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Garbage Patch State, un intero arcipelago di isole formate dai rifiuti che gettiamo in mare (foto)

L'idea di fondare, con un gesto simbolico, una nazione che rappresenti i devastanti effetti dell’inquinamento marino è dell'italiana Maria Cristina Finucci. Garbage Patch State comprende cinque isole per una superficie complessiva di circa sedici milioni di metri quadrati

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GARBAGE PATCH STATE

I rifiuti gettati a mare, simbolo dello spreco dell’uomo che distrugge il suo patrimonio naturale, hanno anche il loro Stato. Si chiama Garbage Patch State, con tanto di capitale, Garbaland, territorio, formato dalla spazzatura che si è accumulata nei nostri oceani, e perfino una bandiera nazionale, azzurra come il colore del mare con vortici rossi che indicano l’agglomerato dei rifiuti.

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RIFIUTI IN MARE

Garbage Patch State è uno stato federale, gigantesco, formato da cinque isole oceaniche con una superficie di circa sedici milioni di metri quadrati. Un arcipelago che fotografa una forma di autodistruzione, con bottiglie di plastica, tappi, buste, scarpe, piatti e bicchieri. Tutto quanto è finito a mare nell’ultimo mezzo secolo. E tutto quanto noi, spesso solo per abitudine, abbiamo contribuito ad accumulare come rifiuto incontrollato e fuori dai normali circuiti di smaltimento.

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L’iniziativa di fondare, con un gesto simbolico, una nazione che rappresenti i devastanti effetti dell’inquinamento marino è di una donna italiana: si chiama Maria Cristina Finucci, architetto e artista. E infatti Garbage Patch State è a metà strada tra un manifesto-denuncia e un opera d’arte. Il progetto prende il nome di Wasteland e ha l’obiettivo di  “comunicare l’esistenza degli ammassi di plastica dispersi in mare chiamati Garbage Patch, uno dei più importanti fenomeni di inquinamento ambientale purtroppo fino ad oggi negletto proprio a causa della mancanza di una sua identificazione iconica”.

GARBAGE PATCH STATE

RICONOSCIMENTO UNESCO

Garbage Patch State è stata presentata nel 2013 alla Biennale d’arte di Venezia e negli anni ha ricevuto il riconoscimento ufficiale dell’Unesco, oltre che a portare avanti un vero e proprio programma di diplomazia internazionale per scuotere le i potenti del mondo. Proprio perché, troppo spesso, l’impotenza delle istituzioni, con il sovrapporsi di veti incrociati, ha contribuito a rendere il Pianeta sempre più soffocato dalla plastica. Quella che ogni giorno, nell’indifferenza generale, gettiamo anche a mare. Fino a farne uno Stato federale, lo Stato dell’immondizia che ricorda molto da vicino la provocazione di Italo Calvino con la sua poetica immagine di Leonia, la città sommersa dai rifiuti.

Le foto sono tratte dalla pagina Facebook Garbage Patch State

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