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Perché siamo attirati dal gioco d’azzardo (Natasha Dow Schull)

Per la maggioranza dei giocatori non importano le probabilità di vittoria. Conta la possibilità di vincite enormi, che consentono di svoltare. E anche l’architettura delle slot machine è costruita per drogare il giocatore.

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PERCHÉ SI GIOCA D’AZZARDO –

A chi ancora difende la febbre del gioco d’azzardo in Italia, alimentata dallo Stato, suggeriamo la lettura di un libro molto istruttivo: Architetture dell’azzardo di Natasha Down Schull, Luca Sossella Editore.

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GIOCO D’AZZARDO DIPENDENZA –

Scoprirete così, per esempio, che alla maggioranza dei giocatori importano poco le probabilità di vittoria, mentre sono attratti dalla possibilità di vincere una somma enorme. E di cambiare vita, di svoltare. È questo il sottile meccanismo psicologico spenna-polli che funziona con le famose slot machine di cui è piena l’Italia. Ed è questa la vera rivoluzione, spinta dalla tecnologia, che attraverso la creazione di luoghi fisici o sul web, densamente popolati di macchinette, ha trasformato l’azzardo in una droga di massa di cui si può diventare dipendenti.

ARCHITETTURE DELL’AZZARDO NATASHA DOWN SCHULL –

La storia di questa rivoluzione è ben raccontata nel libro della Schull, che spiega come anche i cambiamenti nell’architettura delle slot machine sono una chiave per capire come funziona, male, la mente umana di fronte alle possibilità dell’azzardo. Innanzitutto funziona la strategia, che si è dimostrata vincente, delle ripetizione di episodi corti e semplici, come mettere i soldi e schiacciare un pulsante, che costringono a rimanere concentrati sul ritmo incalzante delle giocate.  E crea la terribile dipendenza.

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