo che abbiamo, recuperalo e valorizzarlo, venire incontro agli italiani con un nuovo e ambizioso piano casa nazionale che faccia leva su 3 bacini di case disponibili. E finora soprecate.

IMMOBILI PUBBLICI ABBANDONATI

In Italia ad esempio c’è un patrimonio immenso di immobili pubblici abbandonati. Basti pensare che un’abitazione su dieci non è utilizzata. Dove nasce questo spreco enorme? Le pubbliche amministrazioni, innanzitutto i comuni, hanno un patrimonio immobiliare che non sono in grado neanche di censire. E lo fanno marcire, senza metterlo a disposizione dei cittadini. Stesso discorso vale per le caserme abbandonate, le ex centrali elettriche, gli ex alberghi e edifici pubblici fuori uso. O anche ospedali non più in servizio (le Asl detengono un enorme patrimonio immobiliare sprecato) e capannoni industriali di fabbriche non esistono più. Cittadinanza attiva ha fatto una cosa molto utile in proposito, mettendo in Rete, con il progetto Disponibile! Tutte le buone pratiche di cui è a conoscenza per recuperare immobili pubblici abbandonati.

CASE NEI BORGHI

Spostare una parte della popolazione dalle aree urbane alle zone dell’Italia “borghigiana” deve diventare un obiettivo strategico della politica abitativa nazionale. Non più interventi sporadici, locali, poco finanziati: ma un piano nazionale che possa accedere anche ai finanziamenti europei. Portare giovani famiglie a vivere nei borghi significa anche creare degli migliori condizioni di vita per loro, e dunque accompagnarle nella ricerca di un lavoro o di un’attività indipendente. Se vogliamo davvero ripopolare i borghi, e possiamo farlo in tutte le regioni italiane, non basta attirare qualche eccentrico straniero che ama l’Italia: dobbiamo dare una prospettiva di stabilità innanzitutto alle famiglie italiane. Che nei borghi troveranno un’alta qualità della vita a prezzi ragionevoli. 

CASE A 1 EURO

Lo stesso discorso riguarda i progetti Case a 1 euro. Sul nostro sito li abbiamo sostenuti dalla nascita, e cerchiamo di seguirli mano a mano che crescono in tutta Italia. Dare una casa abbandonata a una cifra simbolica è un modo per azzerare un doppio spreco e risolvere un doppio problema. Eliminare una traccia di degrado e di abbandono in quel territorio e dare una possibilità abitativa per esempio a una giovane famiglia che intende andare a vivere in un borgo. Il meccanismo delle case a 1 euro si potrebbe applicare anche per gli immobili abbandonati che le pubbliche amministrazioni potrebbero mettere sul mercato per agevolare le famiglie più bisognose e per liberarsi dal peso di una manutenzione che non sono in grado di garantire. Una prospettiva molto allettante potrebbe anche essere quella rappresentata dal richiedere in gestione una casa cantoniera. O, allontanandoci un po’ dal focus, pensare all’ipotesi di scambiare le case vacanze, invece di andare in affitto. 

PERIFERIE DA RIFARE CON IL RAMMENDO

Il 60 per cento degli italiani vivono nelle periferie, ma ancora non abbiamo una linea nazionale per riqualificarle. Per fortuna, abbiamo rinunciato all’idea di abbattere interi quartieri, come è avvenuto in passato, per eliminare vecchi mostri del passato. Ma bisogna fare un passo avanti e, come chiede Renzo Piano, investire sul rammendo delle periferie. Cambiarne il volto. Renderle più vivibili, attrezzarle con verde urbano e servizi, collegarle bene al centro delle città. E assegnare le case a chi decide di venire qui a vivere.

COME PRESERVARE I PICCOLI BORGHI:

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