I probiotici proteggono l’intestino e aiutano a evitare infezioni

Si trovano nei latticini fermentati, nei crauti, nel miso e in un particolare tipo di tè. Inutile sprecare soldi con i soliti integratori

probiotici
Il mercato dei probiotici in Italia è un tesoro per chi li produce e per chi li vende. vale oltre 2 miliardi di euro di fatturato all’anno. Ma per i consumatori? Spesso sono soldi sprecati, spesi cedendo alle lusinghe dei claim pubblicitari, che come al solito promettono miracoli per la nostra salute.  E’ vero: assumere  assumere probiotici può essere salutare  per l’intestino e l’apparato digerente in generale, e anche per contrastare diverse infezioni, come quelle ginecologiche. Pochi infatti conoscono la relazione tra problemi intestinali, come la stitichezza, e le infezioni vaginali, come la cistite. Ma non per questo è indispensabile acquistare gli integratori, mentre troviamo i probiotici negli yogurt, nel kefir, in alcuni formaggi, e persino nei crauti e nel miso.

Che cosa sono i probiotici

Secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), sono definiti probiotici solo quei microrganismi che si dimostrano in grado, una volta ingeriti in adeguate quantità, di esercitare funzioni benefiche per l’organismo.

Le origini dei probiotici risalgono agli studi del microbiologo russo Ilia Metchnikoff, agli inizi del Novecento. Fu lui a ipotizzare che il consumo di yogurt, che contiene batteri benefici, potesse avere effetti positivi sulla salute. Metchnikoff sosteneva che l’assunzione di batteri acido-lattici provenienti da alimenti fermentati fosse alla base della longevità delle popolazioni bulgare.Negli anni Cinquanta, l’interesse per i probiotici si è sviluppato ulteriormente con la scoperta di batteri benefici come Lactobacillus e Bifidobacterium. Con il tempo, i probiotici sono stati associati a numerosi benefici per la salute, specialmente per quanto riguarda il miglioramento della funzione intestinale e la modulazione del sistema immunitario.

A cosa servono

L’efficacia dell’utilizzo dei probiotici sono testati nella riduzione e nella prevenzione della diarrea del viaggiatore, nel miglioramento dei sintomi gastrointestinali delle intolleranze al lattosio e delle allergie alimentari, nel miglioramento della stitichezza, nel potenziamento delle difese immunitarie nei confronti delle infezioni del tratto digerente.

Attualmente però, si stanno aprendo nuovi orizzonti per la loro applicazione anche oltre le patologie gastrointestinali, come il trattamento dei disordini ipertensivi, i disturbi della post-menopausa, le infezioni ginecologiche. Secondo le ultime linee guida della World Gastroenterology Organisation, ormai ci sono prove scientifiche che suggeriscono di assumere i probiotici nel caso di disturbi e malattie come:

  • diarrea: I probiotici possono prevenire o ridurre la durata della diarrea, inclusa la diarrea da antibiotici, da infezioni gastrointestinali o quella legata a malattie infiammatorie intestinali (IBD).
  • sindrome dell’intestino irritabile (IBS): I probiotici possono contribuire a ridurre i sintomi di IBS, come gonfiore, crampi e alterazioni delle feci.
  • stipsi: Alcuni ceppi di probiotici aiutano a regolare la motilità intestinale, migliorando il transito intestinale e riducendo la stipsi.
  • malattie infiammatorie intestinali e morbo di Crohn
  • coliche nei lattanti
  • malassorbimento del lattosio
  • fegato grasso

I probiotici contro le infezioni

I probiotici stimolano la risposta immunitaria e aiutano a proteggere da alcune infezioni intestinali.  In genere, per le infezioni alle vie urinarie, ricorrenti soprattutto nelle donne, si prescrivono degli antibiotici. Non sempre efficaci, anche per il miglioramento della resistenza delle infezioni. Un’alternativa agli antibiotici, sempre più studiata, è quella dei probiotici. Un gruppo di ricercatori del Government Medical College and Hospital indiano, ha sperimentato l’uso di probiotici, specifici per la zona vaginale, su alcune donne, tra i 18 e i 45 anni. I risultati della ricerca, pubblicati su Clinical Infectious Disease, sono considerati molto incoraggianti. Dopo quattro mesi di uso di probiotici meno del 32 per cento delle donne ha sviluppato un’infezione alle vie urinarie , contro l’oltre 70 per cento di chi aveva assunto il placebo.

I probiotici contro la depressione post partum 

Due studi molto recenti arrivano alla stessa conclusione: le alterazioni significative del microbiota intestinale, note come disbiosi, possono portare depressione, ansia, autismo, problemi neurologici. E i probiotici e i prebiotici, secondo lo studio realizzato in India dal Bengal College of Pharmaceutical Science & Research,  hanno la capacità di proteggere dalle infiammazione del cervello.  Il secondo studio del Clinical Research Center for Mental Disorders, in Cina, invece si focalizza sull’utilità del microbiota per contrastare e prevenire la depressione post partum della donna. I risultati dicono che, agendo direttamente sull’infiammazione intestinale e cerebrale, i probiotici riducono il rischio della depressione post partum.

Dove si trovano

I probiotici sono naturalmente presenti in alcuni alimenti. Per quanto riguarda i prodotti di derivazione animale come
  • nei formaggi non sottoposti a trattamenti termici, come gorgonzola, brie e camembert
  • nei crauti ottenuti dalla fermentazione del cavolo cappuccio
  • nel miso, la pasta ottenuta dalla fermentazione dei fagioli gialli
  • nel tè kombucha, una bevanda a base di tè fermentato
  • nel tofu e nella soia
  • nel tempeh
  • nei cetrioli e in altre verdure sottaceto

A fronte di tante possibilità diventa davvero inutile assumere probiotici attraverso gli integratori.

Quando si prendono

La maggioranza degli studi clinici suggeriscono di somministrare i probiotici lontano dai pasti, in modo da ridurre i possibili effetti legati alla digestione del cibo. Quindi, i probiotici vanno presi a stomaco vuoto, mentre assunti durante i pasti possono perdere di efficacia.

La differenza con i fermenti lattici

Nonostante le affinità, è un errore molto frequente considerare i probiotici la stessa cosa dei fermenti lattici. Questi ultimi sono batteri in grado di produrre acido lattico, partendo dalla fermentazione del lattosio, come la maggior parte dei probiotici, ma una volta ingeriti, non sopravvivono al passaggio nello stomaco. e quindi non producono i benefici sull’intestino tipico dei probiotici.

Controindicazioni

I probiotici, sebbene possano essere un toccasana per la maggior parte della popolazione, in alcuni casi possono provocare

In particolare, nei probiotici sotto forma di integratori potrebbero essere presenti minerali o metalli di cui si potrebbe essere allergici e, quindi, causare reazioni allergiche.

I  probiotici, invece, potrebbero sì portare ad eventualità pericolose in caso si soffra di pancreatite. Le ricerche sperimentali, ad ogni modo, non sono ancora ben definite, specie perché per questa patologia, nella maggior parte dei casi, l’esito è fatale. Per tale ragione, i dati attuali non possono confermare del tutto questa correlazione tra pancreatite e controindicazioni dei probiotici.

I probiotici sono assolutamente da scartare nel caso di immunodeficienza. Negli immunodepressi, in particolare in seguito a chemioterapia o virus dell’HIV,  i probiotici possono portare a uno degli effetti avversi più pericolosi: la setticemia. A causa del sistema immunitario indebolito e compromesso, i batteri probiotici possono entrare in circolo nel sangue dalla mucosa intestinale, provocando danni irreversibili o perfino la morte dell’ospite.

Per chi, invece, soffre di disturbi gastro-intestinali, in alcuni casi, potrebbero emergere sintomatologie come diarrea, dolori addominali, meteorismo o flatulenza.

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