Cos'è la deforestazione | Non sprecare
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Deforestazione, in dieci anni abbiamo perso 25 milioni di ettari ricoperti da alberi (foto)

Non solo Amazzonia: attorno alle foreste si gioca un tassello fondamentale dello Sviluppo sostenibile. Le zone più a rischio? Africa e Sud-est asiatico

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Le allarmanti notizie degli incendi in Amazzonia sono al centro delle cronache internazionali e rilanciano prepotentemente il dibattito sul patrimonio forestale mondiale, funestato quest’anno dai roghi in Brasile e non solo.

COS’È LA DEFORESTAZIONE

Il problema della “deforestazione” – termine che descrive la distruzione o la netta riduzione di boschi e foreste a causa principalmente delle attività umane – è infatti avvertito in tutto il pianeta. Quando si parla di consumo (o di “spreco”) del suolo globale, la deforestazione rappresenta il principale vulnus da affrontare.

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CAUSE DELLA DEFORESTAZIONE

Foreste e riserve boschive annientate per la produzione del legno o per ricavare terreni coltivabili e pascoli: queste due delle operazioni umane che più nuocciono al bacino verde.

In Africa, Asia e America del Sud soprattutto, i piccoli agricoltori rilevano o occupano terreni ricoperti da foreste e appiccano strategicamente incendi per coltivare poi i terreni fertilizzati dalle ceneri. Sfruttata intensivamente, la terra è in grado di mantenersi produttiva per periodi relativamente brevi (pochi anni), viene poi abbandonata e nuove macchie di foresta sono aggredite e date alle fiamme.

Gli effetti per l’ecosistema possono essere terribili.

CONSEGUENZE DELLA DEFORESTAZIONE

Innanzitutto, quando le foreste vengono bruciate, il carbonio prodotto si accumula nell’atmosfera come anidride carbonica, un gas serra che, come noto, ha il potenziale di alterare il clima globale.  Inoltre, la preziosissima biodiversità ospitata dalle foreste, in particolare quelle tropicali, rischia con gli incendi di estinguersi irrimediabilmente.

Il disboscamento selettivo operato dagli agricoltori aumenta infine l’infiammabilità della foresta perché trasforma un contesto ambientale fitto e umido in territori più aperti e secchi.

Circa sei anni fa una mappatura dello stato delle foreste sulla Terra venne meritoriamente realizzata da Google insieme ad alcune università americane, coordinate dalla University of Maryland. Il report di analisi della mappatura denunciava, già allora, devastanti processi di deforestazione; oggi la situazione è ulteriormente peggiorata.

E mentre l’hashtag #prayforamazonia ha raggiunto picchi di 150.000 mention nei giorni di maggiore attenzione, ad agosto, in Amazzonia, sono stati registrati circa 200.000 roghi che hanno causato la morte di rari esemplari di fauna selvatica e hanno rilasciato enormi quantità di anidride carbonica nell’atmosfera, come fotografato dall’Atmospheric Infrared Sounder installato a bordo del satellite Aqua della NASA.

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COME FERMARE LA DEFORESTAZIONE

L’emergenza sudamericana ha riportato il tema della tutela delle foreste e delle risorse boschive in cima al lungo elenco di impegni fissati dall’agenda mondiale, animando anche il dibattito del recente G7 tenutosi a Biarritz.  Del resto, se ne parla espressamente all’interno del quindicesimo punto dei Sustainable Development Goals approvati nel 2015 dall’ONU (15.2: “Entro il 2020, promuovere l’attuazione di una gestione sostenibile di tutti i tipi di foreste, fermare la deforestazione, il ripristino delle foreste degradate e aumentare notevolmente la riforestazione a livello globale”).

Siamo alla fine del 2019 e l’ambizioso obiettivo fissato dagli SDGs suona come una romantica utopia ben lontana dagli avvenimenti a cui, più o meno inermi, assistiamo.

Un dato è esemplificativo del momento storico che stiamo vivendo: nel 2010 quasi 4 miliardi di ettari del nostro pianeta erano ricoperti da alberi. Solo otto anni dopo, sono stati persi circa 25 milioni di ettari di questo inestimabile patrimonio.

Dopo il “caso-Amazzonia”, i riflettori si sono accesi anche su Africa e Indonesia. A causa di una lunga stagione caratterizzata dall’assenza di precipitazioni, lo Stato del sud-est asiatico potrebbe subire danni irreparabili.

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AIUTI DEFORESTAZIONE

I paesi più colpiti dalla deforestazione, di solito, sono anche i più poveri. Come nel caso delle nazioni africane. Un motivo in più per convincersi di una cosa fondamentale nella battaglia per il clima, per la diminuzione dei gas serra, e in generale per la salvaguardia della natura e delle condizioni di vita della specie umana: gli interventi e le decisioni da prendere devono avere un doppio livello, uno sovranazionale e l’altro locale. Servono scelte politiche di portata globale. A partire dal problema numero uno: i finanziamenti, i soldi che servono. Con i guai che ci sono, in generale, nei paesi africani, è davvero illusorio pensare a una lotta alla desertificazione solo attraverso risorse finanziarie dei governi sul territorio. In proposito, per non cedere sempre al pessimismo, segnaliamo un caso piuttosto interessante: il Gabon, un paese meraviglioso, il cui territorio è coperto per il 90 per cento da boschi. Si tratta del primo paese africano che riceve, per proteggere gli alberi, fondi internazionali, e di una certa rilevanza, dalla comunità internazionale, e in particolare dalla Norvegia. Una nazione ricca, dove la natura è ben curata e ben protetta ha messo sul tavolo 150 milioni di dollari, da spendere in 10 anni, per proteggere foreste fluviali e ridurre le emissioni di gas serra di un’altra nazione, questa volta poverissima e ad alto rischio per il suo patrimonio naturale così consistente. Sembra impossibile, ma qualche volta i miracoli, anche nella lotta all’enorme e ingiusto spreco della natura, avvengono.

DEFORESTAZIONE IN ITALIA

In Europa, e in particolar modo in Italia, la situazione sembra invece essere diversa. Le foreste vivono una fase di nuova espansione, per effetto dell’abbandono dei terreni agricoli nelle zone marginali. Secondo il “Rapporto sullo stato delle foreste in Italia”, presentato dal Ministero delle politiche agricole, per la prima volta dopo tantissimi anni, nel nostro Paese le foreste hanno superato in superficie le aree agricole. Dal 1936 a oggi si sono espanse del +72,6%. Ma non bisogna abbassare la guardia, persiste infatti il problema di cicli di taglio del legno troppo brevi, anche a causa di decisioni nazionali e comunitarie che hanno incentivato in passato il prelievo di legname dalle foreste.

DEFORESTAZIONE IN EUROPA E NEL MONDO

In tutto il mondo quindi le politiche internazionali, affiancate da una cultura diffusa e consapevole dell’ambiente, devono oggi intervenire per invertire un irreversibile trend di consumo del pianeta. La strada da imboccare sembra essere una sola: lotta dura ai cambiamenti climatici e a uno sfruttamento smodato dei territori e delle risorse, accompagnata da investimenti mirati per il ripristino forestale delle aree colpite. Come fatto ad esempio dal governo neozelandese che, a partire dal 2017, ha promosso iniziative finalizzate a piantare più di 100 milioni di alberi all’anno all’interno dei suoi confini. Altrimenti le conseguenze di scelte colpevolmente scriteriate potrebbero sostanziarsi nella scomparsa di “gioielli” come le foreste tropicali. Che mondo vogliamo lasciare ai nostri figli?

L’IMPORTANZA DEGLI ALBERI: