Perché le microplastiche sono così dannose

Veicolano ovunque additivi chimici tossici e inquinanti. Muoiono a causa loro ogni anno 100mila animali.

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I danni delle microplastiche sono davvero trasversali: riguardano l’ambiente, l’ecosistema, gli animali e le piante, ma innanzitutto la stessa salute delle persone umane. La riduzione delle microplastiche (sempre più studiate per i loro effetti nocivi sul nostro organismo) è ormai un imperativo nelle politiche ambientali, come anche negli stili di vita individuali. Ma prima di vedere i danni, è importante chiarire che cosa sono le microplastiche, in quanto sono proprio le loro caratteristiche, a partire dalle dimensioni, che le rendono estremamente pericolose.

Che cosa sono

Le microplastiche sono particelle di plastica di dimensioni inferiori ai 5 millimetri, e derivano dalla degradazione degli oggetti di plastica (per esempio bottiglie, borse, scarpe, e anche cosmetici, detergenti e detersivi). La plastica viene spesso arricchita con additivi chimici per migliorarne le proprietà: ftalati, che vengono usati per rendere la plastica più flessibile; bromurati, aggiunti per ridurre la combustibilità; metalli pesanti (come piombo, cadmio e mercurio), utilizzati come stabilizzatori o coloranti.

Una volta disperse nell’ambiente, le microplastiche, compresi gli additivi chimici, finiscono per inquinare l’aria, il mare i fiumi, i terreni. E persino gli alimenti e l’acqua potabile.

Tipi di microplastiche

Le microplastiche non sono tutte uguali. Si differenziano sia per la loro origine che per le loro dimensioni. Tra le categorie principali vi sono le microplastiche primarie, quelle secondarie e la nanoplastiche.

Si parla di microplastiche primarie per intendere quelle prodotte appositamente dall’industria. Vengono infatti inserite in specifici prodotti per la pulizia grazie alle loro proprietà abrasive. Rappresentano il 15/30% del totale delle microplastiche presenti nell’oceano. Preoccupanti sono i dati diffusi a riguardo dalla European Chemical Agency, secondo i quali ogni anno vengono prodotte 145 mila tonnellate di microplastiche primarie. Di queste, 42 mila vengono disperse nell’ambiente.

Sono microplastiche secondarie la maggior parte delle rimanenti, ovvero il 68/81% di quelle sparse negli oceani. Provengono dalla degradazione dei rifiuti plastici di grandi dimensioni. Come le buste comunemente usate per la spesa. O anche le reti da pesca.

Sono definite nanoplastiche, infine, le microplastiche più piccole in assoluto, quelle che non sono visibili dall’occhio umano in quanto misurano tra 0,1μm e 0,001μm.

Tra le più comuni microplastiche sono comprese il polietilene tereftalato (PET), il polietilene ad alta densità (HDPE), il polipropilene (PP) e il polistirene.

Microplastiche cosa sono e quali danni provocano

I danni ambientali

Le microplastiche sono onnipresenti nell’ambiente, e non si degradano facilmente, quindi si accumulano, danneggiando gli ecosistemi marini e terrestri. Gli animali marini, come pesci, uccelli e mammiferi marini, possono ingerirle accidentalmente, scambiandole per cibo. La fauna marina ha subito un danno enorme per il diffondersi delle microplastiche negli oceani. Il WWF avverte che oltre 700 specie animali sono state fino ad oggi interessate da questo fenomeno e che 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici raggiungono il mare ogni anno. In totale si stima che siano oltre 100 mila gli animali a morire ogni anno a causa della plastica. Nel caso della flora, il problema più grave è che le microplastiche possono entrare in contatto con le radici delle piante, interferendo con il loro sviluppo. E accumulandosi nel terreno, alterano la sua struttura e la sua capacità di trattenere acqua e nutrienti: da qui la conclusione che le microplastiche possono impedire la crescita naturale delle piante.

I danni per la salute dell’uomo

Gli sforzi degli studiosi, attraverso ricerche scientifiche in continuo aggiornamento, sono concentrati sull’approfondimento delle patologie che possono derivare dai continui contatti con le microplastiche, specie di dimensioni significative. Un recente studio pubblicato su The New England Journal of Medicine ha stabilito un collegamento diretto tra la presenza delle microplastiche nelle placche aterosclerotiche e un conseguente rischio più elevato di infarto e di ictus.

In generale, i danni delle microplastiche per la salute dell’uomo dipendono da tre fattori: composizione chimica, dimensioni e quantità ingerita. Il sito della Fondazione Veronesi riporta che, secondo uno studio del 2021, in media ingeriamo da 0,1 a 5 grammi di microplastica ogni settimana, e le microplastiche possono causare:

  • Irritazione e infiammazioni intestinali e locali
  • Problemi di metabolismo
  • Stress ossidativo, ovvero uno squilibrio tra la produzione di radicali liberi e la capacità dell’organismo di neutralizzarli
  • Danni al sistema immunitario e al sistema ormonale
  • Alterazione dello sviluppo sessuale
  • Disturbi metabolici che a loro volta possono avere, tra le conseguenze, problemi di obesità e di diabete.
  • Difficoltà respiratorie croniche e fibrosi

Le difficoltà di rimozione

Ad aggravare il quadro e i pericoli delle microplastiche c’è il fatto che non esiste una tecnologia efficiente per eliminarle dalle acque o dal suolo, e le pratiche di riciclaggio della plastica non sono in grado di trattare efficacemente le particelle così piccole. Al momento, l’unica soluzione davvero efficace per ridurre le microplastiche e i loro rischi, è diminuire il consumo di plastica, facendo molta attenzione al momento dello smaltimento per evitare che i rifiuti di questo materiale vadano dispersi nell’ambiente.

Microplastiche cosa sono e quali danni provocano

Che cosa dice la legge sulle microplastiche

Da qualche anno si cerca di limitarne la diffusione. Uno degli ultimi passi in avanti è stata l’adozione, da parte della Commissione europea, di misure che ne limitano l’aggiunta “intenzionale” a determinati prodotti. Si tratta di cosmetici, ammorbidenti, glitter, fertilizzanti, giocattoli, medicinali, dispositivi medici, prodotti usati sulle superfici sportive artificiali. Le restrizioni previste dal Regolamento (UE) 2023/2055 sono entrate in vigore a partire dal 17 ottobre 2023. Ma già nel 2018 gli eurodeputati avevano approvato alcune misure volte ad aumentare i tassi di riciclaggio dei rifiuti di plastica nell’Unione Europea.

Come difendersi dalle microplastiche

l primo strumento di difesa dalle microplastiche è la riduzione dell’uso della plastica. Ovunque, a partire dai consumi domestici e dalle famigerate bottiglie di acqua minerale delle quali siamo grandi consumatori. Altri piccoli modi per ridurre i rischi legati alle microplastiche sono:

    • Cercare di scegliere la spesa sfusa per avere meno contenitori di plastica che poi vengono smaltiti male e inquinano
    • Usare in cucina contenitori in vetro o in ceramica e non di plastica
    • Sostituire, per usi esterni, le bottiglie di plastica con le borracce ecologiche
    • Scegliere prodotti cosmetici e per l’igiene personale dalle cui etichette risulti una bassa percentuale di microplastiche
    • Diminuire capi e tessuti di origine sintetica
    • Eliminare articoli di plastica usa-e-getta
    • Anche per i giocattoli dei bambini ridurre al minimo i prodotti con la plastica

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