Come coltivare il porro | Non sprecare
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Porri, per coltivarli bene bisogna esporre le piante al sole. Con un terreno sciolto e utilizzando i vasetti di yogurt riciclati (foto)

Il nemico peggiore del porro è una piccola mosca. Ecco come evitare la sua azione distruttiva. Il raccolto arriva a distanza di 4-6 mesi dalla semina. I romani usavano i porri per depurarsi. Nerone li divorava

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COME COLTIVARE IL PORRO

La coltivazione dei porri è antichissima. E preziosa, considerando le qualità di una pianta che resiste bene al freddo, è facile da curare, e può essere seminata in diversi periodi dell’anno, sulla base delle caratteristiche delle diverse varietà.

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QUALITÀ DEL PORRO

Il porro (alium porro) è una pianta della famiglia delle Liliacee, come aglio, cipolla e scalogno. Che sia parente delle cipolle lo vediamo anche in cucina: il sapore è simile, ma con un gusto più delicato. In ogni caso, possiamo usarlo allo stesso modo.

In particolare, già i romani utilizzavano spesso questo ortaggio (Nerone ne era un consumatore compulsivo) per le sue importanti proprietà. Depura l’organismo, favorisce la diuresi, disintossica, ed è un ottimo antiossidante naturale. Molti esperti consigliano perfino di mangiarlo crudo.

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QUANDO COLTIVARE IL PORRO

Il periodo possibile per la coltura del porro è molto lungo, viene impiegato soprattutto come ortaggio invernale, sfruttando il fatto che riesce a vivere anche a basse temperature. Il suo clima ideale sta intorno ai 15/20 gradi, ma sopporta fino a 5 gradi. Ci sono varietà di porro più indicate per la coltura estiva, altre che rispondono meglio al gelo e si piantano più avanti.

Come gran parte delle specie coltivate ha bisogno di un terreno costantemente umido, ma al tempo stesso non ama l’eccesso di acqua: eventuali ristagni possono far morire la pianta provocando marciumi.

L’esposizione solare è importante per ottenere un buon risultato.

TERRENO

Il suolo adatto ai porri deve essere sciolto, mediamente ricco di sostanza organica e soprattutto ben drenante. Prima di piantare questo ortaggio conviene effettuare una bella vangatura, in modo da smuovere il terreno per almeno 25 cm di profondità rendendolo soffice, questo lavoro sarebbe da fare almeno 10 giorni prima della semina o del trapianto.

In fase di lavorazione possiamo anche concimare spargendo compost maturo.

SEMINA DEL PORRO

Il porro ha dei semi piuttosto piccoli e in genere è più semplice procedere mettendoli in semenzaio, piuttosto che direttamente in campo. In questo modo possiamo seguire più efficacemente le prime settimane di vita della pianta, avendo cura che non sia sottoposta a gelate e che il terreno resti sempre ben umido.

Possiamo usare le classiche vaschette da vivaio, ma anche riutilizzare vasetti di yogurt o simili, che devono esser forati sul fondo. L’operazione di semina è semplicissima, si riempiono i contenitori di terriccio e si depone il semino a circa 5 mm di profondità, poi si bagna. Chi non volesse seminare, può acquistare piante già pronte, ma la soddisfazione non sarà la stessa rispetto a veder crescere da zero l’ortaggio.

TRAPIANTO DEL PORRO

Il trapianto in campo avverrà quando le piantine avranno superato i 12 cm di altezza, i porri si mettono su file distanti 40 cm, tra una piantina e l’altra teniamo almeno 15 cm.

IRRIGAZIONE DEL PORRO

Quando e quanto bagnare il terreno dell’orto dipende da molti fattori, i porri non sono particolarmente esigenti in termini d’acqua, anche se non dobbiamo lasciare seccare completamente il suolo.

Se coltiviamo i porri in autunno o nella prima parte della primavera, potrebbe non servire irrigare, visto che spesso ci pensano le precipitazioni stagionali, diverso è il caso della coltura durante i mesi caldi.

Quando le piantine sono giovani, hanno un maggior bisogno di acqua, visto che le radici sono ancora poco sviluppate.

SARCHIATURA, PACCIAMATURA E RINCALZO DEL PORRO

Le piante crescono in natura anche in mezzo alle altre erbe, ma se vogliamo ottenere un buon risultato è utile tener l’aiuola dei porri ben pulita, eliminando ogni pianta spontanea che possa sottrarre spazio, luce e risorse all’ortaggio.

Oltre a sarchiare possiamo scegliere di usare la pacciamatura, coprendo con paglia il suolo intorno alle piante di porro. Lo svantaggio della pacciamatura è che rende difficile effettuare il rincalzo, bisogna quindi scegliere tra l’una o l’altra tecnica.

Rincalzare i porri significa spostare della terra verso la base della pianta, togliendo luce al fusto basso. Si fa questo lavoro allo scopo di aumentare la parte bianca delle foglie, migliorando quindi il raccolto. Conviene rincalzare tre o quattro volte durante il ciclo colturale.

LA MOSCA DEL PORRO

Il peggior nemico delle piante di porro è un dittero, una piccola mosca che depone le sue uova all’interno della pianta, in prossimità del terreno, rovinando irreparabilmente l’ortaggio. L’insetto si può combattere con insetticidi, ne esistono anche naturali, come piretro e olio di neem, ma la cosa migliore è prevenire gli attacchi coprendo le coltivazioni nei periodi di volo riproduttivo (tra settembre e ottobre soprattutto).

RACCOLTO DEL PORRO

La coltivazione del porro arriva in raccolto dopo circa 4/6 mesi dalla semina, a seconda della varietà piantata (ne esistono di più o meno precoci).

Dei porri si raccoglie tutta la pianta, viene utilizzata la parte basale delle foglie, che è particolarmente interessante a livello culinario nella parte di colore bianco. Le foglie sono sempre commestibili, ma conviene aspettare che l’ortaggio sia sufficientemente ingrossato per coglierlo.

Per saperne di più sulla coltivazione del porro, non esitate a consultare il portale Orto da coltivare ideato da Matteo Cereda, con tante informazioni utili su come coltivare l’orto secondo le regole dell’agricoltura biologica.

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