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Gres porcellanato dai vecchi tubi catodici delle tv

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Cos’hanno in comune le piastrelle in gres con i televisori a tubo catodico? Apparentemente nulla. Se non fosse che il settore del riciclo è talmente dinamico che inventa il modo per riconvertire qualsiasi materiale. Andiamo con ordine. Fino a qualche anno fa i vetri dei vecchi televisori, che rappresentano il 50 per cento del peso totale degli apparecchi, erano riciclati e tornavano a essere vetri per altre tv sempre a tubo catodico (Crt). Ma il boom degli schermi piatti al plasma (Pdp) e a cristalli liquidi (Lcd), ha messo in crisi il sistema e prodotto nel 2011 una mole di 75 mila tonnellate di vetri da vecchie tv scartate e finite nei rifiuti Raee, i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche.

EDILIZIA – «Dal confronto tra due settori apparentemente lontani, quello dell’edilizia e quello dei rifiuti elettronici, abbiamo sviluppato l’idea», spiega Danilo Bonato, direttore generale di ReMedia, consorzio per la gestione di tutte le tipologie dei rifiuti Raee, dalle pile agli accumulatori agli impianti fotovoltaici. È così che quelle 75 mila tonnellate di vetro, separate dagli altri materiali delle tv, sono state prima frantumate e ripulite e poi inviate a un gruppo emiliano che opera sul mercato mondiale dei pavimenti e rivestimenti in ceramica. È in questi stabilimenti che avviene la fase chiamata di atomizzazione, cioè la preparazione dell’impasto tra il 20% di vetro e le sabbie che costituiscono il materiale delle future eco-piastrelle.

GLASS PLUS – «Il progetto Glass Plus, come l’abbiamo chiamato, è davvero innovativo: è stato anche premiato con l’inserimento in Eco-Innovation, programma che supporta piani di innovazione eco-compatibile di rilevanza europea. Si tratta della prima fornitura di piastrelle realizzate con impasto ceramico derivante da materiali post-consumo conformi ai requisiti Leed (Leadership in Energy and Environmental Design): l’utilizzo di piastrelle contenenti fino al 20% di vetri provenienti da materiale riciclato permetteranno al progettista dell’edificio di ottenere fino a 2 punti Leed, il massimo per quanto riguarda il contenuto di materiale riciclato», spiega ancora Bonato. L’azienda che ha immesso sul mercato le piastrelle contenenti i vetri delle tv, ha stanziato un grosso investimento in tecnologia e ricerca, perché la parte più complessa della procedura per arrivare a posare il primo pavimento è stata la fase di omogeneizzazione del vetro con la sabbia: la ceramica di solito è prodotta di sabbie.

RIUTILIZZO – La fine dell’era delle tv a tubo catodico non significa dunque smaltimento in discarica, ma riutilizzo per la produzione di piastrelle in gres porcellanato. «Trattato correttamente, quel vetro significa riduzione delle emissioni di CO2, dei consumi energetici e della diffusione in atmosfera di polveri inquinanti, e va anche a sostituire parzialmente le materie prime tradizionalmente utilizzate nel settore edilizio riducendo i costi per la produzione dell’impasto», conclude Bonato. «Considerato l’andamento del mercato delle tv a schermo piatto, la stima della raccolta di vetri per quest’anno sarà pari circa a 75 mila tonnellate di tv e monitor, pari a circa 25 mila tonnellate di vetro pannello. Se l’intero quantitativo venisse utilizzato nel progetto, potremmo rivestire 83 mila appartamenti con un risparmio del 20% di materie prime rispetto all’utilizzo di piastrelle tradizionali e una riduzione delle emissioni di anidride carbonica pari all’81%».