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Olio di palma, l’Unione europea è pronta ad arrendersi. Sulla pelle dei consumatori

Gli interessi in gioco sono enormi, basta pensare che in Italia tra il 2011 e il 2015 le importazioni di olio di palma sono aumentate del 300 per cento. E ci ritroviamo con i bambini più obesi d’Europa.

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OLIO DI PALMA UNIONE EUROPEA –

Le indiscrezioni si accavallano, e purtroppo non vanno nella direzione in cui speravamo. Sembra che l’Unione Europea, dopo alcune riunioni dei soliti comitati di esperti e dei burocrati di Bruxelles, si orienti a non prendere alcuna decisione contro l’olio di palma. Una soluzione pilatesca, un tentativo piuttosto subdolo di prendere tempo di fronte a un problema gravissimo di sicurezza alimentare, un inchino alle grandi lobby multinazionali del settore.

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I PROVVEDIMENTI DELL’UNIONE EUROPEA RIGUARDO L’OLIO DI PALMA –

L’Unione europea, ricordiamolo, dovrebbe intervenire in modo radicale dopo il recente Rapporto dell’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, che considera l’olio di palma un vero pericolo assoluto. Non solo per gli effetti sull’obesità, e sui rischi cardiovascolari, ma anche perché può provocare il cancro. Un pericolo gravissimo, visto che stiamo parlando di un ingrediente ormai presente in buona parte degli alimenti, dalle merendine alle fette biscottate, dagli snack ai grissini, fino ai prodotti per l’infanzia.

IMPORTAZIONI OLIO DI PALMA IN ITALIA –

D’altra parte gli interessi in gioco sono enormi. Soltanto in Italia le importazioni dell’olio di palma, che ha un basso costo rispetto ad altri oli, sono passate da 274mila tonnellate del 2011 a 821mila tonnellate del 2015. In pratica, in quattro anni sono cresciute del 300 per cento. Arrivando a un’assunzione media di olio di palma in Italia di 12 grammi al giorno pro capite. Anche per questo abbiamo i bambini più obesi d’Europa.

E tutto questo nonostante gli allarmi delle autorità sanitarie. L’avvocato Dario Dondo, esperto di Diritto alimentare e fondatore del sito Great Italian food trade, ha dichiarato al quotidiano Avvenire: «I rischi e i danni dell’olio di palma ormai si conoscono da anni, e sono certificati a livello scientifico. Le multinazionali alimentari continuano a difendere i loro guadagni sulla pelle della gente e dei consumatori, e siamo di fronte a un vero Palmaleaks». L’unica, magra consolazione, per il momento arriva da qualche azienda che, senza aspettare le decisioni di Bruxelles, ha iniziato a prendere le distanze dall’olio di palma, sostituendolo negli ingredienti di base dei propri prodotti.

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