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Glifosato, svolta nella battaglia per eliminare l’erbicida più usato al mondo. La Francia lo mette al bando

In Europa se ne vendono ancora ogni anno 1 milione di tonnellate, 10mila in Italia. E la Commissione europea continua a fare melina, rinviando lo stop alla vendita di un prodotto che l'Oms dichiara da anni cancerogeno. La campagna in Italia.

Glifosato, svolta nella battaglia per eliminare l'erbicida più usato al mondo. La Francia lo mette al bando
Divieto uso glifosato in Italia
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DIVIETO USO GLIFOSATO IN ITALIA

È l’erbicida più diffuso al mondo, in agricoltura ma non solo, ma è anche il più discusso e il più potenzialmente pericoloso. Il glifosato continua a essere molto venduto in Europa (1 milione di tonnellate l’anno, e ben 10mila in Italia) nonostante una letteratura vastissima, oltre 90mila documenti, che ne sottolinea rischi e pericoli per la salute. Di tutti.

L’Europa imbelle e sempre in ordine sparso continua a fare melina, prendendo tempo, tra le pressioni di alcune potenti lobby agricole che difendono l’uso del glifosato e la spinta fortissima, per eliminarlo, dell’opinione pubblica e di tutte le associazioni ambientaliste e dell’agricoltura davvero sostenibile.

Il risultato è un rinvio dietro l’altro da parte della Commissione europea sulla decisione definitiva e più importante (autorizzare il rinnovo della vendita del glifosato per i prossimi 10 anni), mentre c’è già uno strappo che potrebbe fare la differenza. È quello della Francia, un paese dove l’agricoltura è strategica e non solo sul piano economico e dove le stesse lobby agricole sono molto forti. Bene: la Francia ha rotto gli indugi e ha annunciato che voterà contro il rinnovo dell’autorizzazione per la vendita del glifosato, e con questo la partita potrebbe davvero essere vinta da parte di chi, come nel suo piccolo il nostro sito, è da sempre schierato contro l’uso del glifosato.

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COS’É IL GLIFOSATO

Si tratta di uno degli erbicidi più utilizzati al mondo in agricoltura, e non solo. Sintetizzato per la prima volta nel 1950 da un chimico svizzero, inizia ad essere commercializzato come diserbante nel corso degli anni settanta dalla Monsanto. Inizialmente impiegato per eliminare le erbe infestanti prima della semina: con la comparsa delle piante geneticamente modificate e quindi resistenti al glifosato, il diserbante ha cominciato ad essere utilizzato anche dopo la semina.

A COSA SERVE IL GLIFOSATO

A che cosa serve l’erbicida? A ripulire campi, parchi, frutteti, strade e boschi, dalle erbe infestanti. Ma anche per fare seccare i cereali prima del raccolto e raccogliere le spighe più in fretta. Il glifosato funziona perché blocca un enzima presente solo nelle piante, e quindi ha una sua efficacia.

UTILIZZO GLIFOSATO IN ITALIA

Nel nostro Paese non è possibile coltivare piante geneticamente modificate ma il glifosato viene comunque adoperato in agricoltura. Diamo atto al ministro Beatrice Lorenzin di avere preso una decisione coraggiosa e forte, come spetta a una donna di governo responsabile, sull’annosa questione dell’uso del glifosato in agricoltura. Il ministro italiano della Salute, Beatrice Lorenzin, di fronte all’ipocrisia, ai tentennamenti e alle paure dell’Unione europea, prigioniera delle solite lobby e dell’impotenza della politica, ha scelto una soluzione italiana, tutta da condividere. Con un decreto, la Lorenzin ha messo in campo alcune restrizioni, molto forti, sull’uso di questo micidiale e tossico prodotto. Primo: l’uso del glifosato è vietato “in parchi giardini, campi sportivi, aree di gioco per bambini, cortili ed aree verdi interne, complessi scolastici e strutture sanitarie”. Secondo: il divieto scatta anche in agricoltura, durante il raccolto e la trebbiatura, ovvero quando i prodotti della terra sono ormai prossimi a finire nelle nostre tavole. Terzo: in Italia vengono revocate nuove autorizzazioni di prodotti fitosanitari.

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RESTRIZIONI USO GLIFOSATO IN ITALIA

Non c’è dubbio che la Lorenzin abbia mostrato coraggio con questo decreto. Un coraggio che spicca di fronte alla bieca cecità di una Commissione europea che continua a rinviare la decisione di un divieto totale e definitivo del prodotto in tutti i  paesi dell’Unione, nonostante la chiara sentenza dell’Airc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro che fa capo all’Organizzazione mondiale della Sanità. Ricordiamolo per chi avesse la memoria corta: l’Oms, e non un gruppo di singoli scienziati, ha classificato il glifosato come un “prodotto potenzialmente cancerogeno”. E dunque da eliminare.

Restano solo alcuni dubbi sulla decisione del governo italiano. Per esempio: perché non si è andati avanti con più coraggio, vietando in modo definitivo commercializzazione e uso di questo prodotto, punto e a capo, senza tanti pezzetti di divieti. Tra l’altro anche il ministro Maurizio Martina ha sempre detto di essere contrario all’uso del glifosato. In secondo luogo, perché il governo non porta avanti una battaglia limpida, alla luce del sole, per sconfiggere mandarini, burocrati e politici nani a Bruxelles, portando l’Unione verso la sponda di un divieto del glifosato valido in tutti i paesi dell’Union? Europa dobbiamo imparare ad alzare la voce, ma non solo sulle banche o sugli investimenti per la crescita economica. Dobbiamo farlo innanzitutto quando sono in gioco diritti essenziali dei cittadini, come quello alla Salute. E invece suol glifosato, per esempio, ci siamo alsciati scavalcare dai soliti francesi.

CAMPAGNA STOP GLIFOSATO

Intanto, l’opinione pubblica si muove, e il mondo dell’agricoltura biologica e delle associazioni ambientaliste italiane si è schierato a favore della campagna StopGlifosato, alla quale aderisce anche questo sito.

I motivi sono chiari. Il diserbante più usato al mondo è stato classificato dall’Organizzazione mondiale per la salute come agente cancerogeno certo per gli animali e probabile per gli uomini. Perché, allora, correre rischi?

DANNI DEL GLIFOSATO

Inoltre in Italia ne sono state trovate quantità fuori limite non solo nei campi, ma anche nelle acque, e il motivo è semplice. Nella nebbia di un divieto di vendita che puntualmente si annuncia ma poi non si introduce, il glifosato viene utilizzato in modo massiccio in agricoltura, ma anche dalle pubbliche amministrazioni per la pulizia dei margini stradali e dei binari ferroviari. Un motivo in più per eliminarlo e sostituirlo con sostanze meno pericolose.

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RISCHI DEL GLIFOSATO

È chiaro che qui sono in gioco interessi forti dell’industria chimica e di grandi produttori agricoli che utilizzano l’erbicida. Non a caso, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), con sede in Italia, a Parma, ha sempre preso le distanze dalle ricerche e dagli allarmi lanciati dall’Oms sui rischi cancerogeni del glifosato. E come lo ha fatto? Nel modo meno limpido possibile, con una generica affermazione in base alla quale all’Autorità per la sicurezza alimentare «non risultano provati  con certezza gli effetti cancerogeni del glifosato». Forse per la «certezza» vogliamo aspettare una contabilità di morti?

Comunque non bisogna essere catastrofisti per vincere questa battaglia. Purtroppo, per essere onesti, bisogna riconoscere che l’agricoltura in generale ha fatto grandi progressi nel mondo occidentale, anche e proprio grazie agli agenti chimici. Ma oggi siamo in condizione di voltare pagina. E sappiamo i danni del glifosato, a partire dal rischio di alcuni, specifici tumori, ormai accertato da una vasta letteratura scientifica. Così come sono sicuri e documentati i danni ambientali ed economici dell’erbicida: uccide insetti e uccelli, quindi mette in pericolo la stessa biodiversità.

Concentrare tutta la battaglia su un sì o un no al glifosato è un altro errore. L’agricoltura di oggi, nel nostro continente, è in gran parte non sostenibile: insetticidi velenosissimi, liquami tossici, un uso smodato di antibiotici, per esempio, nella produzione della carne. Quanto basta per essere preoccupati senza lanciare continui allarmi. E quanto basta per lavorare intensamente, il più intensamente possibile, nella ricerca di valide alternative. Innanzitutto aiutando, in modo concreto, gli agricoltori ad imboccare la strada della sostenibilità.

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