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Ogni anno le donne italiane abortiscono meno

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Ogni anno le donne italiane abortiscono meno. Non e’ chiaro se sia l’effetto di una maggiore padronanza dei metodi contraccettivi o di un aumento degli ostacoli posti sulla strada di chi decide di interrompere una gravidanza. Sono aumentati infatti gli obiettori di coscienza, i consultori restano pochi e le difficolta’ da superare sempre molte.

Calano gli aborti. Nel 2009 in Italia sono state effettuate, secondo i dati preliminari in possesso del ministero della Salute, 116.933 interruzioni volontarie di gravidanza (ivg), con un calo del 3,6% rispetto al dato definitivo del 2008, che e’ di 121.301 casi. Un dato, quello del 2008, che vede un dimezzamento (-50,2%) rispetto al 1982, anno in cui si e’ registrato il piu’ alto ricorso all’Ig, e un calo del 4,2% rispetto al 2007. Il tasso di abortivita’, ossia il numero di Ivg per mille donne in eta’ feconda tra i 15 e i 49 anni, nel 2009 e’ risultato pari a 8.3 ogni mille donne, con un decremento del 3,9% sul 2008: un valore tra i piu’ bassi rilevati nei paesi industrializzati.

Aumentano gli obiettori di coscienza. Nuovo aumento, nel 2008, dell’obiezione di coscienza tra ginecologi, anestesisti e personale non medico in Italia. Secondo i dati definitivi per il 2008 contenuti nella relazione del ministero sulla attuazione della legge 194 del ministero della Salute, nel 2008 i ginecologi obiettori di coscienza hanno toccato quota 71,5% contro il 70,5% del 2007 e il 58,7% del 2005. In pratica, 7 ginecologi su 10 non vogliono
praticare l’interruzione di gravidanza.
Gli anestesisti salgono al 52,6% (era 45,7% nel 2005) e il personale non medico al 43,3% (era 38,6% nel 2005). Per alcune regioni, soprattutto al Sud, l’aumento e’ molto rilevante: percentuali ‘bulgare’ di ginecologi obiettori, superiori all’80%, si registrano in Lazio (85,6%), in Veneto (80,8%), in Molise (82,8%), in Campania (83,9%), in Basilicata (85,2%) e in Sicilia (81,7%). Anche per gli anestesisti i valori piu’ elevati si rilevano al sud, con un massimo di oltre il 77% in Molise e Campania, mentre il personale non medico tocca record di obiezione in Sicilia (87%) e in Molise (82%).
“La tendenza, nel tempo, alla diminuzione dei tempi di attesa – sottolinea il ministero – tra il rilascio della certificazione e l’intervento e il contemporaneo aumento della percentuale di
personale obiettore, sembrano indicare che il livello dell’obiezione di coscienza non ha una diretta incidenza nel ricorso all’Ivg.

Il governo contro la Ru486. Gli elementi attualmente a disposizione del ministero della Salute indicano gia’ alcune possibili criticita’ della procedura farmacologia usata per effettuare l’interruzione volontaria di gravidanza. Nel 2005 la Ru486 e’ stata usata in Piemonte e Toscana su 132 casi, nel 2006 in Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Marche e in provincia di Trento su 1.151 casi (lo 0,9% del totale delle Ivg effettuate, nel 2007 in Emilia Romagna, Toscana, Marche, Puglia e provincia di Trento su 1.010 casi e infine nel 2008 e nel 2009 nelle stesse aree rispettivamente in 703 e 857 casi.
Dati che sono insufficienti a descrivere compiutamente la situazione dell’aborto farmacologico in Italia, ma – precisa il ministero – gli elementi a disposizione indicano gia’ alcune possibili criticita’ della procedura farmacologia: la difficolta’ nel registrare gli effetti collaterali, gli eventi avversi e ad individuare – enumera il ministero della Salute – la fase
dell’espulsione del feto in caso di ricovero non ordinario o di dimissioni anticipate contro il parere medico, la perdita di fati sulla visita di follow up del quattordicesimo giorno.

Aborti clandestini. Sono stimati in 15mila nel 2005 gli aborti clandestini in Italia. Il dato, spiega il ministero della Salute, e’ stato effettuato nel 2008 e rappresenta una stima per il 2005, ultimo anno per il quale sono disponibili tutti i dati per calcolare gli indici riproduttivi necessari per applicare il modello. E’ calcolato solo sulle donne italiane, per le straniere il ministero giudica impossibile avere stime attendibili.

Aumentano i contraccettivi, cala la pillola del giorno dopo. E’ la Sigo, la Societa’ di ginecologia a fornire queste cifre. Per la prima volta da quando e’ in commercio, nel 2009 si e’ registrato un calo del ricorso alla pillola del giorno dopo, pari al 4,7%. Sono i risultati dell’indagine condotta fra 4mila ragazzi e ragazze con la campagna Travelsex.
Allo stesso tempo si e’ registrato un leggero aumento dell’uso della pillola contraccettiva, passata dal 16,2% al 16,3%, soprattutto fra le giovanissime (la usa il 18% del campione intervistato).

Pochi consultori. Sono il 30% in meno del numero stabilito dalla legge. Attualmente in Italia – spiega Emilio Arisi, consigliere Sigo – esistono 2.168 consultori pubblici e 114 privati, per un totale di 0,7 consultori per 20mila abitanti, quando dovrebbero essere uno ogni 20mila abitanti, come previsto dalla legge 34/1996. Tra l’altro i consultori privati non collaborano mai nell’opera di educazione sessuale e alla contraccezione, essendo
di tipo religioso o confessionale.