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Sbagliare serve, non bisogna temere gli errori. Aiutano a crescere. E talvolta sono inevitabili

Einstein scrisse circa 200 articoli con scoperte scientifiche: una quarantina erano zeppi di sbagli. Dice Zuckerberg: «Chi sbaglia, prima o poi, ha successo». Elogio dell’errore, una società che ci chiede sempre di migliorare le nostre prestazioni.

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IMPORTANZA ERRORI

Sbagliate gente, sbagliate. Non bisogna avere paura degli errori: sbagliare serve. Einstein scrisse circa 200 articoli con contenuti scientifici, e anche con diverse scoperte: una quarantina erano zeppi di errori. L a vita è spesso una sequenza di sbagli, anche involontari e casuali, ma l’importante è saperli riconoscere, e considerarli come delle leve per andare avanti, migliorare, e non sprecare né talenti né energie. Non dobbiamo avere paura di sbagliare. Non dobbiamo diventare prigionieri dell’ansia della prestazione, ovvero di performance sempre ad alto livello, sul lavoro, negli studi. Nella vita. L’errore aiuta, a volta è perfino indispensabile per crescere e migliorare.

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RISCOPRIRE GLI ERRORI

Sbagliando si impara. Nessun proverbio come questo è diventato obsoleto, fuori moda: viviamo nella società delle performance, dei risultati, degli obiettivi, dell’ansia da prestazione. E dunque, vietato sbagliare. Così spesso insegniamo ai nostri figli, imbottendoli di impegni ad alto tasso adrenalinico e costruendo un modello di educazione tutto basato sulla competizione, quindi sulla necessità di non sbagliare.

Eppure l’errore è utile, e come tale va rivalutato. La scienza lo sta facendo attraverso ricerche in laboratorio sempre più sofisticate che hanno portato a individuare nel nostro cervello un gruppo di neuroni che registrano le decisioni, giuste o sbagliate che siano, valutano le conseguenze e ci predispongono, in caso di errore, a non ripeterle. Già perché, se sbagliare è umano, come diceva Sant’Agostino, perseverare diventa diabolico. In ogni caso la scienza ci avverte che solo attraverso l’errore di oggi le nostre azioni di domani potranno essere più efficaci. Quasi un passaggio obbligato. Più o meno quello che sostiene, in altre parole, Mark Zuckerberg, fondatore e amministratore delegato di Facebook, quando con la sua faccina di plurimiliardario geniale, avverte: «Le persone di successo non solo imparano dai propri errori, ma impiegano la maggior parte del loro tempo a sbagliare».

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SBAGLIANDO SI IMPARA

Un secondo filone che porta diritti alla riscoperta dell’errore è quello della filosofia. In un epoca di narcisismo dilagante, di un virus collettivo chiamato super-io che ha modificato la nostra antropologia, un bagno di umiltà non può che fare bene. E l’errore è l’anticamera di questo bagno. Un grande filosofo come Friedrich Nietzsche considerava l’errore una sorta di terapia naturale dal delirio di onnipotenza nel quale l’uomo rischia di cadere ogni volta che si sente invincibile. E non fa i conti con la realtà. Così la religione, come la filosofia, non criminalizza l’errore. Anzi. Prima di diventare santi erano grandi peccatori, e dunque testimonial dell’Errore con la maiuscola, personaggi come San Francesco e San Paolo. Il primo finì in carcere, il secondo era un assassino che perseguitava i cristiani. Infine, se non vi convincono la scienza, la filosofia, la religione, allora potete fare ricorso alla saggezza politica del generale De Gaulle. Diceva: «Solo gli imbecilli non sbagliano mai». In fondo, la pensava come Zuckerberg: chi sbaglia ha successo.

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