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L’Europa ha scelto bruciamola

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Sara Gandolfi

L’EUROPA HA SCELTO RUCIAMOLA I PAESI DEL NORD DA TEMPO SFRUTTANO IL SISTEMA INTEGRATO DEI RIFIUTI: RICICLA MATERIALI. PRODUCE ENERGIA E CREA BUSINESS. IN ITALIA NON DECOLLA. "SERVE UNA RACCOLTA DAVVERO PORTA A PORTA E IL 30% DEVE FINIRE Al TERMOVALORIZZATORI (OGGI SIAMO ALL11%)". OBBIETTIVO FINALE? IMMONDIZIA ZERO In Germania le discariche sono vietate per legge dal 2005. I rifiuti non trattati, così come in Austria e Svizzera, non sono previsti. In Italia, il 45% dei rifiuti urbani (16 milioni di tonnellate) finisce in discarica, secondo i dati dell’Istituto superiore perla protezione e la ricerca ambientale. Senza contare quel 3% che, in forma di ecoballe campane, ancora aspetta di essere smaltito in qualche modo. .E in ritardo tutta la filiera che parte. a monte, con la raccolta differenziata, prosegue con il reimpiego delle varie frazioni e termina, a valle, con l’utilizzo dei rifiuti a scopi energetici.. denuncia Michele Giugliano. professore di ingegneria ambientale al Politecnico di Milano. E il cosiddetto Sistema integrato dei rifiuti, in cui sono maestri Paesi nordici e Get’ mania, capace di trasformare il "pattume" in business (legale). «La raccolta differenziata in Italia è al 30%, ben al di sotto dell’obbiettivo (35%) fissato dal decreto Ronchi nel ’97, e con fortissimi squilibri nazionali: al Nord siamo al 45%, al Centro al 23%, il Sud è fermo al 15% con aree strategiche, come la Sicilia, dove non si raggiunge neppure il 10%».

di Sara Gandolfi Non mancano esempi virtuosi, come alcune aree lombarde o venete, dove è un successo perfino la raccolta dell’umido, sperimentata e subito abbandonata a Milano. «E la più rognosa, soprattutto nelle aree urbane, perché difficile da acquisire e controllare’. La raccolta funziona meglio fra le villette in provincia. dov’è relativamente facile sistemare un contenitore separato da svuotare spesso o addirittura fare il compostaggio domestico (alcuni comuni, in questo caso, concedono sconti sulla Tarsu). «Nel complesso è più utile concentrarsi sull’umido selezionato: il verde e i rifiuti di supermercati e ristoranti, che danno rese importanti e il compost migliore. Se non è di qualità, l’umido finisce in discarica. Meglio allora, in città, dare priorità a frazioni più semplici da differenziare come metallo. plastica, carta o vetro..

SCARTI E RESIDUI PERICOLOSI In un sistema virtuoso di raccolta integrata, gli scarti della differenziata – "se recupero 100 kg di plastica, un buon 40% risulta inutilizzabile" – e i rifiuti indifferenziati. cioè non riciclabili. sono inviati a un termovalorizzatore che sfrutta il loro valore energetico. Semplificando il processo: i rifiuti, bruciati nell’inceneritore, fanno bollire l’acqua conte nuta in una caldaia: il vapore aziona turbine e generatori, che producono energia elettrica, mentre l’acqua calda è destinata al teleriscaldamento. «Un grande termovalorizzatore fornisce quantitativi di energia sufficienti al fabbisogno di 80-90.000 famiglie. L’impianto di Brescia, integrato a un sistema di teleriscaldamento, ha permesso per esempio di eliminare decine di migliaia di caldaiette che immettevano in atmosfera importanti volumi di inquinanti. L’uscita dei fumi centralizzata in un punto. invece, consente anche un miglior controllo. attraverso adeguati impianti di depurazione.. Uno dei punti più contestati dai critici della termovalorizzazione. in realtà, è proprio l’emissione di polveri ultrafini in atmosfera. sulle quali è appena terminato uno studio triennale del Laboratorio di energia e ambiente di Piacenza. «Ne è risultato che i ciste mi di filtraggio dei termovalorizzatori presi *** h DALL’INCENERITORE ALLA RETE DI TELERISCALDAMENTO. Il termovalorizzatore di Brescia. che produce energia elettrica e calore per il riscaldamento in esame – Milano. Brescia, Bologna – sono in grado di abbattere anche la fuoriuscita di nanoparticolati, i cui quantitativi sono alla fine nettamente inferiori a quelli diffusi in atmosfera dalla combustione di legna, pellet, olio combustibile o gasolio». La quantità di nanopolveri intorno agli impianti è paragonabile a quella presente normalmente in atmosfera in una città come Milano. Dato che forse non tranquillizza del tutto chi conosce i livelli spesso ben oltre la norma che hanno gli inquinanti meneghini. Tanto più che l’analisi chimica ha svelato che le polveri ultrafini degli inceneritori hanno una composizione diversa: più metallica e meno carboniosa. Il prossimo step della ricerca servirà a capire meglio l’eventuale interazione delle nanoparticelle, grandi quanto un virus, con l’organismo umano. «Gli studi epidemiologici finora pubblicati evidenziano che esiste un debole effetto delle polveri fini e ultrafini sia sulla mortalità totale sia su quella per cause respiratorie e cardiovascolari», si legge nella relazione presentata in dicembre. Giugliano però sottolinea che i quantitativi minimi emessi dagli inceneritori, secondo i modelli usati dai ricercatori, non minaccerebbero la salute.«Del resto esistono svariati studi che escludono presenze anomale di metalli pesanti e diossine nel terreno, sulle foglie o nel particolato atmosferico intorno ai grandi termovalorizzatori». Se gli europei puntano all’efficienza energetica degli impianti – più sono grandi, maggiore è la resa energetica – i giapponesi prediligono invece impianti di taglia più piccola, quali quelli di pirolisi e i gassificatori, che hanno un minor impatto ambientale. A differenza del termovalorizzatore, questi procedono in combustioni a stadi: «Si tratta prima il rifiuto con alte temperature in assenza o carenza di ossigeno, quindi si produce un gas combustibile che poi si brucia». Il principale vantaggio di questo procedimento è che produce scorie vetrificate e quindi smaltibili più facilmente rispetto a quelle dei termovalorizzatori. Queste ultime si dividono in due gruppi: le scorie di fondo, quelle che restano sotto la griglia e. non essendo pericolose, possono essere smaltite in discariche attrezzate – "in alcuni Paesi europei sono utilizzate come sottofondi stradali" – e le scorie pericolose, ossia le polveri bloccate dai filtri di depurazione. «Questi residui o vengono inertizzati, trattati con leganti cementizi e poi inviati in discarica, oppure sono stoccati in miniera, tipo salgemma, dove non possono dare problemi alle falde». Molti impianti italiani le inviano in Germania.

La quantità di nanopolveri intorno agli Unplanli è paragonabile a quella normalmente presente in atmosfera in una Città come .Milano TERMOVALORIZZATORE: ISTRUZIONI D’USO L’impianto produce energia elettrica e calore per il teleriscaldamento attraverso il processo d’incenerimento dei rifiuti secchi Percorso fumi Ti Acqua Controllo emissioni Calce Cartone arare Filma maniche ivi 1111 t’A-to Ceneri Polveri tPompa Ventilatore Scambiatore di calore Tebriscadament – Pompa Alternatore Energia elemtca Raccolta rifiuti ()Speciali setacci separano a monte la frazione umida dei rifiuti, destinata al compostaggio 2 Gli altri rifiuti vengono bruciati e così portano a ebollizione l’acqua contenuta in una caldaia CI! vapore che ne risulta aziona turbine e generatori che producono energia elettrica L’acqua calda prodotta dall’impianto viene immessa nella rete di teleriscaldamento I fumi della combustione sono depurati con appositi filtri prima dell’emissione in atmosfera Le scorie nel filtro, tra cui sostanze cangerogene come diossina e metalli, sono smaltite a parte LA QUESTIONE DEGLI IMBALLAGGI In una situazione modello – "come in Francia, Svezia o Danimarca" – il 65-70% dei rifiuti è riciclato e il 30% finisce negli inceneritori. In Italia, solo 111% dei rifiuti va alla termovalorizzazione. Cosa deve cambiare? «Le discariche dovrebbero sparire. Bisogna rendere più efficiente la raccolta attraverso un porta a porta generale che richiederà forti investimenti. Si deve puntare da un lato alla filiera del riciclo dei materiali, dall’altro sulla termovalorizzazione ». è l’obbiettivo di Giugliano per il breve e medio termine. «Sul lungo periodo, però, dobbiamo tendere a "rifiuti zero", ad affrontare quindi la questione degli imballaggi che, al momento, non viene sfiorata neppure a livello europeo». Un dato: il 60% dei rifiuti è composto da imballi, di carta, vetro, plastica, metalli… Professore, è più facile convincere la popolazione ad accettare sul proprio territorio una discarica o un termovalorizzatore? do vivo a Milano, praticamente sotto l’inceneritore Silla 2. E preferisco convivere con quell’impianto che con una discarica».