Onu: ennesimo record negativo dei gas serra - Non sprecare
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Onu, il livello dei gas serra nell’atmosfera ha raggiunto un nuovo record negativo

L'agenzia delle Nazioni unite che si occupa di meteo mette in guardia sui rischi collegati alle emissioni: "Questa continua tendenza a lungo termine significa che le generazioni future dovranno affrontare impatti sempre più gravi dei cambiamenti climatici"

I record negativi continuano a susseguirsi e le prospettive del pianeta diventano sempre più critiche. Nonostante l’ondata ambientalista, infatti, i grandi della Terra non stanno facendo abbastanza per invertire la tendenza. L’ultimo allarme arriva dal World metereological organization (Wmo), l’agenzia dell’Onu che si occupa di meteo, clima e risorse idriche. Secondo i dati raccolti dall’organizzazione delle Nazioni Unite, il livello dei gas serra nell’atmosfera ha raggiunto un nuovo record, con la CO2 che ha toccato quota 407.8 parti per milione (ppm) a fronte delle 405.5 ppm del 2017.

RECORD GAS SERRA

“A lungo termine – spiega il Wmo – questa continua tendenza significa che le generazioni future dovranno affrontare impatti sempre più gravi dei cambiamenti climatici, tra cui temperature in aumento, condizioni meteorologiche più estreme, stress idrico, innalzamento del livello del mare e perturbazioni degli ecosistemi marini e terrestri”.

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RECORD EMISSIONI GAS SERRA

Malgrado tutti gli impegni previsti dall’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, secondo l’agenzia, non c’è alcun segno di rallentamento, per non parlare di un calo, nella concentrazione di gas serra nell’atmosfera. Ragione per la quale, secondo il segretario generale della Wmo Petteri Taalas, è necessario “tradurre gli impegni in azioni e aumentare il livello di ambizione per il bene del futuro benessere dell’umanità”. Anche perché le prospettive sono davvero disastrose. L’ultima volta che la Terra ha sperimentato una concentrazione comparabile di CO2 è stata 3-5 milioni di anni fa. A quei tempi, la temperatura era più calda di 2-3 gradi e il livello del mare era di 10-20 metri più alto di ora, che se dovesse tornare a quei livelli comporterebbe l’inabissamento di alcune delle zone più popolate al mondo. “Siamo di fronte a una scelta netta – spiega Inger Andersen, direttore esecutivo del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) – mettere in moto le trasformazioni radicali di cui abbiamo bisogno ora o affrontare le conseguenze di un pianeta radicalmente modificato dai cambiamenti climatici”.

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