Gli antibiotici inutili in Italia fanno morire 12 mila persone all’anno

Vite sprecate, per medicinali che, a forza di utilizzarli in modo compulsivo, diventano inefficaci

come si usano gli antibiotici le regole per non sprecarli

L’Italia è uno dei paesi europei con la più elevata resistenza agli antibiotici: si calcolano ben 12mila morti l’anno a causa della resistenza dei superbatteri agli antibiotici. E questo anche per il fatto che ne acquistiamo, ne usiamo e ne sprechiamo troppi.

Un problema, quello della resistenza agli antibiotici, tornato di attualità in seguito all’individuazione, negli Stati Uniti, del primo caso di “batterio” resistente a tutti gli antibiotici, difficile da contrastare anche con i medicinali di ultima generazione.

Una delle cause principali della resistenza va rintracciata negli allevamenti intensivi dove finisce il 70 per cento degli antibiotici prodotti nel mondo. In particolare, l’Unione Europea ha analizzato gli intestini degli avicoli al macello e ha rinvenuto percentuali elevate di batteri resistenti, batteri che poi finiscono direttamente nel nostro piatto dal momento che le linee di macellazione non proteggono del tutto dalla contaminazione.

C’è una tendenza nelle nostre case a utilizzare l’antibiotico anche quando non serve. È un errore grave, che può produrre effetti collaterali molto pesanti. Febbre, raffreddore e tosse sono malesseri che, salvo complicazioni, in genere si risolvono nel giro di pochi giorni anche senza abusare di farmaci e antibiotici vari.

Come si usano gli antibiotici

Se ne fa quindi un uso spropositato quando in realtà si tratta di farmaci che andrebbero usati con una certa cautela e non come medicinali di automedicazione. Ecco quindi alcuni consigli utili su come utilizzare al meglio gli antibiotici:

  • Gli antibiotici non sono tutti uguali, non agiscono sugli stessi batteri e differiscono tra loro in dosi, modalità di assunzione e durata della terapia. Un motivo in più per non assumerne mai da soli, o sulla base di un semplice “passaparola”.
  • Una volta iniziata, la terapia antibiotica deve essere portata a termine se non si vogliono rischiare ricadute o complicazioni gravi. La durata di una cura a base di antibiotici è molto variabile e in genere dipende dalla tipologia di farmaco: esistono formulazioni che vanno somministrate per periodi di 15 giorni, altre sono efficaci invece con una cura di 3 giorni. Il fatto che la febbre sia passata o che il bambino stia meglio non significa che è possibile sospendere la cura perché potrebbe succedere che i batteri responsabili dell’infezione vengano debellati solo in parte consentendo alla malattia di progredire invece di sparire.
  • Tra gli effetti collaterali ci sono diarrea, gonfiore e crampi addominali, candidosi vaginale, mughetto, stomatiti, afte e debolezza generale. Per evitarli, consultatevi con il medico che vi ha prescritto il medicinale per avere qualche forma di protezione.
  • Anche gli antibiotici, nonostante siano farmaci salvavita, possono provocare effetti collaterali. Perché? Per il fatto che oltre ad uccidere i batteri patogeni, attaccano anche la flora batterica intestinale e vaginale benigna che ne regola il corretto funzionamento.
  • Devono essere prescritti dal medico e somministrati secondo le sue indicazioni. È molto importante rispettare gli intervalli di tempo tra un’assunzione e l’altra.
  • Una volta chiarito che l’uso di antibiotici in caso di influenza e raffreddore è assolutamente inutile, tenete conto che la loro assunzione è appropriata solo in caso di infezioni batteriche, che condividono alcuni sintomi con quelle virali e pertanto possono essere diagnostiche solo dal medico e dal pediatra.
  • Innanzitutto è bene sapere che gli antibiotici sono sostanze naturali e sintetiche che combattono le infezioni causate dai batteri. Questo significa che sono del tutto inefficaci per curare le infezioni virali come febbre, raffreddore, tosse, bronchite e faringite. L’impiego scorretto degli antibiotici è una delle cause della cosiddetta “resistenza batterica”: in pratica, i batteri imparano a neutralizzare l’antibiotico che diventa così inutile.
  • In caso di problemi, non cambiate spontaneamente l’antibiotico ma contattate subito il vostro medico.
  • Se avete già il farmaco in casa, ricordate di controllare bene la scadenza prima di utilizzarlo.
  • Tra i danni provocati dall’uso scorretto degli antibiotici non bisogna sottovalutare il rischio di creare così super batteri che possono esporre noi e i nostri figli a patologie non più curabili con i farmaci attualmente a disposizione.

Che succede se prendiamo troppi antibiotici

Se prendiamo troppi antibiotici, a parte le varie controindicazioni che ne derivano, il nostro organismo rischia di diventare resistente al medicinale. E i batteri non scompaiono. L’Italia è uno dei paesi con la più alta resistenza all’antibiotico: ogni anno, in media, il 7-10 per cento dei pazienti viene colpito da un’infezione batterica multiresistente. I batteri possono adattarsi e diventare resistenti, rendendo i farmaci meno efficaci o addirittura inutili. Questo fenomeno è chiamato resistenza agli antibiotici.
Risultato: infezioni più difficili da curare e rischio maggiore di complicazioni.

Troppi antibiotici e danni all’apparato digerente

Un recente studio danese ha dimostrato un altro effetto collaterale dell’abuso di antibiotici, che finora era stato piuttosto trascurato. Troppi antibiotici aumentano del 27 per cento il rischio di malattie che colpiscono l’apparato digerente, e in particolare la colite ulcerosa e la malattia di Crohn. Al momento in Italia queste due patologie riguardano 250 mila persone, ma potrebbero essere il doppio, ossia mezzo milione, entro il 2030, se non ci sarà un freno all’abuso di antibiotici con i suoi danni.

Come si prendono gli antibiotici

Gli antibiotici vanno presi con rigore, agli orari e secondo gli intervalli indicati dal medico. Se saltiamo un turno, non possiamo recuperare raddoppiando la dose in quello successivo. E se non rispettiamo ore e intervalli, c’è il rischio della perdita di efficacia del medicinale, di una risoluzione solo apparente della patologia con un aumento del pericolo delle ricadute. E crescono anche le possibilità di effetti collaterali per il sovradosaggio. Per quanto riguarda i giorni, bisogna semplicemente seguire le indicazioni del medico, e non sospenderli subito dopo un miglioramento dei sintomi. La guarigione potrebbe essere solo apparente.

Spesso prescritti in maniera del tutto inappropriata, gli antibiotici sono tra i farmaci più utilizzati dagli italiani: c’è chi li prende addirittura come se si trattasse di una semplice aspirina e a volte anche senza richiedere il parere del medico. Gli antibiotici non servono a nulla in caso di infezioni virali, e quando l’infezione è batterica vanno selezionati sulla base di diversi fattori da valutare. Per esempio: il tipo di batterio, la capacità di ciascun antibiotico di colpire quel batterio, la tollerabilità anche sulla base dell’età del paziente. Sono tutti motivi per i quali gli antibiotici vanno presi solo ed esclusivamente su indicazione e controllo del medico. e non come se fossero medicinali da banco.

Infine, gli antibiotici per iniezione non sono più potenti di quelli per bocca. La scelta tra le due opzioni dipende dalle condizioni del paziente (alcuni non riescono a ingerire pillole) e non dalla patologia. Nè tantomeno dal percorso e dagli obiettivi della terapia.

Cibi che aiutano contro la resistenza agli antibiotici

Esistono alcuni cibi che possono aiutare il nostro organismo a contrastare la resistenza agli antibiotici: si tratta di alimenti che riducono, e non di poco, la probabilità della proliferazione nel nostro organismo di batteri che posseggono il gene della resistenza a farmaci come gli antibiotici. Secondo uno studio pubblicato su mBio, la rivista ufficiale dell’American Society of Microbiology, i cibi che danno questi risultati sono a base di fibre. Orzo, avena, legumi, semi di chia, noci, frutta, frutti di bosco, zucca e broccoli. Per sviluppare la protezione contro l’antibiotico-resistenza la dose giornaliera giusta è di 8-10 grammi di fibre.

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