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Schiavi di un algoritmo, la dura vita di un rider: dagli eccessi cinesi alla situazione italiana

In Cina le piattaforme ricalcolano i tempi di consegna per ottimizzare i profitti. E i fattorini, per tenersi il lavoro, corrono freneticamente tra mille pericoli. Da noi, invece, non si è ancora arrivati a un accordo per un contratto nazionale sebbene qualche buona notizia ci sia

Arriva in tempo, non consegnare in ritardo, evita una valutazione negativa. È questo il mantra dei rider di tutto il mondo. In particolar modo se si trovano in Cina, dove più che in altri Paesi scegliere di fare questo lavoro rischia di diventare una lotta per la sopravvivenza.

Il “cattivo” di questa storia si chiama algoritmo. Ossia un procedimento sistematico di calcolo che ha il compito di programmare le consegne in nome dell’ottimizzazione dei profitti. E come fa una piattaforma per la consegna a domicilio del cibo a guadagnare di più? Fa consegne più veloci per realizzarne un numero maggiore. Non può quindi sorprendere che in Cina nel 2019 il tempo medio di consegna dei pasti pronti è diminuito di dieci minuti rispetto a tre anni prima.

VITA DA RIDER

Il sistema è pensato apposta per autoalimentarsi: per le due principali aziende cinesi del settore, Ele.me e la Meituan, il tempo di consegna è il fattore più importante. Arrivare in ritardo non è permesso e, se succede, il rider riceve una valutazione negativa e un salario più basso. Motivo per il quale i lavoratori tendono a sbrigarsi sempre di più, passare con il rosso, andare contromano, e più si sbrigano e più l’algoritmo, che si basa sui tempi di consegna medi, taglia i tempi di consegna. Rendendo i rider “carnefici” di se stessi.

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REGOLAMENTAZIONE RIDER

Gli algoritmi cinesi, pensati da ingeneri che non hanno nessuna esperienza sul campo quando si parla di consegne, sono tarati su condizioni ottimali e non si curano minimamente del codice della strada o di eventuali contrattempi come potrebbe essere l’accesso ad un ascensore in un grattacelo all’ora di punta. Per questa ragione i rider sono costretti a sfidare il traffico con un inevitabile aumento dei rischi. Basti pensare che, ad esempio, i dati del dipartimento di polizia stradale di Shanghai mostrano che nella prima metà del 2017 in media ogni due giorni e mezzo un rider ha un incidente, a volte mortale.

Oltre agli evidenti rischi fisici, le piattaforme cinesi sfruttano anche le dinamiche psicologiche dei lavoratori. L’algoritmo, infatti, valuta i rider assegnandogli un punteggio. Per guadagnare punti deve consegnare tanti ordini, con un alto tasso di puntualità, e con ottime recensioni. Una volta raggiunto un certo livello si passa al successivo come se ci si trovasse in un videogioco. Ovviamente un livello più alto significa compensi più alti. Il metro dell’algoritmo è tarato sulle prestazioni dei rider, quindi alla fine si trovano a competere uno contro l’altro, in una dinamica che può creare facilmente dipendenza e alienazione.

REGOLAMENTAZIONE ITALIANA RIDER

In Italia la situazione non è così estrema anche se gran parte delle piattaforme prevede un sistema di valutazione dei rider. Anche qui da noi, per ora, questi lavoratori vengono pagati a prestazione e hanno scarsissime tutele. Una situazione che l’attuale governo si è impegnato a modificare ma finora non si è ancora giunti alla formalizzazione di un contratto collettivo che finalmente ponga dei paletti indispensabili. Nelle scorse settimane Assodelivery, l’associazione delle piattaforme, che comprende tra gli altri anche DeliverooGlovo e Uber Eats, hanno firmato un contratto collettivo nazionale, definito però una truffa dai sindacati confederali e bocciato dal Ministero del lavoro. Questo accordo, infatti, non usce dalla dinamica perversa del pagamento a prestazione.

In attesa che si arrivi a una quadra, intanto, Just Eat ha annunciato la volontà di avviare 3mila assunzioni dal 2021. Questi rider saranno inseriti nel modello di consegna a domicilio Scoober che li inquadra come lavoratori dipendenti. Il contratto, basato sulle linee guida internazionali di un accordo aziendale, adattate e in linea con la normativa e la legislazione italiana, introduce una paga oraria, corrispondente quindi all’intero turno coperto dal rider e non in relazione alle singole consegne, sulle quali invece si valuterà un ulteriore bonus. Inoltre i lavoratori saranno completamente tutelati e assicurati. Quella di Just Eat è una fuga in avanti rispetto ai competitor italiani, che risponde a molte delle richieste dei sindacati. Ma si tratta comunque l’iniziativa, seppur lodevole, di un privato, ora tocca allo Stato regolamentare il lavoro e quindi la vita di migliaia di lavoratori, che finora sono stati abbandonati in balia di un algoritmo.

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