10 consigli utili per prevenire l’Alzheimer

Attività fisica costante. Una dieta sana ed equilibrata. Ma anche una vita sociale attiva, con buone relazioni

come prevenire l'Alzheimer
Per quanto le cure siano ancora incerte, dal punto di vista dei risultati, e costosissime, molti passi avanti si sono fatti, invece, per prevenire l’Alzheimer. Una patologia diffusissima e in forte crescita: circa 55 milioni di persone soffrono di demenza nel mondo (in Italia sono 1.480.000) e saranno 78 milioni entro il 2030 (in Italia saranno 2.300.000).

A fronte di numeri così allarmanti, dalla ricerca scientifica sappiamo anche che il 45 per cento delle diagnosi si potrebbero evitare se fossero applicate alcune semplici regole di prevenzione.  

A partire da queste 10  stilate dall’Alzheimer’s Association,  una delle organizzazioni più importanti e influenti a livello globale per la ricerca, la prevenzione e l’informazione sull’Alzheimer,
  1. Fare attività fisica regolare
    Muoversi ogni giorno migliora la circolazione sanguigna e protegge cuore e cervello. L’attività fisica è di certo parte integrante di qualsiasi ricetta che voglia favorire una prevenzione a 360 gradi di un paziente. Il nemico assoluto è invece il suo opposto, la sedentarietà. Una passeggiata o comunque un’attività prolungata ripetuta per più volte alla settimana aiuta l’intero organismo e anche il cervello, compresa la memoria e la creatività.
  2. Seguire una dieta sana ed equilibrata
    Preferire dieta mediterranea, frutta, verdura, pesce e limitare grassi saturi e zuccheri.  I cibi da prediligere per un’alimentazione che mira a prevenire l’Alzheimer sono quelli ricchi di vitamine e antiossidanti come verdure a foglia verde, tra cui asparagispinaci e rape. Ma anche il pesce azzurro, il salmone e il tonno che sono ricchi di Omega-3. La frutta deve essere sempre presente per più volte al giorno, specie quella di stagione, da preferire in assoluto. Anche frutta secca, come noci e mandorle, e olio extra vergine d’oliva con le giuste moderazioni possono aiutare.
  3. Stimolare il cervello
    Leggere, studiare, fare puzzle, imparare cose nuove o hobby mantiene attive le connessioni cerebrali.
  4. Mantenere una vita sociale attiva
    Frequentare amici, famiglia o attività di gruppo riduce il rischio legato all’isolamento.  La solitudine persistente, che sia esso desiderato o involontario, con il tempo può portare ad un declino dell’attività cerebrale.
    La correlazione tra solitudine e Alzheimer è piuttosto evidente nello studio pubblicato La solitudine persistente, che sia esso desiderato o involontario, con il tempo può portare ad un declino dell’attività cerebrale.
    La correlazione tra solitudine e Alzheimer è piuttosto evidente nello studio pubblicato sulla rivista Alzheimer’s and Dementia, dove i ricercatori hanno evidenziato come una solitudine persistente e protratta nel tempo possa aumentare anche di due volte il rischio che una qualche forma di demenza o Alzheimer emerga nel paziente rispetto a soggetti che hanno vissuto in un contesto di relazioni sociali stabile. dove i ricercatori hanno evidenziato come una solitudine persistente e protratta nel tempo possa aumentare anche di due volte il rischio che una qualche forma di demenza o Alzheimer emerga nel paziente rispetto a soggetti che hanno vissuto in un contesto di relazioni sociali stabile.
  5. Controllare la salute cardiovascolare
    Tenere sotto controllo pressione, colesterolo, diabete e peso, perché ciò che fa bene al cuore fa bene anche al cervello.
  6. Non fumare
    Il fumo danneggia i vasi sanguigni e aumenta il rischio di demenza.
  7. Limitare l’alcol
    Bere troppo aumenta il rischio di danni cerebrali e demenza.
  8. Dormire bene
    Un sonno regolare e di qualità aiuta il cervello a eliminare sostanze tossiche.
  9. Proteggere testa, vista e udito
    Evitare traumi cranici e trattare perdita di udito o vista che sono fattori di rischio.
  10. Prendersi cura della salute mentale
    Depressione, stress e isolamento possono aumentare il rischio: è importante chiedere aiuto e mantenere il benessere psicologico.

Esercizi contro l’Alzheimer

Il processo degenerativo dell’Alzheimer inizia 15-20 anni prima che compaiano i suoi sintomi. Questo significa che la malattia si può prevenire, a partire dai controlli cognitivi che vengono consigliati dai 50 anni in su. E da un protocollo, Train the brain (Allena il cervello), predisposto dal neurofisiologo Lamberto Maffei con l’Istituto di Neuroscienze del Cnr e l’università di Pisa. In questo protocollo sono previsti esercizi cognitivi e fisici per rafforzare la memoria e tenere in allenamento il cervello. Per esempio:

  • Ricordare sequenze numeriche prima brevi, con una o due cifre, poi sempre più lunghe, con numeri a tre cifre.
  • Fare giochi di parole, con la ricostruzione di parole alle quali mancano lettere (è il meccanismo della parole incrociate).
  • Cercare vocaboli intrusi rispetto a una lista originaria di parole più corta.
  • Fare esercizi di ginnastica aerobica che impegnano anche la memoria.

Sintomi dell’Alzheimer

Il morbo di Alzheimer è una demenza che ancora oggi è alquanto complessa da diagnosticare. Nonostante l’uso di strumenti tecnologici avanzati infatti, ancora risulta difficile differenziare le varie demenze dall’Alzheimer vero e proprio. Di fatto, è solo con l’autopsia che possono essere accertate le diagnosi e in particolare, con la verifica della presenza delle tipiche placche senili e i grovigli neuro fibrillari. È da considerare anche la variabile sintomi che purtroppo iniziano a presentarsi in ritardo rispetto all’emergere della patologia. Questo comporta che alle prime sintomatologie sperimentate, il paziente è ormai giù in una fase in cui qualsiasi terapia non potrà apportare miglioramenti. Il decorso clinico è certo e incontrovertibile. I sintomi più evidenti e da non trascurare come campanelli d’allarme per l’Alzheimer sono i seguenti:

  • Perdita della memoria a breve termine
  • Regresso del linguaggio
  • Riduzione dell’autonomia nelle attività quotidiane
  • Disturbi legati al sonno
  • Depressione con peggioramenti che possono condurre a deliri, allucinazioni e stati di agitazione frequenti
  • Perdita della cognizione del tempo
  • Senso di disorientamento spaziale

 

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A chi rivolgersi in caso di sintomi di Alzheimer

Se un vostro parente o una persona vicina mostra i sintomi dell’Alzheimer (o anche del Parkinson), potete rivolgersi a questi indirizzi.

  • Centri per i disturbi cognitivi e le demenze. Sono 400, distribuiti in tutto il territorio nazionale: attraverso Google, con la signa Cdcd, abbinata al nome della regione dove vivete, trovate quelli più vicini. Purtroppo un quarto di questi centri è aperto soltanto un giorno alla settimana. I centri si occupano della diagnosi, della valutazione e del trattamento dei disturbi cognitivi e delle demenze.
  • Centri diurni. Sono strutture semiresidenziali per patologie legate alla demenza.
  • Strutture residenziali. Qui invece ci sono dei veri e propri ricoveri per i trattamenti.
  • Mappa online dei servizi. Comprende il totale delle 4.500 strutture sanitarie e socio-sanitarie, pubbliche o convenzionate, per l’assistenza e la cura delle demenze. Non tutte davvero funzionanti.
  • Pronto Alzheimer. Si tratta di una linea telefonica gratuita per avere consulenza e supporto, gestita dalla Federazione Alzheimer Italia. E’ attiva dal lunedì al venerdì, dalle 9 del mattino alle 18 del pomeriggio, e risponde al numero 02- 809767
  • Servizi Sociali del comune. Se il paziente non è più autosufficiente, ci si può rivolgere ai Servizio di assistenza domiciliare (Sad) del proprio comune. In questo caso, ci sarà un operatore che si occuperà a domicilio del malato, con una tariffa a ore calcolata in base all’Isee.

Test rapido per l’Alzheimer

Anche per la diagnosi dell’Alzheimer si stanno facendo importanti progressi. La novità più interessante arriva dall’università di Pittsburgh, in America, dove un gruppo di ricercatori ha individuato un modo per arrivare a una diagnosi precoce della malattia. Partendo da un semplice esame del sangue. Il test distingue la proteina tau di origine cerebrale (bd-tau) da quella prodotta in altre parti del corpo. Ed è proprio il biomarcatore bd-tau che consente di distinguere l’alzheimer da altre malattie neurodegenerative. I vantaggi della diagnosi precoce sono diversi. A parte la possibilità di intervenire con maggiore tempestività, attualmente la diagnosi dell’Alzheimer arriva dalla risonanza magnetica, dalla pet o dalla puntura lombare. Tutti esami molto costosi e dai tempi lunghi.

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