Autostima, andiamoci piano con il suo uso - Non sprecare
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L’autostima aiuta a vincere la depressione. Purché non si trasformi nel patologico narcisismo

Tutti tendiamo a sopravvalutare i nostri pregi, ignorando i difetti. E il cervello ci aiuta a nascondere verità scomode. Il supporto dei social network

Andiamoci piano con l’autostima. In tempi di incertezza e di sospensione, ma pur sempre di grande competizione tra le persone, la fiducia nei propri mezzi è comunque uno strumento importante per andare avanti. Quasi un’arma di sopravvivenza. Inoltre, un insieme di giudizi positivi, che collegati uno con l’altro da una fitta rete di fili portano all’autostima e all’apprezzamento di se stessi, è anche il modo più efficace per scavare dentro. E conoscerci. Approfondire la nostra natura, anche andare a capire dove nascono i nostri comportamenti più frequenti e in quale rapporto vanno messe le aspettative che abbiamo con i risultati ottenuti.

AUTOSTIMA

Ma è in questa ricerca che possono iniziare i problemi, con lo spreco dell’autostima che utilizziamo in modo surrettizio. Se parlate con uno psicologo vi dirà, e ne avete traccia anche su Internet, quali sono i meccanismi che aiutano a coltivare l’autostima. Alcuni utili, altri davvero poco significativi. Tra i primi ci sono sicuramente la capacità di potenziare le facoltà cognitive (a partire dall’antico conosci te stesso), l’autocontrollo e l’abituarsi a convivere con i propri difetti e con i propri limiti.

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RISCHI ECCESSIVA AUTOSTIMA

Tra l’altro autostima è un esercizio che spesso gli analisti sollecitano ai loro pazienti: un invito a darsi una mossa, a non restare prigionieri degli eventi, paralizzati dalla paura e dall’impotenza. Una spinta a uscire dal cono d’ombra della depressione, anche con la possibilità di sopravvalutare le nostre capacità.

E allora dove sta il rischio? Nella natura umana. Le persone tendono comunque a sopravvalutare i loro pregi e a ignorare i propri difetti. Questo è un atteggiamento naturale, non c’è bisogno dell’analista per attivarlo. Il cervello è un abile maestro nel nascondere informazioni spiacevoli, verità scomode che potrebbero farci dubitare di noi stessi, e di farci sentire, piuttosto gonfi, dalla parte del giusto. Una dinamica che si replica nei tre universi dell’autostima: cognitivi, affettivi, sociali.

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TROPPA AUTOSTIMA PORTA AL NARCISISMO

Quando l’autostima raggiunge il suo apice, sul piano cognitivo, arriviamo fino all’illusione di essere forniti di una sorta di onnipotenza nelle nostre competenze. Fecero scalpore alcuni anni fa, quando iniziarono le ricerche sulla genesi e sugli effetti dell’autostima, i risultati di test pubblicati sul British Journal of Psychology. Più della metà degli automobilisti è convinta di guidare meglio della media, e non è disponibile a cambiare idea, a ridurre la sua enorme autostima al volante, neanche se ha appena avuto un incidente.

Ancora peggio è andata con i professori universitari e con i detenuti. Il 94 per cento dei docenti che insegnano nelle varie facoltà dichiara di farlo «molto meglio» della media dei suoi colleghi. L’autostima porta a sentirsi, anche in cattefra, un essere superiore. La maggioranza dei detenuti, in carcere per rapina o per violenza, si considera più onesti, più gentili e più degni di fiducia, delle persone con le quali condivide una pena da scontare in un penitenziario.

NON ESAGERIAMO CON L’AUTOSTIMA

Sul piano affettivo, quando l’autostima si alza oltre la soglia di sicurezza, ci si considera esseri sentimentalmente superiori rispetto al partner. «Non mi ami come io amo te» è la sintesi di questo ragionamento, premessa per arrivare in tempi molto più brevi del prevedibile a una non pacifica separazione. Oppure: «Io sono sempre dalla tua parte, tu non ci sei». Come se il partner tradisse il patto di ferro di una relazione d’amore fondata sulla complicità.

Nella sfera sociale l’autostima trova un potentissimo strumento di diffusione nella tecnologia, e in particolare nell’uso compulsivo dei social network. Uno studio della Cornell University di New York dimostra come gli abituali frequentatori di Facebook sono persone nelle quali il livello di autostima aumenta decisamente rispetto alla media. Si cerca, online, la conferma della propria opinione e della propria verità; ci si convince che l’opinione degli altri conta meno di zero; si spargono giudizi e sentenze dall’alto di una presupposta superiorità, anche morale. A quel punto il passo dall’autostima, svuotata di un minimo di buonsenso e di ragionevolezza, verso il narcisismo patologico diventa brevissimo.

DIVERSE FORME DI NARCISISMO

Se il passaggio dall’autostima al narcisismo è una curva, anche piuttosto stretta, lo stesso narcisismo ha almeno due volti, molto differenti uno dall’altro. Il narcisismo dell’arroganza e quello della fragilità, che spesso convivono nella stessa persona. Già una trentina di anni fa lo psicoanalista inglese Herbert Rosenfeld aveva studiato una distinzione tra “narcisisti a pelle spessa” (thick skin) e quelli “a pelle sottile”  (thin skin). I primi sono superbi e sprezzanti; i secondi si mostrano come persone fragili e timorose. In entrambi i casi, e in modi opposti, rappresentano uno sconfinamento dell’autostima nelle sabbie mobili del narcisismo.

NARCISISMO E INTERNET

L’universo dei social è fatto su misura per aumentare il narcisismo patologico. La promozione dell’immagine non è certo una scoperta delle piattaforme di Internet. Gli artisti e gli scrittori, per esempio, hanno sempre dedicato molto spazio del loro lavoro alla cura dell’immagine. Con autoritratti e autobiografie. La differenza è la dimensione raggiunta dalla circolazione di queste immagini grazie alla tecnologia, ai social e al divismo, ipotetico o reale, che ne consegue, misurato in termini di follower. Non è necessario diventare un influencer per dare sfogo al proprio narcisismo: anzi in questo caso tutto potrebbe ridursi, con una certa furbizia, a una forma ben retribuita della cura della propria immagine. L’autopromozione fa sentire bene chiunque, ma riesce anche a farti considerare gli altri inadeguati e inferiori. Da qui l’aumento della litigiosità. Uno studio pubblicato sulla rivista Computers in Human Behavior ha dimostrato che dietro comportamenti su Internet aggressivi e antisociali si nascondono persone con una decisa tendenza al narcisismo. Postano commenti negativi, fino all’insulto, con l’obiettivo di attrarre attenzione su di sé, a qualsiasi prezzo.

AUTOSTIMA E DEPRESSIONE

Narcisismo e autostima si distanziano nettamente, e prendono strade opposte, rispetto al male oscuro più diffuso, la depressione. Una piccola dose di autostima, nella giusta misura, può aiutare a contrastare la depressione: lo conferma una ricerca realizzata da un gruppo di psicologi, guidati da Kostas Papageorgiou, della School of Psychology della Queen’s University di Belfast. Secondo gli autori dello studio, pubblicato sulla rivista European Psychiatry, l’autostima rende le persone più attive nel cercare opportunità, soluzioni professionali e anche nuove esperienze e rapporti interpersonali. Inoltre protegge dalle possibili sconfitte, che vengono messe nel conto e affrontate con più robustezza psicologica, e aiuta a reggere anche di fronte a situazione di stress ripetuto.
Il quadro si rovescia con il narcisismo, un disturbo che colpisce più gli uomini delle donne. In questo caso il rischio è di scivolare verso i disturbi bipolari, l’ansia e depressione. Chi soffre di forme di narcisismo grandioso, diventa depresso quando deve fare i conti con un fallimento sul lavoro o nelle relazioni personali e sociali. Tutti fattori che dovrebbero indurre a tenere sotto controlla l’autostima, senza farla tracimare nel narcisismo.

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