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Un mondo senza carne? Non e’ detto che sia piu’ pulito

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Nel mondo occidentale ogni persona mangia mediamente 100 kg di carne all’anno. “Meno carne, meno riscaldamento globale”, recita uno dei motti ambientalisti per ridurre l’impatto dell’uomo sull’ambiente. Ma eliminare la carne dal piatto di ogni giorno e’ davvero un beneficio per l’ambiente? Alcuni ne sono convinti: “Nel mondo industrializzato il miglior modo per ridurre l’impatto ambientale da parte dell’uomo e’ che questi diventi vegetariano”, sostiene Annette Pinner, responsabile della Societa’ Vegetariana della Gran Bretagna. Ma cosa succederebbe se tutti gli uomini togliessero la carne dalla loro dieta? Se da un lato le ricadute sarebbero importanti per l’ambiente, i risultati a piu’ ampio spettro – secondo un’inchiesta realizzata da New Scientist- sarebbero comunque tali da sorprenderci e forse porterebbero ad un ripensamento.

Secondo la Fao, nel 2008 il mondo ha consumato 280 milioni di tonnellate di carne, 700 milioni di tonnellate di latte e 1,2 miliardi di uova e cio’ ha significato un enorme costo per l’ambiente. L’agricoltura necessaria per allevare gli animali, infatti, e’ la prima imputata per tali danni: basti pensare all’acqua necessaria per l’irrigazione, all’uso dei combustibili per i trattori, ai pesticidi e ai fertilizzanti immessi nei suoli che causano l’eutrofizzazione dei laghi. E del grano che si produce nel mondo per allevare gli animali solo il 10% si converte realmente in carne, latte o uova: il resto serve per nutrire l’animale durante la sua vita. Ci sono poi le conseguenze legate al trasporto della carne che richiede ulteriori grandi quantita’ di combustibili fossili. Oltre al fatto che l’uso degli antibiotici nell’allevamento del bestiame rende i batteri piu’ resistenti ad essi quando interessano l’uomo. E gli animali da allevamento sono la causa prima dell’erosione dei suoli a causa del loro calpestio. Altri esempi negativi? L’immissione di metano (importante gas serra) nell’atmosfera emessa dagli animali da allevamento e la distruzione delle foreste per far posto alle terre per gli animali. Sembrerebbe davvero, dunque, che un mondo senza allevamenti sarebbe davvero piu’ “verde”.

Ma l’indagine della rivista scientifica mostra anche altri aspetti della questione. Se si decidesse realmente che l’uomo debba togliere dalla sua dieta la carne, questo dovrebbe valere indifferentemente in tutto il mondo. Ma ancora oggi per oltre un miliardo di persone nel Terzo Mondo un piccolo numero di pecore, capre o mucche sono la base del sostentamento e piccoli allevamenti di animali in aree semidesertiche crea senza dubbio meno impatto ambientale che non grandi distese di frumento o ortaggi in grado di sostituire la quantita’ di nutrienti presenti nella carne per tali popolazioni. La considerazione, al fondo, e’ in qualche modo politica. Se si decidesse di lasciar loro gli animali, ma toglierli al mondo ricco, chi lo dovrebbe decidere? E con quali criteri?

Un grosso errore poi, lo si farebbe se si eliminassero i maiali e i polli che non hanno bisogno di grano. Essi infatti, possono vivere con gli avanzi delle tavole, ricche o povere che siano. “I maiali sono una vera pattumiera dell’uomo moderno. Noi diamo loro i nostri avanzi e loro ci restituiscono carne. Un vantaggio che un mondo senza carne non avrebbe in alcun modo. Purtroppo oggi anche ad essi vengono dati cereali, commettendo un grave errore di sostenibilita’”, sottolinea Tara Garnett che dirige il Climate Research Network della University of Surrey in Guildford (UK).

Senza allevamenti si avrebbe un deficit non indifferente per quel che riguarda i sottoprodotti di origine animale. Un mondo senza carne non avrebbe a disposizione circa 11 milioni di tonnellate di cuoio e 2 milioni di tonnellate di lana e cio’ vorrebbe dire sostituire i materiali che si fanno con essi con materiale per lo piu’ derivato da combustibili fossili producendo ulteriore anidride carbonica. La mancanza di animali vuol anche dire un minor uso di fertilizzanti di origine animale, ossia di letame e questo implicherebbe un maggior uso di fertilizzanti artificiali.

“Un mondo senza animali vorrebbe dire anche un mondo senza latte, perche’ non si puo’ produrre latte senza carne”, spiega Helmut Haberl, un ecologista sociale presso l’Istituto di Ecologia sociale di Vienna. Le vacche da latte devono partorire ogni anno per produrre latte e solo la meta’ delle progenie e’ femmina. Cosa si dovrebbe fare dei maschi? Ucciderli appena nati? Sarebbe un mondo piu’ ecologico questo?

Come si vede le domande che si pongono di fronte alla facile sentenza dei vegetariani “meno carne = meno riscaldamento” sono molte e non di facile risposta. Un mondo utopico senza allevamenti e’ ancora di la’ da venire e dunque, se gli allevamenti continueranno in futuro, e’ piu’ corretto chiedersi quanta carne si vuole produrre e come la si vuole produrre, piuttosto che volerla far scomparire del tutto. Una risposta viene da Walter Falcon, un economista agricolo della Standford University: “I migliori allevamenti del futuro sono quelli ad alta intensita’”, che in altre parole vuol dire dimenticarci i bovini e le pecore che pascolano su bucolici prati di montagna. Gli animali al pascolo infatti, bruciano una grande quantita’ di energia a danno della produzione della carne e crescono piu’ lentamente rispetto ad animali allevati in stalla, inoltre emettono piu’ metano durante la loro esistenza. Una vacca libera emette circa 50 kg di metano all’anno, contro i 26 kg emessi da una allevata in stalla.

Ma una vacca, comunque la si allevi, e’ un produttore di carne molto meno efficiente di un maiale o di un pollo. Questi infatti, possono fare a meno dei cereali (che possono essere lasciati all’uomo) e la produzione di un chilogrammo di loro carne produce meno anidride carbonica di una mucca. Per un chilogrammo di carne di pollo si producono 3,6 kg di anidride carbonica, 11,2 kg per un chilo di carne da maiale, contro i 28,1 kg per un chilogrammo di carne bovina.

In questo quadro complesso resta un dato: e’ comunque giusto che il mondo ricco riduca di molto l’uso della carne per il proprio sostentamento visto che tra il 1980 e il 2002 il consumo di carne pro capite nei paesi in via di sviluppo e’ raddoppiato, toccando i 28 kg all’anno e si prevede che salira’ a 37 chilogrammi l’anno entro il 2030.