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L’America processa l’obesità

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NEW YORK
L’ ULTIMO eroe della guerra all’ obesita’ e’ l’ agente del Baltimore Police Department che ha fatto scattare le manette ai polsi di Jerri Gray, 49 anni, di Travelers Rest, South Carolina. Ma che cosa ho fatto?. Arrestata in fragranza di reato: colpevole per l’ obesita’ del figlio. Si, ora il suo avvocato, Grant Verner, dice che la donna aveva tentato di tutto per far dimagrire Alexander, 14 anni, come da direttiva dei servizi sociali. Ma il giudice, buttato un occhio su quel colosso di 225 chili, deve avere pensato il contrario. Cinquantamila dollari di cauzione dopo, la storia gia’ venduta in esclusiva, Jerri e’ tornata a casa. Alexander e’ in cura ai servizi sociali. “Che cosa ne potevo sapere di cosa mangiava mio figlio quando ero fuori casa? Al lavoro facevo il doppio turno per qualche soldo in piu’. Che colpa ho?”. Jerri non e’ sola. Texas, Pennsylvania, New Mexico, Indiana, California e New York sono gli stati che, finora, hanno portato i genitori davanti al giudice. Con esiti diversi. Solo California e Indiana, ha ricostruito Usa Today, si sono spinti a trasformare la “negligenza” in reato penale. Linda Spears della Child Welfare League: “Ma l’ incriminazione dovrebbe essere l’ ultima risorsa. Ci sono serie conseguenze per la salute del bambino? Sono stati compiuti tutti gli sforzi per lavorare con la famiglia?”. Evidentemente non bastano. In America piu’ del 17 per cento dei bimbi tra i 2 e i 5 anni e’ obeso. E quando si sale tra i 16 e i 19, sono 51,6. Piu’ di un ragazzo su due. I problemi di salute sono enormi, diabete, disturbi cardiaci. Ma nel paese dove tutto ha un costo non si possono sottovalutare quelli sociali. Secondo una ricerca della Yale University “gli insegnanti hanno minore aspettative sui bambini sovrappeso”. Adesso nel mirino e’ finito perfino il nuovo direttore alla sanita’, Regina Benjamin: “E’ diventata grassa per la sua pigrizia” ha tuonato su Fox News l’ esperto Michael Karolchyk, “come fa a stare in quel posto?”. Insomma, siamo gia’ a quel “chilogramatticamente scorretto” contro cui si battono associazioni come l’ American Obesity Society: veri movimenti di liberazione, che hanno trovato la loro bibbia, The Fat Studies Reader, lo studio di Esther D. Rothblum e Sandra Solovay, universita’ della California, in uscita in autunno ma gia’ bandiera dell’ obesity pride.

Lo scenario non stupisce in un paese in cui almeno il 30 per cento e’ sovrappeso. Per la gioia, tra l’ altro, dell’ industria mai in recessione degli avvocati, vedi l’ Obesity Law di Chula Vista, California, pronta a trasformare in profumatissime parcelle le richieste d’ aiuto degli “obesi offesi”. L’ emergenza, pure nella diversita’ geografica (picchi a sud-est, dal Texas alla Florida, meglio a Nord Ovest, dall’ Oregon al Montana) e’ nazionale, e a livello federale andrebbe affrontata, come finalmente sembra realizzare il Centro per il controlloe la prevenzione delle malattie, che per fine mese ha organizzato a Washington la prima conferenza sul controllo e la prevenzione dell’ obesita’, con un titolo che e’ un programma: “Il peso di una nazione”. La verita’ e’ che una strategia unificata non c’ e’. Soltanto 20 stati su 50 obbligano le scuole a fare gli screenings attraverso l’ indice di massa corporea (Bmi). Ma proprio ieri il Wall Street Journal metteva in guardia sulle difficolta’ e le incongruenze nella raccolta dei dati: se veri, gli ultimi disponibili fotograferebbero per la prima volta una realta’ statica: il tasso di obesita’ non crescerebbe piu’. Possibile? Gli esperti frenano, e invitano a guardare ancora una volta ai ragazzi. Ron Jones, esperto e proprietario di wellness center da Atlanta a Los Angeles, non ha dubbi: “L’ obesita’ infantile e’ abuso sui minori. Se a tuo figlio dai una droga, finisci davanti al giudice. Se lo uccidi con il cibo, perche’ no?”.