Questo sito contribuisce all'audience di

Niente si incenerisce, tutto si trasforma. E si vende

di Posted on
Condivisioni
Diciamo la verità: la foto sopra ha un aspetto inquietante. Potrebbe essere un meteorite precipitato dal profondo spazio come un blob malefico pronto a dilatarsi per divorarci tutti. In realtà, guardandolo dovremmo sorridere e sentirci più sicuri. Dovremmo sentirci così perché l’oggetto ritratto avrebbe potuto finire in una discarica o incenerito e trasformato in agente inquinante. Invece, tramite un processo di riciclo particolare si è trasformato da cumulo di rifiuti indifferenziati in un materiale sicuro e pronto per essere immesso sul mercato.

CENTRO RICICLO DI VEDELAGO
La struttura che opera il miracolo si trova in un paesino veneto, Vedelago, a 20 chilometri da Treviso, e gestisce in entrata, giornalmente, 100 tonnellate di spazzatura, risultato della raccolta differenziata di oltre 200 comuni e di 830 aziende. Il miracolo consiste nel trattare i rifiuti indifferenziati che avanzano dalla raccolta e che solitamente sono destinati alla discarica o all’inceneritore, per trasformarli in una "materia prima secondaria" (come viene chiamata la materia prima del riciclo) utilizzabile per arredi urbani, pavimentazioni, costruzioni e addirittura gasolio. In questo modo siamo vicini a centrare l’obiettivo fino ad oggi ritenuto impossibile del “riciclo totale”. Un mondo senza inceneritori e discariche: troppo bello per essere vero o troppo pigri per crederci?

COME SI OTTIENE LA MATERIA “PRIMA”
Perché, come Carla Poli, direttrice del centro di Vedelago, racconta a Wired di luglio, è per pigrizia che noi chiamiamo rifiuti quello che avanziamo, in realtà si tratta di semplici materiali “che aspettano solo di essere utilizzati una seconda volta”. Per riutilizzarli, invece di rimuoverli come un brutto ricordo che, prima o poi, l’inconscio del pianeta ci rigetterà addosso, questi materiali (un mix di scarti industriali e frazione secca) passano attraverso un particolare processo. Proviamo a descriverlo fase per fase. Per prima cosa i rifiuti (per comodità chiamiamoli ancora così) vengono selezionati da macchine aspiratrici e da un team di 5 persone. Poi vengono triturati e lasciati raffreddare. A questo punto avviene il momento chiave del processo, quello dell’estrusione: i pezzetti triturati sono riscaldati a 180° e trattati con polvere e gesso di modo che si coagulino una pasta malleabile. La pasta, raffreddata, si trasforma nella "cosa inquietante" di cui sopra. Infine, viene triturata in mescole a seconda delle richieste del cliente.

LA SECONDA VITA
“Basta che la componente plastica non scenda sotto il 75%”, spiega Poli. “Per il resto il nostro è un materiale perfettamente a norma che può avere decine di usi diversi. E oltre a essere ecologico costa da 1/6 a 1/14 rispetto al granulato tradizionale a base di plastica vergine”.
 
Le sue varianti di utulizzo sono esposte nello showroom del Centro: c’è una sabbia che una multinazionale di Singapore sottopone a frammentazione molecolare per ricavare gasolio, la polvere che un’impresa belga utilizza per costruire panchine eccetera. L’altro miracolo del centro di Vedelago è proprio questo: risparmiare al pianeta il carico dei nostri rifiuti trasformandolo in un business personale. Guadagnando soldi puliti. In tutti in sensi.