La cenere dei rifiuti diventa una collezione di gioielli | Non Sprecare
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La cenere dei rifiuti diventa una collezione di gioielli

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Trasformare un rifiuto tossico e pericoloso in un oggetto prezioso. È il caso della cenere di scarto degli inceneritori che, grazie a un procedimento dell’università di Brescia, invece di finire in discarica viene riutilizzata in combinazione con altri materiali.

Grazie a una tesi di laurea, si è scoperto che dall’unione tra le ceneri di scarto del carbone e la silice ne deriva un composto chimico chiamato Cosmos in grado di inertizzare i metalli pesanti delle ceneri tossiche, rendendole performanti e, in alcuni casi, anche meglio delle materie prime tradizionali. Questo composto riutilizzato infatti all’interno di materiali come il cemento, la plastica o il calcestruzzo è in grado di migliorarne le proprietà fisiche e meccaniche.

Il processo rientra all’interno dei programmi di ricerca europei Life+ ed è stato sottoposto a numerosi test: “Il salto più importante è stato passare da inertizzare pochi grammi a lotti da 200 chili. Il rischio era che la cenere tossica reagisse in maniera diversa se processata in tali quantità. Invece, non c’è stato nessun rilascio di sostanze pericolose e il risultato dei laboratori è rimasto inalterato”, come ha spiegato Alberto Turano, uno dei ricercatori. L’operazione ha permesso di ottenere ingenti quantità di cenere inertizzata e poi successivamente sperimentata con successo da diverse aziende che lavorano plastica, piani cottura e manti stradali.

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Una vera e propria materia prima ricavata attraverso una reazione molto lenta che, come evidenzia Elza Bontempi, professoressa di chimica della facoltà di ingegneria e responsabile del progetto per l’ateneo bresciano “per essere totalmente efficace richiede almeno due giorni di tempo” e in cui nulla viene sprecato. Ad esempio i sali che si depositano dopo il lavaggio del Cosmos “potrebbero essere utilizzati per sciogliere la neve sulle strade”, continua la professoressa Bontempi.

Unico aspetto negativo: l’elevato costo della silice, talmente alto da rendere più conveniente la distruzione della cenere in discarica piuttosto che il suo riutilizzo. Un problema che i ricercatori stanno affrontando e per il quale pare abbiano già trovato  una soluzione sostenibile: “la silice che serve per preparare il Cosmos – continua la professoressa Bontempi – si trova anche negli scarti dei prodotti agricoli. Ad esempio, nella pula di riso”. La pula viene già bruciata e utilizzata per il recupero termico, quindi per ricavare la silice è sufficiente recuperare la cenere di scarto delle risaie.

Il composto polifunzionale utilizzato in aggiunta ad altri materiali ha permesso di creare anche diversi oggetti preziosi come una collezione di gioielli e monili ricavati dall’unione del Cosmos con la ceramica. Come commenta la professoressa Bontempi: “Usare un materiale di scarto tossico per fare ciondoli aiuta ad aumentare la sua accettazione sociale, eliminando i pregiudizi e le paure ingiustificate”.

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