L'invidia si può fermare solo riconoscendo che ne siamo vittime
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L’invidia si può fermare solo riconoscendo il fatto che tutti, prima o poi, ne siamo vittime

Contro il suo veleno servono alcuni antidoti naturali. Leggerezza, empatia, ironia. E la poetica noncuranza insegnata da Dante

Prima o poi, un sorso dalla brocca che contiene il veleno dell’invidia, lo ingoiamo tutti. C’è sempre qualcosa che, ben mascherata dietro un senso di frustrazione o una pretesa ingiustizia, alimenta il nostro disprezzo nei confronti dell’altro. Colpevole soltanto di avere realizzato qualcosa in cui noi abbiamo fallito.

INVIDIA

Per invidia si può anche uccidere. Si uccide. Tra fratelli, come nel caso di Caino e Abele, oppure colpendo due innocenti a sangue freddo, con una raggelante regia, dal primo all’ultimo istante della tragedia. Come ha fatto a Casarano, in provincia di Lecce, un ragazzo ventenne, Antonio De Marco, capace di uccidere a coltellate due pacifiche persone, Eleonora Manta e Daniele De Santis, che lo avevano avuto in casa come inquilino. Antonio non è un drogato. Non è incapace di intendere e di volere. Non ha perso la testa in uno scatto di rabbia. E non aveva nulla di cui vendicarsi. Era solo invidioso per la felicità di due persone conosciute attraverso la convivenza. E il veleno dell’invidia lo ha portato fino alla porta dell’inferno, a un omicidio che non ha più bisogno di alcuna spiegazione.

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DOVE NASCE L’INVIDIA

Da Aristotele ai social network. Un lunghissimo filo rosso collega il modo con il quale l’antico filosofo greco metteva a fuoco l’invidia e la sua enorme espansione nell’era contemporanea della civiltà di Internet. Per Aristotele l’invidia non era soltanto un sentimento legato al desiderio di ciò che altri, o un altro, possiedono. Scavando più in profondità nell’animo degli invidiosi, Aristotele aveva scoperto il dolore: l’invidioso soffre per la buona fortuna degli altri, e da qui nasce la sua rabbia, la sua depressione, il rancore che accompagna i suoi rapporti con gli altri.

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INVIDIA AI TEMPI DEI SOCIAL NETWORK

I social network alimentano in modo esponenziale tutto ciò, e l’invidia trova terreno fertile nell’universo di un parlarsi, talvolta in modo anonimo, dando libero sfogo, senza freni, alla propria invidia. Guardi un amico virtuale, tocchi sullo schermo di uno smartphone il suo successo e il suo gradimento, le sue foto dimostrano uno stile di vita che non puoi permetterti o un traguardo che hai provato tante volte a raggiungere senza risultati, e allora, zac, scatta la tua reazione rancorosa. Un altro te stesso, un avatar, stordito dal dolore aristotelico per ciò che vede, senza alcuna connessione con ciò che si è davvero, si scatena sui social. E rovescia qui tutta la sua frustrazione. Con insulti, imprecazioni, parolacce, sfoghi privi di senso. Ma tornando dal virtuale al reale, c’è da dire che l’invidia è un sentimento faticoso, capace di prosciugare molte delle nostre energie e di fare davvero male. Dunque, meglio prendere in tempo qualche contromisura efficace.

COME TENERE LONTANA L’INVIDIA

C’è un antidoto contro l’invidia? Possiamo difenderci da un sentimento tanto diffuso, che Cervantes, nel Don Chisciotte, scolpiva così: “La radice di mali infiniti, verme roditore di tutte le virtù“. Un rimedio esiste, ed è il più semplice e naturale possibile: fregarsene. Di fronte all’invidioso, in particolare lo stupido invidioso, non esiste strumento migliore dell’indifferenza, di un dantesco “non ti curar di lor ma guarda e passa“, accompagnato da una risata ironica che può davvero seppellire questa diabolica energia negativa.

Anche perché tutti siamo a rischio, almeno potenzialmente. In una notte estiva, Paolo Villaggio riuscì a incantarmi, con le sue provocazioni, per alcune ore su questo tema, spiegandomi che chi nega l’invidia è un bugiardo, in quanto si tratta di un sentimento umano, umanissimo. Quasi un bagaglio incorporato nella nostra persona. Confesso che l’idea di un vizio capitale (e l’invida lo è) al quale non possiamo sfuggire e del quale restiamo prigionieri, non mi convince. È una sconfitta che non si può accettare a priori, senza se e senza me, e credo piuttosto che l’invidia, una volta riconosciuta anche con un esercizio di umiltà(che non guasta mai), possa essere combattuta, fermata. E perfino evitata, senza fare la morale a nessuno e tantomeno a sé stessi, ma partendo da un’analisi che richiede solo un minimo di senso critico. L’invidia non si elimina, ma si può domare, azzerandone la potenza. Cercando di sostituire una passione negativa con un’altra di segno positivo: la persona che invidiamo è la stessa per la quale possiamo provare simpatia.

COME EVITARE L’INVIDIA

Il perimetro dell’invidia nell’animo umano è stato indagato per secoli, anche dalle menti migliori. Un geniale Plutarco, di fronte alla possibilità che l’invidia possa perfino sfociare nel desiderio di uccidere l’altro, fece una distinzione con l’odio che resta insuperata per lucidità e sintesi. In pratica: l’odio è un sentimento rivolto a chi ci ha offeso, a chi ci ha fatto un torto, a chi è stato ingiusto con noi; l’invidia invece è contro chi, semplicemente, è più fortunato di noi, ha una vita che, almeno in apparenza, va meglio della nostra. In tutti i campi, o in qualche specifico segmento (magari guadagna di più, ha fatto una carriera migliore, ha una casa più bella, etc…). Cervantes, diversi secoli dopo Plutarco, scattò un’altra fotografia universale dell’invidia, in qualche modo in continuità con il pensiero del filosofo e scrittore greco. E nel Don Chisciotte scrisse che «l’invidia è la radice di mali infiniti, un verme roditore di tutte le virtù».

COME FERMARE L’INVIDIA

Mettete insieme Plutarco e Cervantes e avete la sintesi del motivo per cui l’invidia, la nostra invidia, dobbiamo combatterla prima che sia troppo tardi: è uno spreco puro. Un (ri)sentimento che, qui il tema diventa molto attuale, ci trascina verso il rancore sociale, avvelenato dai tempi di Grande Crisi che viviamo e che ancora vivremo, in un dispendio di energie, tempo, lucidità, obiettivi, che davvero diventano un pozzo senza fine di sprechi. E l’invidia è uno spreco enorme anche in quanto, da sola, azzera qualsiasi virtù, quindi ha potere un distruttivo che non può non condurre al nostro malessere e non al nostro benessere. Insomma: l’invidia, a guardarla da vicino, è perfino autolesionista. Alla fine, più che fare del male a un altro, lo facciamo a noi stessi. E forse non lo meritiamo.

L’INVIDIA TRA LE DONNE

Purtroppo le donne sono più colpite dall’invidia, da quella che San Tommaso d’Aquino definiva “una passione triste”. Gli uomini arrivano all’odio nelle guerre di potere, attraverso lo stadio intermedio della concorrenza sfrenata, senza esclusione di colpi. Nelle donne invece l’invidia è la molla che le mette una contro l’altra, trasformando la persona invidiata in quella che consideriamo allo stesso tempo un modello e una rivale. Un processo psicologico sottilissimo, con il quale non è facile fare i conti. Anche perché l’invidia, in quanto tale, non è nella natura delle donne, ma è diventata da sempre un’arma, spesso usata male, per la loro autodifesa. Secondo la mitologia la guerra di Troia è stata scatenata da Eris, dea della discordia, che mette l’una contro l’altra le dee per stabilire chi sia la più bella. Quando saranno immuni dalla “passione triste” dell’invidia, le donne diventeranno sicuramente più forti anche per affrontare gli uomini.

FRASI CELEBRI SULL’INVIDIA

  • <Non si deve invidiare nessuno; i buoni non meritano l’invidia e per quanto riguarda i cattivi, più hanno fortuna, più si rovinano> Epicuro

L’appello di Epicuro può sembrare cinico, ma coglie nel segno due volte. Invidiare le persone buone, e tutti possiamo facilmente riconoscerle, è semplicemente una cattiveria. Invidiare i cattivi è inutile, in quanto la loro cattiveria li porterà, prima o poi, nel precipizio dell’hybris. Dove l’uomo potente, accecato dal suo delirio di onnipotenza, sprofonda e scompare.

 

  • <La felicità è sempre soggetta all’invidia> Socrate

 Molto più razionale, rispetto a Epicuro, la sentenza di Socrate. La felicità si paga, e con diverse monete. Tra queste la certezza di essere una calamita in grado di attirare l’invidia.

 

  • <Guardando bene si scopre che nel disprezzo c’è sempre un po’ di invidia segreta> Paul Valéry

 Un proverbio popolare dice “Chi disprezza vuol comprare”. L’equivalente, con altra formula, dell’affermazione di Valéry.

 

  • <L’indignazione morale nel 50 per cento dei casi è solo invidia> Vittorio de Sica

 L’invidioso e il moralista, spesso, sono la stessa persona. E spargono, anche con belle parole, il medesimo veleno.

 

  • <L’invidioso non ha un Io forte, ma si appoggia sempre a un Io gregario> Vittorino Andreoli

 In fondo, l’invidioso cronico è un fragile: non ha personalità, non sprizza empatia, non brilla. Può solo nascondersi all’ombra di qualcuno e provare a ferire, colpendo alle spalle.

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