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Come prevenire l’Alzheimer

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Tiziana Moriconi

 

Svolgere regolarmente attività fisica, combattere la depressione, smettere di fumare (o non cominciare), tenere sotto controllo l’ ipertensione, l’ obesità e il diabete, studiare. Sono 7 regole d’oro che potrebbero dimezzare i casi di Alzheimer nel mondo, prevenendo la malattia che oggi interessa quasi 34 milioni di persone. Numero che, secondo le stime, è destinato triplicare nel giro di 40 anni.

Non ci sono prove certe che inattività, depressione, fumo, ipertensione, obesità, diabete e basso livello di istruzione siano realmente dei fattori di rischio per l’Alzheimer, e questo deve essere chiaro. Ma se ci fosse anche una sola possibilità di prevenire questa malattia modificando gli stili di vita, non varrebbe comunque la pena di istillare il dubbio?

È la convinzione che ha portato Kristine Yaffe, della Università della California di San Francisco, a condurre il suo studio, presentato a Parigi nel corso della Conferenza Internazionale sul Morbo di Alzheimer e pubblicato su Lancet Neurology.

Per fare le sue considerazioni, Yaffe ha sviluppato un modello matematico secondo cui ridurre questi (possibili) fattori di rischio del 10% potrebbe prevenire 1,1 milioni di casi; riducendoli del 25% si potrebbero invece salvare fino a 3 milioni di persone.

Per costruire il modello, Yaffe, insieme alla collega Deborah Barnes, si è basata su alcune delle più convincenti ricerche a oggi disponibili sulla correlazione tra comportamenti/condizioni modificabili e sintomi della malattia (escludendo, per esempio, quelle su nutrizione e brain training – la ginnastica per il cervello – perché giudicate non abbastanza solide). Altro indice considerato è stato l’ incidenza a livello mondiale di questi possibili fattori di rischio.

I risultati suggeriscono che l’ inattività fisica possa essere la condizione maggiormente correlata con l’Alzheimer. Negli Stati Uniti, per esempio, il 21% dei casi potrebbe essere ricondotta alla sedentarietà, il 15% alla depressione, l’11% al fumo, l’8% all’ipertensione, il 7% all’obesità e altrettanto alla poca istruzione. Se si considerano tutte le nazioni, le percentuali cambiano: il livello di istruzione arriva a contare globalmente per il 19%, mentre l’inattività scenderebbe al 13% e l’obesità al 2%.

Laura Fratiglioni, direttrice dell’ Aging Research Center presso il Karolinska Institute (Svezia), in un editoriale di accompagnamento allo studio ribadisce, però, che le conclusioni possono essere considerate solo teoriche, per ora, finché una ricerca rigorosa non venga condotta (e una sola non sarà comunque sufficiente). “ Al momento siamo in grado di identificare alcuni possibili fattori di rischio, ma non avremo una risposta definitiva finché non ci saranno degli studi sperimentali”.

Studi che hanno un costo elevato e che sono difficili da condurre, perché richiedono che un numero consistente di persone sia seguito per diversi anni.

Poiché, ad oggi, non esistono farmaci per rallentare la malattia, la ricerca si sta sempre più concentrando sui suoi stati iniziali, nella speranza di riuscire un giorno a fermarla prima ancora che si manifestino i sintomi. Sembra, infatti, che i primissimi indizi si possano cogliere anche 10-20 anni prima dello sviluppo della malattia. Per il riconoscimento precoce, la Alzheimer’s Association punta su 10 segnali:

1. Problemi di memoria che incidono sulla vita quotidiana
Se è normale, in età avanzata, dimenticare qualche volta i nomi o gli appuntamenti (per poi ricordarsene poco dopo), non lo è dimenticare fatti recenti, date importanti o eventi. Chiedere la stessa informazione più e più volte è un chiaro sintomo.

2. Difficoltà a svolgere compiti che prima venivano svolti normalmente
Avere difficoltà nello stabilire o nel seguire un programma (per esempio la lista delle cose da fare in una giornata), non riuscire ad eseguire dei semplici calcoli, non ricordare le ricette, dimenticarsi delle bollette: sono tutti elementi che devono far sospettare un principio di Alzheimer. Commettere degli errori nel fare i conti, invece, rientra nella normalità.

3. Senso di estraneità
Anche avere difficoltà a raggiungere un luogo familiare, o a gestire i soldi, o a ricordare le regole di un gioco noto sono segnali importanti. È invece normale chiedere aiuto per programmare la televisione, il forno a microonde, il decoder, e così via.

4. Confondere tempi e luoghi
Chi ha un principio di Alzheimer, può dimenticare improvvisamente il luogo in cui si trova o la data. Non è preoccupante, invece, confondere momentaneamente i giorni della settimana o se si sbaglia qualche data.

5. Problemi a comprendere immagini e relazioni spaziali
Avere difficoltà nella lettura, nel giudicare le distanze, nel determinare i colori e i contrasti, sono ulteriori segnali. Si arriva persino a pensare che la persona nello specchio sia un estraneo. Anche in chi è sano la vista diminuisce, ma per la cataratta.

6. Problemi nel parlare e nello scrivere
Spesso si fa fatica a seguire una conversazione e si sbagliano i nome degli oggetti. Anche chi non è malato qualche volta può avere difficoltà a ricordare i nomi, ma raramente inventa le parole.

7. Smarrire gli oggetti
Non è infrequente che i malati di Alzheimer mettano gli oggetti in posti insoliti, e accusino poi gli altri di furto. Perdere gli occhiali è invece un classico per quasi tutti (anziane e non).

8. Difficoltà a giudicare e a prendere decisioni
Altro sintomo è la perdita di interesse nei confronti delle attività quotidiane, come come lavarsi e tenere la casa pulita.

9. Perdita di socialità
Proprio a causa delle difficoltà riscontrate, le persone possono allontanarsi dai propri hobby e dagli interessi.

10. Cambiamenti nell’umore e nella personalità
Confusi, sospettosi, depressi, spaventati e ansiosi. Soprattutto in luoghi non familiari. Cambiamenti della personalità che nelle persone con Alzheimer sono ben visibili. È tipico dell’età, invece, svolgere determinati compiti sempre nello stesso modo e diventare irritabili se viene alterata la routine.