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Energia: in Italia siamo primi negli incentivi e ultimi nella ricerca

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Per l’energia l’Italia ha conquistato un doppio record in Europa: siamo al top negli incentivi alle fonti rinnovabili e in fondo alla scala per gli investimenti nella ricerca del settore. Questo è il primo dato che emerge da un rapporto dedicato all’innovazione energetica i cui dettagli saranno presentati al Festival dell’Energia di Firenze il 23 settembre prossimo. L’indagine è stata preparata dall’Istituto per la competitività (I-Com) di Roma e offre un interessante confronto internazionale per l’evoluzione dell’ultimo decennio e le nuove tendenze maturate.

BREVETTI – Un secondo dato che salta all’occhio, e denso di significati, riguarda il numero delle pubblicazioni dei nostri ricercatori e delle domande di brevetto presentate nel 2010 all’European Patent Office. Per le prime siamo in una posizione media, invece per i brevetti drammaticamente arretrati. La Corea del Sud, che è al secondo posto nella classifica dopo gli Stati Uniti, ne ha 1.175 mentre noi raggiungiamo la timida cifra di 95; un decimo della Germania, meno di un terzo della Francia e al di sotto anche della Spagna.

INVESTIMENTI – Se siamo abbastanza bravi nel produrre lavori teorici, come mai questi non riescono a tradursi in proposte concrete che l’industria possa sfruttare? Una prima spiegazione è nascosta nel basso livello degli investimenti privati rispetto agli altri Paesi: 466 milioni di dollari nel 2009, un livello di spesa ben inferiore alle altre nazioni più ricche di risultati. Ma non è soltanto questa la causa. Accade infatti che la ricerca pubblica (570 milioni di dollari sempre nel 2009) generi soluzioni teoriche che rimangono sulla carta senza compiere il successivo passo verso la fase brevettuale che richiede un lungo e costoso impegno. Mancano, cioè, canali di scambio tra pubblico e privato. Questo è un male che ci trasciniamo da decenni e praticamente nulla si è fatto per curarlo. Tra università, enti vari e industrie si continua a parlare poco o nulla.

PUBBLICAZIONI – Vediamo qualche dettaglio nel bene e nel male. Nel 2010 su una trentina di riviste internazionali di maggiore importanza i nostri ricercatori hanno pubblicato la maggiore quantità dei loro studi sulle tecnologie fotovoltaiche (16) e per lo stoccaggio di energia (15). In entrambi i campi gli Stati Uniti, che sono in prima posizione, ne hanno stampati appena circa tre volte di più. Nei brevetti ci si è concentrati su fotovoltaico e solare termodinamico ma con numeri da titoli di coda rispetto agli altri. Nelle indagini sulla geotermia, invece, assieme alla Corea, primeggiamo.

RISORSE – Scorrendo i dati del decennio a livello internazionale ci si rende conto di due fatti. Il primo riguarda un aumento delle risorse economiche dedicate. Il secondo denota un cambiamento nella ripartizione. Nel Duemila gli investimenti pubblici erano il 62 per cento di quelli privati, nel 2009 sono diventati il 175 per cento. Il contributo pubblico è cresciuto enormemente e «il fenomeno – sottolinea Stefano da Empoli, coordinatore del rapporto – si è intensificato quando la crisi dell’economia ha spinto i governi a un maggior intervento diretto per compensare la contrazione delle disponibilità private». Infatti in Europa (ma non in tutti i Paesi) e negli Stati Uniti sono scese del 7,3 per cento mentre in Giappone solo dello 0,3. Nell’Unione gli investimenti privati dei tedeschi resistono alla crisi e in generale Francia e Germania sono i più impegnati su questo fronte. Per quanto riguarda l’Italia l’orientamento è mutato notevolmente. Nel Duemila il 40 per cento della spesa era rivolto al nucleare, oggi è in testa l’efficenza energetica (22,8%) seguita da nucleare (20,4%), combustibili fossili (15,7%) e fonti rinnovabili (10,3%).

PROGRAMMI – «Per facilitare lo scambio di conoscenze abbiamo siglato da un paio di mesi un accordo con Confindustria ma le domande che arrivano dalle aziende sono molto poche – nota Giovanni Lelli, prima direttore generale dell’Enea e ora commissario -. Nel fotovoltaico e nel solare termodinamico in Italia si sono ottenuti dei risultati e c’è qualche società che si sta muovendo. Tuttavia per cambiare le cose occorre un programma nazionale sull’innovazione energetica che agisca da regia assegnando incentivi che stimolino secondo precise direzioni il mondo produttivo. L’uso degli incentivi ha senso se è rivolto anche alla crescita delle capacità tecnologiche creando vantaggi industriali ed economici». L’Enea è l’unico centro di ricerca italiano per l’energia, ma da tempo immemorabile è commissariato. È una prova di come la politica affronti queste necessità.