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Come prevenire l’Alzheimer: 5 consigli utili

Una patologia neurodegenerativa con cui convivono circa 55 milioni di persone nel mondo. Una forma di demenza che ha un decorso clinico progressivo e di cui tanti ricercatori si stanno occupando, per cercare una possibile cura.

L’Alzheimer è una delle emergenze più impellenti che si trova ad affrontare l’umanità. Da una parte il costante invecchiamento della popolazione media mondiale, ma anche le abitudini errate e uno stile di vita sempre più irregolare, frenetico e stressante, incidono negativamente sulle persone, aumentando le probabilità che questa patologia emerga, e non solo in età avanzata.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS, stima che siano oltre 55 milioni i casi in tutto il mondo, ma soprattutto, sostiene che la patologia potrebbe raggiungere quasi gli 80 milioni entro il 2030.

Ecco quindi che conoscere come prevenire l’Alzheimer è fondamentale, specie se si considera che non esistono trattamenti ad oggi, o almeno, non ancora.

COME PREVENIRE L’ALZHEIMER

Conosciuta come (AD), l’Alzheimer è la tipologia di demenza più diffusa sul pianeta. Il decorso clinico è certo e conduce progressivamente ad una neuro degenerazione che colpisce le cellule nervose.

Le aree cerebrali preposte a regolare i processi della memoria e dell’apprendimento sono quelle maggiormente colpite. Ed è per questo che i pazienti, con i primi sintomi, iniziano a sperimentare momenti di perdita della memoria a breve termine.

Ad oggi l’arma più utile che abbiamo contro questa patologia neurodegenerativa è la prevenzione che può iniziare dall’adottare uno stile di vita regolare e bilanciato. Ma anche facendo più attenzione a fattori che poco si prendono in considerazione negli ultimi tempi, come per esempio stimolare il cervello in maniera positiva e dare uno spazio di privilegio alle relazioni sociali e allo stare in compagnia.

perdita di memoria: come prevenire l'Alzheimer

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STIMOLARE IL CERVELLO E PRENDERSENE CURA

Se il cuore è il motore del nostro organismo, il cervello è di certo il timone che consente di immagazzinare informazioni complesse, scomporle e riutilizzarle in diversi contesti ogni giorno, grazie all’innesco di miliardi di processi neuronali.

Il cervello e l’attività cerebrale sono un dono straordinario che va preservato e anche aiutato con le giuste attenzioni. Una corretta alimentazione, un buon allenamento cerebrale e gli giusti stimoli favoriscono lo stato di salute di uno degli organi più vitali del nostro corpo.

D’altro canto, un cervello sano aiuta anche a tenere il cuore in salute, ma anche il contrario. Infatti, mantenere glicemia, colesterolo, pressione sanguigna entro i valori normali e prevenire quindi l’emergere di patologie che possono danneggiare il buon funzionamento di questi organi è un’ottima soluzione preventiva già da sé.

Bisogna inoltre prestare attenzione anche ai livelli di stress accumulato che oltre a limitare l’attività cerebrale può condurre a condizioni più preoccupanti e che evidentemente arrecano danno al cervello.

GLI EFFETTI NEGATIVI DELLA SOLITUDINE

La solitudine, sebbene in moderate dosi sia normale è anche indispensabile in alcuni momenti, può trasformarsi in un fattore di rischio per il declino cognitivo. La solitudine persistente, che sia esso desiderato o involontario, con il tempo può portare ad un declino dell’attività cerebrale.

La correlazione tra solitudine e Alzheimer è piuttosto evidente nello studio pubblicato sulla rivista Alzheimer’s and Dementia, dove i ricercatori hanno evidenziato come una solitudine persistente e protratta nel tempo possa aumentare anche di due volte il rischio che una qualche forma di demenza o Alzheimer emerga nel paziente rispetto a soggetti che hanno vissuto in un contesto di relazioni sociali stabile.

Lo studio ha preso in considerazione una fascia di età che varia tra i 45 e i 64 anni. Tuttavia, gli effetti della solitudine possono comparire anche in età più giovane e limitare la qualità dell’attività cerebrale nonché il completo funzionamento del cervello.

L’IMPORTANZA DELL’ATTIVITÀ FISICA

L’attività fisica è di certo parte integrante di qualsiasi ricetta che voglia favorire una prevenzione a 360 gradi di un paziente. Il nemico assoluto è invece il suo opposto, la sedentarietà. Una passeggiata o comunque un’attività prolungata ripetuta per più volte alla settimana aiuta l’intero organismo e anche il cervello, compresa la memoria e la creatività.

come prevenire l'Alzheimer

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COME PREVENIRE L’ALZHEIMER CON L’ALIMENTAZIONE

I cibi da prediligere per un’alimentazione che mira a prevenire l’Alzheimer sono quelli ricchi di vitamine e antiossidanti come verdure a foglia verde, tra cui asparagi, spinaci e rape. Ma anche il pesce azzurro, il salmone e il tonno che sono ricchi di Omega-3. La frutta deve essere sempre presente per più volte al giorno, specie quella di stagione, da preferire in assoluto. Anche frutta secca, come noci e mandorle, e olio extra vergine d’oliva con le giuste moderazioni possono aiutare.

ALIMENTI DA EVITARE PER ALZHEIMER

Alla domanda, come prevenire l’Alzheimer, è possibile rispondere con una semplice risposta: optare per una dieta più povera, ma in grado di mantenere lo stato di salute psico-fisico di una persona più a lungo. Nello specifico, è consigliato ridurre al minimo o sostituire zuccheri, sale, grassi saturi e anche le proteine derivate dagli animali. In particolar modo, evitare o comunque moderare il consumo di insaccati, salumi, formaggi e carne rossa.

CHI È PREDISPOSTO ALL’ALZHEIMER

Secondi gli studi oggi disponibili, l’Alzheimer non ha una correlazione genetica. Tuttavia, si è scoperto che possa esistere una sorta di predisposizione familiare che potrebbe quindi rendere alcuni soggetti più esposti rispetto ad altri.

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SINTOMI ALZHEIMER

Il morbo di Alzheimer è una demenza che ancora oggi è alquanto complessa da diagnosticare. Nonostante l’uso di strumenti tecnologici avanzati infatti, ancora risulta difficile differenziare le varie demenze dall’Alzheimer vero e proprio. Di fatto, è solo con l’autopsia che possono essere accertate le diagnosi e in particolare, con la verifica della presenza delle tipiche placche senili e i grovigli neuro fibrillari.

È da considerare anche la variabile sintomi che purtroppo iniziano a presentarsi in ritardo rispetto all’emergere della patologia. Questo comporta che alle prime sintomatologie sperimentate, il paziente è ormai giù in una fase in cui qualsiasi terapia non potrà apportare miglioramenti. Il decorso clinico è certo e incontrovertibile.

Sintomi Alzheimer:

  • Perdita della memoria a breve termine
  • Regresso del linguaggio
  • Riduzione dell’autonomia nelle attività quotidiane
  • Disturbi legati al sonno
  • Depressione con peggioramenti che possono condurre a deliri, allucinazioni e stati di agitazione frequenti
  • Perdita della cognizione del tempo
  • Senso di disorientamento spaziale

NUOVI MEDICINALI ALZHEIMER

Potrebbe essere quella luce alla fine del tunnel che sembrava non potesse mai arrivare: il Lecanemab, un anticorpo monoclonale che sarebbe in grado, per quanto riportato sul New England Journal of Medicine, di rallentare il decorso clinico dei pazienti affetti da Alzheimer in uno stadio iniziale.

Il nuovo anticorpo, utilizzato nell’indagine condotta dalla facoltà di medicina di Yale negli Stati Uniti, ha evidenziato che la somministrazione del Lecanemab può riuscire ad aumentare il periodo di autonomia nei pazienti che presentano sintomi lievi anche di un anno e mezzo.

Tuttavia, oltre ad essere un farmaco funzionale solo per i soggetti che riescono ad ottenere una diagnosi precoce, l’anticorpo ha anche mostrato diversi casi di effetti collaterali che hanno reso impossibile per il 7 per cento dei pazienti di proseguire il trattamento. Ciò non solo a causa di problemi transitori, ma anche di edemi o perfino emorragie cerebrali dopo la prima somministrazione.

Pertanto, la strada è aperta, ma prima che si possa trovare davvero una cura definitiva bisognerà aspettare anni di ricerca e sperimentazione in ambito clinico-medico.

TEST RAPIDO PER L’ALZHEIMER

Anche per la diagnosi dell’alzheimer si stanno facendo importanti progressi. La novità più interessante arriva dall’università di Pittsburgh, in America, dove un gruppo di ricercatori ha individuato un modo per arrivare a una diagnosi precoce della malattia. Partendo da un semplice esame del sangue.

Il test distingue la proteina tau di origine cerebrale (bd-tau) da quella prodotta in altre parti del corpo. Ed è proprio il biomarcatore bd-tau che consente di distinguere l’alzheimer da altre malattie neurodegenerative. I vantaggi della diagnosi precoce sono diversi. A parte la possibilità di intervenire con maggiore tempestività, attualmente la diagnosi dell’alzheimer arriva dalla risonanza magnetica, dalla pet o dalla puntura lombare. Tutti esami molto costosi e dai tempi lunghi.

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