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Se scambiarsi l’auto diventa un affare

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Stefano Montefiori

«Smettete di lavorare per la vostra auto e fate lavorare la vostra auto per voi» , è lo slogan che sta alla base dell’autonoleggio tra privati, un fenomeno di crescente successo negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia e da qualche settimana in Francia. Noto come peer-to-peer car sharing nei Paesi anglosassoni, l’autonoleggio tra privati nasce dalla constatazione che un’automobile — molto costosa tra manutenzione, bollo e assicurazione— rimane parcheggiata la stragrande maggioranza del tempo (il 95%, secondo uno studio commissionato dal Comune di Parigi). In una grande città con un sistema di trasporti pubblici che funziona come la capitale francese, dal metrò agli autobus alle bici a noleggio Velib’, l’automobile viene usata in media una volta alla settimana per fare acquisti, o per altre missioni puntuali come accompagnare un anziano a una visita medica. Perché non condividerla con altri che ne fanno lo stesso, sporadico uso, e ricavare un po’ di denaro? «Ho pensato di applicare le potenzialità degli smartphone al car-sharing, e di assecondare l’evoluzione del rapporto delle persone con la macchina — dice Paulin Demonthon, fondatore di Voiturelib. com —. Un’automobile è sempre meno un’estensione della personalità, e sempre più un semplice mezzo di trasporto» . Se una Porsche è uno status symbol, per altri motivi lo sta diventando anche un’automobile da città con l’adesivo di Buzzcar. com, il servizio fondato dall’americana Robin Chase che a Parigi mette in contatto i privati che vogliono offrire e prendere a noleggio un’auto anche solo per un’ora. In due settimane, oltre 500 persone si sono iscritte e hanno scaricato l’applicazione per l’iPhone. Secondo uno studio dell’Automobile Club francese — debitamente riportato da Buzzcar —, un’auto costa al proprietario in media 5.609 euro all’anno: quanto basta per spronare chi già la possiede a rientrare almeno in parte delle spese, e spingere gli altri all’acquisto dell’uso, e non del mezzo. La questione dell’assicurazione, che a lungo ha frenato questo tipo di soluzioni, è presa in carico dalla società, che trattiene una commissione tra l’ 11%e il 16%sui 7 euro all’ora o i 75 al giorno pagati in media da un cliente al proprietario. Nel caso di Buzzcar i due contraenti si incontrano per lo scambio delle chiavi, mentre Voiturelib. com e Livop. fr evitano la seccatura con un sistema di chiavi magnetiche e una geolocalizzazione sul telefonino. Il car sharing tra privati si sta diffondendo con successo anche a Londra, in Germania e presto potrebbe arrivare in Italia, sull’onda del passaggio dall’iperconsumismo al «consumo collaborativo» teorizzato da Rachel Botsman e Roo Rogers nel libro What’s mine is yours (Harper Collins, 2010), e che già viene praticato da quanti si scambiano felicemente le case per le vacanze. Un iscritto a Voiturelib. com propone una Maggiolino d’epoca decappottabile bianca «perfetta per i matrimoni» , e un altro in Corsica offre ai continentali in arrivo sull’isola una Renault Espace «più conveniente rispetto al costo del traghetto» . Certo, si perde il rapporto sentimentale con la propria auto. Paolo Conte non avrebbe noleggiato la Topolino amaranto. Ma era tanto tempo fa, l’estate del ’ 46.