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Gotti Tedeschi: riscoprire l’etica dell’austerita’

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‘Se si chiede ai piu’ quale e’ stata la causa della crisi economica mondiale che stiamo attraversando, molti risponderanno: i banchieri, gli strumenti finanziari, l’uso eccessivo della leva finanziaria e dell’indebitamento, la delocalizzazione in Asia. Ma e’ vero? No, per niente. Queste sono le conseguenze. Le vere cause sono totalmente di carattere morale’. E’ il nocciolo della lectio che il presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi ha tenuto questa sera all’Universita’ Cattolica ‘Sacro Cuore’ di Roma, dedicata agli aspetti etici dell’attuale crisi economica.
Per Gotti era il primo intervento pubblico in questa sede. Un modo anche per rinsaldare il rapporto con quest’istituzione.
Accanto a lui c’erano il rettore, Lorenzo Ornaghi, l’assistente ecclesiastico generale mons. Sergio Lanza, i presidi delle facolta’ di Medicina Rocco Bellantone, ed Economia, Domenico Bodega. Questa lezione era per la sede romana della Cattolica l’avvio di un itinerario di formazione culturale che prevede a breve nuovi incontri e la cui idea di fondo e’ quella di ‘tornare a far parlare tra loro le discipline’, ha detto Ornaghi, uscendo da una logica di ‘specializzazione fine a se’ stessa’ e cercando ‘una connessione all’interno di una visione cattolica della realta’ ‘. E l’etica, in una visione cattolica, ha una posizione centrale.
Partendo da questo assunto, che e’ poi alla base della dell’enciclica ‘economica’ di Benedetto XVI, la Caritas in veritate, di cui Gotti Tedeschi si definisce il ‘direttore commerciale’, perche’ la ‘sponsorizza’ invitando a leggerla tutte le volte che puo’, l’economista ha svolto il suo ragionamento. Individuando una dei motori principali della crisi nel drastico calo delle nascite che l’Occidente ha vissuto e vive tuttora. Un fenomeno partito negli anni ’70 che ha condotto alla ‘crescita zero’. Risultato: ‘meno giovani che accedono al mondo del lavoro, piu’ anziani e quindi piu’ spese fisse per sanita’ e pensioni’. Una situazione che produce una netta riduzione del Pil. Per riequilibrarla l’Occidente ha scelto di spingere l’acceleratore sui consumi. Le ricadute sono state molteplici: da ‘un aumento delle tasse sul pil, il sui peso e’ passato dal 25% degli anni ’70 al 50% attuale, praticamente raddoppiando’, al ‘crollo del risparmio: se negli anni ’70 una famiglia italiana risparmiava il 30% del suo reddito, oggi mette da parte il 6,5%’. L’avvento dei paesi asiatici sulla scena economica mondiale pone poi nuovi problemi. E l’uscita dalla crisi non sara’ facile, avverte Gotti Tedeschi. Alcuni stati, come gli Usa, stanno puntando su politiche inflazionistiche e di controllo del dollaro. Altre agiscono sul debito. L’Italia, con il metodo Tremonti, tende a un rigido controllo del bilancio. Ma senza riscoprire il significato della ‘austerita’ ‘, quella che induce ‘a ridurre le spese e a riconsiderare i fondamentali’, avverte, si rischia di non invertire davvero la rotta.