Compiti a casa: sono davvero troppi? | Non Sprecare
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Compiti a casa: sono davvero troppi?

Compiti a casa, sì o no? L'argomento divide: se per alcuni sono utili per altri, se sono troppi, vanno a contrastare il diritto al riposo e allo svago dei più piccoli

Appena la scuola ha ripreso una vita normale, torna d’attualità una domanda che divide insegnanti, famiglie e studenti: Tanti compiti a casa servono o sono troppi? Il tema è molto controverso, ed è anche oggetto di una raccolta di firme, attraverso la piattaforma Change.org che ha raccolto 36.875 adesioni con lo slogan Basta compiti.

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COMPITI A CASA

Per valutare con spirito autonomo la situazione dei compiti a casa, dobbiamo partire da due dati, apparentemente in conflitto uno con l’altro. Entrambi riguardano una categoria di studenti che abbiamo preso come campione: quella dei quindicenni. A leggere le statistiche dell’Ocse-Pisa che valutano le capacità di apprendimento, e dunque i risultati, la scuola italiana è messa male. Le competenze degli studenti italiani sono in linea con quelle degli altri ragazzi europei solo in una materia, la matematica, mentre per il resto (a partire dall’italiano e dalla storia), siamo decisamente indietro. In particolare siamo agli ultimi posti, al pari di Ungheria e Lituania, nella capacità di comprendere un testo. Con un senso critico molto poco sviluppato. Dall’altro versante statistico gli studenti italiani sono sommersi di compiti a casa. Dedicano a questa attività 8,7 ore a settimana (per fare un confronto in Francia siamo a 5,1 ore e in Finlandia a 2,8) e soltanto in Cina e in Russia il carico dei compiti a casa è più gravoso rispetto all’Italia.

Compiti a casa: sono davvero troppi?

A CHE COSA SERVONO I COMPITI A CASA

Perché i compiti sono utili? E perché è giusto dare i compiti a casa? Diversi sono i vantaggi legati a tale attività, perlopiù pomeridiana, nella quale gli studenti si impegnano tra le mura domestiche. Tra i principali, sicuramente:

  • Aiutano a migliorare le abilità essenziali attraverso una pratica regolare
  • Forniscono più tempo per l’apprendimento di quello che è dedicato a una determinata materia durante le ore scolastiche
  • Aiuta a responsabilizzare il bambino o l’adolescente 
  • Favoriscono lo sviluppo della capacità di gestione del tempo
  • Danno la possibilità di approfondire i concetti trattati in classe, che così vengono maggiormente interiorizzati 
  • Permettono agli studenti di imparare in un ambiente confortevole
  • Riducono il tempo passato davanti ad uno schermo
  • Se assegnati a gruppi di studenti, possono favorire la socialità e l’interazione

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I COMPITI A CASA SONO TROPPI?

Di contro, c’è chi ne sottolinea gli svantaggi o, se vogliamo, i contro. Tra i motivi per non fare i compiti inseriti nella raccolta firme promossa da Maurizio Parodi citata in apertura, ci sono:

  • L’inutilità in quanto le nozioni apprese attraverso i compiti a casa in vista di una verifica o di un’interrogazione avrebbero vita breve
  • La dannosità in quanto procurerebbero disagi, specie agli allievi che si trovano già in difficoltà, causando una vera repulsione per scuola e cultura
  • La discriminazione che comportano, in quanto andrebbero ad avvantaggiare chi lo è già e la stessa cosa farebbero con chi è indietro o svantaggiato nello studio
  • Ultimo, ma non per ordine di importanza, i compiti a casa andrebbero a contrastare quel “diritto al riposo ed allo svago” già previsto per i lavoratori dall’articolo 24 della dichiarazione dei diritti dell’uomo.

Chi sostiene la petizione, infine, ne sottolinea l’intralcio che provocano nei confronti di quelle discipline non scolastiche quali lezioni di musica o sport, ad esempio, ed il fatto che richiedano ai genitori un ruolo che non è il loro, quello di fungere da insegnanti casalinghi pur non avendone le competenze. 

Compiti a casa: sono davvero troppi?

TROPPI COMPITI FANNO MALE?

Compiti a casa, sì o no? Alla luce dell’analisi dei pro e dei contro dei compiti a casa, è naturale pensare che la virtù stia nel mezzo. Volendo beneficiare dei loro vantaggi ma non anche dei loro svantaggi, si potrebbe scegliere una sana via di mezzo. Ovvero compiti a casa sì, ma che non impegnino l’intero pomeriggio dell’alunno, gli permettano di potersi dedicare ad attività extrascolastiche ed hobby, o anche solo che gli consentano di avere del tempo da trascorrere fuori, con gli amici. Lo stress nella gestione dei compiti ed il ritardo a questi legato può portare –  diversi sono i dati registrati a riguardo – casi di depressione infantile con conseguenze negative dirette sulle famiglie.

Del resto, come abbiamo accennato qualche rigo sopra, la mole spropositata di compiti per casa assegnati dalla scuola in Italia non trova corrispondenza nella maggior parte degli altri Paesi europei. In quest’ottica, utile potrebbe essere una collaborazione tra gli insegnanti al fine di non caricare troppo gli alunni con lo studio a casa facente capo alla propria materia. Inoltre, alcuni studi condotti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno dimostrato come aumentare la quantità dei compiti non aumenti anche il sapere. Prova ne sono paesi come la Finlandia, dove le ore scolastiche sono inferiori a quelle italiane e i bambini svolgono i compiti a casa in rare occasioni registrando comunque ottimi risultati.

NORMATIVA SUI COMPITI A CASA

In quanto alla normativa, non possiamo che fare riferimento alla Legge n.176 con la quale, il 27 maggio 1991, l’Italia ha ratificato la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Questa sancisce, nell’articolo 31, per ogni bambino/a e ragazzo/a, “il diritto al riposo e al tempo libero, da dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età”.

L’assegnazione dei compiti ai bambini che frequentano le scuole a tempo pieno precludono, di fatto, l’esercizio del diritto appena specificato. E, come tale, dovrebbe essere intesa come violazione di una legge che impone il rispetto di un bisogno fondamentale per i più giovani. 

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Credits immagine di apertura: www.change.org

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