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Compiti su Internet: più tempo passi sui social network, peggio vai a scuola

Secondo uno studio del Dipartimento di Sociologia dell'Università Bicocca di Milano per ogni ora passata a fare i compiti con internet, l'apprendimento cala.

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L’uso di internet, per chattare sui social network o per cercare informazioni e approfondimenti, non aiuta l’apprendimento. Secondo uno studio del Dipartimento di Sociologia dell’Università Bicocca di Milano per ogni ora passata a fare i compiti con internet, l’apprendimento cala.

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«La cosa più sorprendente è che sono proprio le ore passate su Internet a casa per fare i compiti quelle che si associano più negativamente con l’apprendimento» dice Marco Gui, ricercatore in Sociologia dei media e coordinatore del Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Università di Milano-Bicocca «tanto che per ogni ora passata in più a fare i compiti con Internet, l’apprendimento in italiano cala di 2,2 punti – in una scala da 0 a 100 – e quello in matematica addirittura di 3,2 punti. La ricerca ora ha il compito di capire il perché di questa connessione negativa, la dinamica di questo rapporto».

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Mediamente tutti trascorrono 3 ore al giorno online – anche se gli allievi dei centri di formazione professionale superano quelli dei licei e dei tecnici – ma considerando il più popolare dei social network, Facebook (usato dall’82% degli intervistati), chi frequenta un liceo predilige avere un profilo privato e mantenere i contatti con persone conosciute offline, mentre i ragazzi degli istituti professionali sono più aperti alle nuove conoscenze online e per questo motivo preferiscono un profilo pubblico. Lo sceglie il 35% degli studenti dei Centri di formazione professionale e soltanto il 18% dei liceali. In genere tutti i giovani preferiscono chattare sui social network (83% del campione) ma non sottovalutano l‘uso del web per approfondimenti e ricerche (53%).

Un altro aspetto della ricerca riguarda il ruolo degli adulti, genitori e insegnanti, rispetto all’uso di internet e dei media digitali da parte dei ragazzi. «In generale abbiamo osservato un basso intervento da parte dei genitori nell’uso di internet da parte degli figli – spiega Marina Micheli, del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale, fra i ricercatori che hanno curato l’indagine – soprattutto per quanto riguarda quelle forme di mediazione che definiamo attiva, cioè dare suggerimenti per un uso più articolato e complesso della Rete. Soltanto una fascia fra il 13 e il 18% dei genitori dà consigli su siti internet per lo studio o per gli interessi personali dei figli. Per quanto riguarda il ruolo degli insegnanti nel trasmettere un uso critico di internet abbiamo rilevato che le attività sono tendenzialmente poco diffuse, ad esclusione del suggerimento di siti per lo studio, che è fatto dal 55% dei docenti».

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