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Basta rifiuti. Prendiamo tutti l’impegno, con piccoli e semplici gesti, di ridurli. Si può fare, e non è così complicato come sembra (foto)

Soltanto durante le feste natalizie la spazzatura che produciamo aumenta del 15 per cento. Troppa. Smaltire bene non basta, dobbiamo tutti diminuire la quantità di spazzatura che produciamo. La storia di Jérémie e Bénédicte e i loro due bambini: in un anno, sono riusciti a ridurre la spazzatura prodotta del 91 per cento

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RIFIUTI ZERO

Basta spazzatura. Basta rifiuti. Basta immondizia. Ditelo come volete, ma iniziate a dirlo e pensarlo seriamente, non come uno slogan vuoto o fatto di parole che sommano un’utopia. Non c’è bisogno di infierire sulla sindaca di Roma, Virginia Raggi, per prendere atto di una situazione insostenibile nella capitale, dove si contano ogni giorno 600mila tonnellate di spazzatura che nessuno sa bene come raccogliere e dove mettere. E dove ogni romano, mi ci metto anch’io che vivo nella Capitale, ogni 24 ore, in media, produce 4mila e 600 tonnellate di rifiuti. Sono comunque troppi, punto e a capo, e soltanto dopo che li abbiamo ridotti, quando rappresentano scarti del tutto inutili, abbiamo il pieno diritto di parlare delle responsabilità degli amministratori di oggi, di ieri e dell’altro ieri.

(Photo credit: MZeta/Shutterstock.com)

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BASTA RIFIUTI

La situazione di Roma, per quanto estrema, non è un caso isolato. In tutta Italia si produce troppa spazzatura, parecchi punti sopra la media europea, e intanto gli impianti, anche quelli più piccoli per il compostaggio e lo smaltimento, sono davvero difficili da realizzare, talvolta anche per veti esagerati e non solo per mancanza di soldi o per intoppi burocratici.

Intanto si stanno chiudendo le vie dell’immondizia. Un tempo facevamo presto: spedivamo la nostra spazzatura in Cina, qualcuno ci faceva la cresta, altro spreco, e il tappo sul disastro delle città sommerse dai rifiuti, ricordate l’immaginaria Leonia raccontata dal grande Italo Calvino, era ben piazzato. Adesso i cinesi hanno iniziato a dire “no, grazie”, e non accettano più l’immondizia made in Italy. Anche i tedeschi, che sono bravissimi nel riciclare e riutilizzare immondizia senza fare danni all’ambiente e alla salute dei cittadini, stanno riducendo la spazzatura che importano dall’Italia, e che comunque paghiamo, altro spreco di soldi delle amministrazioni, dello Stato e dei cittadini. La stessa solidarietà regionale, ovvero gli aiuti tra regioni più attrezzate, con buon smaltimento e buon recupero dei rifiuti, e le regioni invece che non riescono a fare nessuna delle due cose, è destinata a ridursi, in quanto non ci sono comunità che gradiscono l’arrivo di spazzatura da altri territori rispetto al proprio. E le comunità significano voti, che i politici hanno paura, anche giustamente, di perdere.

(Photo credit: Cineberg/Shutterstock.com)

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VIVERE SENZA PRODURRE RIFIUTI

Dunque, alla fine il cerino della spazzatura è nelle nostre mani. E allora non ci resta che ostinarci, anche con qualche ambiziosa formula di buon senso civico, a ridurre i rifiuti che produciamo. Le vie del Signore, mai come in questo caso, sono infinite. Possiamo fare davvero tanto, con piccoli gesti: un imballaggio di cartone rifiutato o evitato, è un rifiuto enorme che stiamo sottraendo alla catena dell’orrore. Una catena di spazzatura che soltanto durante le feste natalizie, per fare un altro esempio, si gonfia del 15 per cento rispetto alla media dell’anno. Possiamo fare tanto lungo la rotta dei Rifiuti zero, che non esistono nel mondo delle favole, ma sono realtà, in diversi comuni italiani, e in tante famiglie come quella che vi sto per raccontare in questo articolo.

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LA FAMIGLIA FRANCESE CHE NON PRODUCE RIFIUTI

Si può vivere producendo (quasi) zero rifiuti?  La famiglia francese di Jérémie e Bénédicte, con i loro due bambini Dia e Mali, ci sono riusciti, e il loro racconto è diventato un bestseller internazionale, tradotto in Italia dalle Edizioni Sonda.

Quello che mi ha colpito di questo gustoso libro, che suggerisco di leggere anche solo per trarne qualche spunto utile, è la semplicità dei gesti che servono per vivere tutti meglio. Anche rovesciando qualche paradigma. Per esempio: siamo d’accordo che sia importante riciclare e riusare, ma dobbiamo essere consapevoli che, nonostante le tante campagne di informazione, attualmente soltanto il 20 per cento dei rifiuti vengono riciclati. Gli altri finiscono nei soliti luoghi, cioè dappertutto.

Dunque, e qui i consigli del libro sono preziosi, l’obiettivo non è tanto smaltire bene (questo è scontato) quanto produrre meno rifiuti: evitando ogni tipo di imballaggio, specie di plastica; imparando a fare il compost; eliminando, attraverso il dono, oggetti che non usiamo. Con questi accorgimenti (vi sembrano tanti complicati?) la famiglia di Jérémie e Bénédicte è riuscita, in appena un anno, a ridurre del 91 per cento la sua spazzatura. Quasi zero.

(Photo credit: Ouest France)

Stesso discorso per la spesa. È inutile, e produce rifiuti, fare rifornimenti come se fossimo in tempi di guerra. Spazio a prodotti freschi, merce sfusa (laddove è possibile), e quanto ai contenitori, zero plastica, riciclabile e non riciclabile, ma largo alla vecchia sporta da casa ed a contenitori riutilizzabili, anche con altre funzioni. Un barattolo di marmellata, una volta terminata e sciacquato bene, è un’elegante zuccheriera. E tanti vasetti che contengono prodotti alimentari possono diventare portapenne.

Poi il libro racconta la cucina fatta di ricette che recuperano gli avanzi, i prodotti per l’igiene della persona e della casa realizzati in casa. Detersivi per pavimenti, vetri, bagno e cucina.  Liquidi per i piatti, per la lavastoviglie, per la pulizia del wc.  Come i cosmetici naturali, che possiamo autoprodurre senza gonfiare la spesa con i soliti marchi industriali. Infine, l’obiettivo zero rifiuti passa anche per un cambio di paradigma, rispetto al nostro abituale stile di vita: fin quando è possibile è sempre meglio riparare e non gettare. Insomma: se non proprio tagliare del 91 per cento, abbassare drasticamente la produzione di rifiuti è una cosa possibile, e non è necessario trasformarci in monaci tibetani per riuscirci. 

(Photo credit immagine di copertina: Kraft74/Shutterstock.com)

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