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Divoriamo inutilmente antibiotici, 30 dosi al giorno ogni mille abitanti. E li buttiamo a mare e nei fiumi

Possiamo finire come l'America, dove milioni di persone si ammalano per l'eccesso di antibiotici. I motivi di questa compulsione? Medici che non sanno fare diagnosi, e terapie fai-da-te dei pazienti

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RESISTENZA AGLI ANTIBIOTICI

Divoriamo antibiotici, 30 dosi al giorno ogni mille abitanti, e spesso inutilmente. Gli italiani sono i quinti consumatori in Europa di antibiotici (ai primi due posti compaiono Grecia e Cipro) e utilizziamo questo tipo di farmaci anche per un banalissimo raffreddore. O peggio, per casi in cui gli antibiotici sono del tutto inefficaci, come i virus alle vie respiratorie: il 37 per cento degli italiani li affronta, senza esito e senza efficacia, proprio con gli antibiotici.

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ANTIBIOTICI INEFFICACI

Come mai questo spreco di medicinali? E questo nuovo pericolo di abusi con relativi effetti negativi sulla salute? Le cause più diffuse sono due. L’ignoranza dei medici che, non sapendo più fare bene una diagnosi, pensano di cavarsela con gli antibiotici. In secondo luogo, la brutta abitudine della medicina fai-da-te, dove da soli decidiamo diagnosi e terapia. Magari dopo una breve navigazione sul web.

In America, la culla dello spreco degli antibiotici, ci sono milioni di persone ammalate proprio per questo abuso di medicinali. E in Italia si rischia di fare la stessa fine. Inoltre c’è una domanda inquietante da aggiungere: dove finiscono gli antibiotici inutili?

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USO INAPPROPRIATO DI ANTIBIOTICI

Questo uso eccessivo e, a volte inappropriato, degli antibiotici ha delle conseguenze sulle persone e sull’ambiente. I batteri patogeni del nostro corpo, attaccati dagli antibiotici, possono sviluppare una resistenza a questi farmaci. Inoltre, espulsi attraverso feci e urine, raggiungono l’ambiente, dove possono trasmettere la resistenza ad altri batteri. Oltre ai batteri, il corpo espelle anche buona parte dei farmaci assunti, con una percentuale di principio attivo non assimilato tra il 30 e il 90 per cento.

Le conseguenze che preoccupano di più sono quelle sull’ambiente. Spesso i farmaci vengono gettati nei lavandini o nei water. Residui e batteri finiscono così negli scarichi domestici e ospedalieri e da qui raggiungono i depuratori che, dopo il trattamento, reimmettono le acque nell’ecosistema. Secondo l’Agenzia federale tedesca per l’ambiente, nelle acque di scarico di tutto il mondo ci sono più di seicento principi attivi diversi.

Le previsioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità, sono davvero drammatiche: entro il 2050, potrebbero esserci dieci milioni di morti per l’inefficacia degli antibiotici. Per uscire dalla trappola le industrie farmaceutiche hanno bisogno di lavorare sulla ricerca e sullo sviluppo di nuovi prodotti, che siano a questo punto più resistenti rispetto ai comportamenti dei pazienti. Uno sforzo, però, che passa per nuovi investimenti: tra i 16 e i 37 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni. Una cifra enorme, che in mancanza di certezze sui ritorni le aziende farmaceutiche non intendono spendere.

Da qui l’appello ai governi. Lanciato anche al vertice di Davos da parte di 85 grandi holding farmaceutiche, 9 associazioni di categoria per 18 paesi: fondi pubblici a sostegno della ricerca per mettere poi sul mercato nuovi antibiotici. Ma è giusto che siano i governi a pagare il conto dello scarso progresso nella ricerca, da parte delle aziende, e dei cattivi stili di vita, da parte dei consumatori di pillole, diventati compulsivi proprio con gli antibiotici? Ed è giusto che lo facciano in un momento in cui tutti i governi sono in difficoltà per fare quadrare i conti della finanza pubblica?

TEST PER USO ANTIBIOTICI

L’unica buona notizia in questo panorama così desolante arriva dalla ricerca scientifica. Nella Duke University è stato brevettato un test per dare una sicurezza dell’87 per cento sulla necessità dell’uso di un antibiotico. Attraverso un banale prelievo di sangue si stabilisce l’origine dell’infezione respiratoria: se batterica o virale. E solo nel primo caso si prescrive l’antibiotico. Secondo la rivista New Scientist, il test ha bisogno di 10 ore di attesa prima di dare il risultato, ma il tempo potrebbe presto restringersi a una sola ora d’attesa.

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