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Siamo quello che ha mangiato nostra madre

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Se nostra madre, quando era incinta, ha mangiato male ne pagheremo le conseguenze invecchiando prima e peggio, ammalandoci con grossa probabilità di diabete di tipo due. È questa, in soldoni, la conclusione a cui sono arrivati Susan Ozanne e i suoi collaboratori dell’Istituto di Scienze Metaboliche dell’università di Cambridge attraverso una ricerca condotta sui ratti, pubblicata sui Proceedings of the National Academy of Science.

STUDIO – Si sa da tempo che la dieta durante periodi critici dello sviluppo, primi fra tutti i nove mesi passati nell’utero della mamma, può avere ripercussioni sulla salute : «L’alimentazione della madre è un fattore ambientale che può modificare l’espressione dei geni del feto – spiega Ozanne –. La modifica dell’attività dei geni porta a variazioni nelle funzioni dei tessuti e quindi anche nel rischio di sviluppare alcune malattie: si sa, ad esempio, che i figli di donne che hanno seguito una dieta poco sana durante la gravidanza hanno una maggior probabilità di andare incontro a diabete di tipo due nel corso della loro vita». Finora, però, si sapeva ben poco dei meccanismi molecolari responsabili di tutto ciò: lo studio della Ozanne ha fatto chiarezza, individuando un gene, Hnf4a, che ha un ruolo nello sviluppo del pancreas e nella sintesi di insulina e che sembra fondamentale per spiegare gli effetti della dieta materna sulla salute del figlio. La ricercatrice si è servita di un modello sperimentale già noto: ha utilizzato i ratti, perché in questo animale da esperimento è già noto il tipo di alimentazione durante l’attesa che provoca poi la comparsa di diabete nella prole. Nei ratti figli di mamme malnutrite o normalmente alimentate in gravidanza i ricercatori hanno valutato l’espressione di alcuni geni, scoprendo che Hnf4a è meno espresso durante tutta la vita dei figli di madri malnutrite.

DIABETE – Il “silenziamento” di questo gene è un processo che inevitabilmente si associa all’invecchiamento, ma nei ratti nati da madri malnutrite la diminuzione dell’espressione del gene è più pronunciata e precoce. Tutto questo si traduce in una riduzione della funzionalità del pancreas, e quindi in un calo della capacità di produrre insulina; da qui il maggior rischio di diabete durante l’invecchiamento. «Abbiamo fatto esperimenti anche su cellule umane che producono insulina, in vitro, osservando che l’espressione del gene Hnf4a è controllata allo stesso modo nell’uomo – chiarisce Ozanne –. È sorprendente notare come la dieta materna in gravidanza “marchi” i nostri geni per tutta la vita, incrementando il rischio di malattie età-correlate come il diabete». Nessun allarme per le donne incinte, però: «Questi dati non cambiano nulla nella pratica clinica, perché già sappiamo che le donne in gravidanza devono seguire una dieta sana e bilanciata: i dati ci spiegano perché è così, ma non devono aggiungere preoccupazioni nelle future mamme», ha commentato Jeremy Pearson della British Heart Foundation.

DIETA GIUSTA – Come deve essere allora la dieta durante i nove mesi? Secondo le indicazioni dell’Associazione Nazionale Dietisti (ANDID), deve essere innanzitutto variata e sana: almeno due porzioni abbondanti al giorno di verdura e 3-4 frutti, variando spesso e preferendo i prodotti di stagione; almeno 3 porzioni di latte fresco o yogurt al giorno; nell’arco della settimana, consumare almeno 2 volte il pesce (preferibilmente pesce azzurro), 2-3 volte i formaggi freschi, 1-2 volte le uova, almeno 1 volta i legumi e poi carni magre, rosse e bianche. Per il condimento, sì all’olio extravergine d’oliva, meglio se crudo; fra i metodi di cottura, preferire quella al vapore, alla piastra e i brasati. Ricordandosi di bere molta acqua, almeno un litro e mezzo o due ogni giorno. Meglio evitare carni e pesci crudi, limitando al massimo anche i salumi, i condimenti grassi come burro e panna e le bevande gassate o zuccherate, concedendosi al massimo 2-3 tazzine di caffè al giorno.