Diritto a riparare gli elettrodomestici | Non sprecare
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Diritto alla riparazione, adesso lo riconosce anche la legge. Ma intanto non cediamo al ricatto di chi vuole costringerci a comprare qualcosa

Nuove norme in America e in Europa per rendere gli elettrodomestici più duraturi. E più facili da riparare. Uno schiaffo all’innovazione e all’economia? Il contrario: un incentivo a fare prodotti migliori e più utili

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DIRITTO A RIPARARE GLI ELETTRODOMESTICI

Ci sono diritti che, in apparenza, sembrano piuttosto strampalati, evanescenti, ma poi, a guardarli bene da vicino, diventano sacrosanti. Utilissimi. È il caso del diritto di riparare, che lentamente sta marciando in tutto il mondo occidentale, dagli Stati Uniti alla nostra Unione Europea. Già, un diritto, e nell’affermarlo è implicita la sua ricorrente violazione, ai danni dei consumatori, delle famiglie, delle comunità di persone, ovunque ci sia, per esempio, l’uso di un elettrodomestico.

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LEGGE DIRITTO A RIPARARE GLI ELETTRODOMESTICI

La nostra banda di tifosi Non sprecare urla da tempo contro lo spreco dell’obsolescenza programmata, e contro il fatto, piuttosto paradossale se pensiamo alla velocità e all’imponenza del progresso tecnologico, che tutti gli apparecchi elettrici ed elettronici durano sempre meno. Perché devono essere continuamente (ri)comprati in contanti, (ri)acquistati a rate, (ri)consumati. Un percorso a senso unico, un vicolo cieco, dove l’unica certezza è quella di spendere soldi, quando si potrebbe benissimo risparmiarli.

Sono state fatte accurate analisi scientifiche sulle lavatrici e le lavastoviglie buttate, in questo caso in modo corretto, nei centri per la raccolta differenziata. Bene: oltre il 10 per cento di questi apparecchi ha meno di cinque anni. Se parlate con una qualsiasi mamma in età matura o con una nonna, vi dirà che la sua lavatrice, in casa, un tempo durava decenni, e non ci cambiava come la cartuccia di una penna biro. Ancora: sempre attraverso le ricerche scientifiche, quindi non siamo nel campo delle opinioni, ma dei numeri certi, soltanto tra il 2004 e il 2012, in appena otto anni di tempo, il numero di elettrodomestici che si rompono entro cinque anni, quindi troppo presto, è schizzato dal 3,5 all’8,3 per cento. Una progressione incredibile, che sta continuando inesorabilmente a gonfiarsi, sommando sprechi, inquinamento, emissioni di gas serra, e danni per le tasche dei consumatori.

Quindi, il diritto di riparare non solo va riconosciuto e affermato, ma difeso con i denti. E con azioni concrete, pratiche, sia da parte della politica sia da parte nostra, di ciascuno di noi. Nel primo gruppo rientrano leggi molto interessanti, come quella approvata in Svezia (quando la copieremo in Italia?), della quale abbiamo parlato sul nostro sito: incentivi fiscali a sostegno proprio delle riparazioni, che a loro volta formano un’industria, e un’attività economica, danno lavoro, e tanto, considerando tutte le persone impegnate in questa filiera artigianale e produttiva. In America esistono alcuni stati che hanno approvato, o stanno approvando, leggi severe per chi trucca le carte, sgambetta il consumatore e prova a vendere prodotti impossibili da riparare. Si tratta di norme che vietano la vendita di elettrodomestici dei quali mancano i pezzi di ricambio oppure le istruzioni per consentirne la riparazione.

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DIRITTO ALLA RIPARAZIONE DEGLI ELETTRODOMESTICI IN EUROPA

Perfino nel buio dell’Unione Europea prigioniera di veti incrociati su tutto e tutti, avanza, con tanto di direttiva comunitaria, il diritto alla riparazione. Come? Nel modo più semplice e trasparente del mondo: imponendo, con norme firmate dai ministri dell’Ambiente di ciascun paese, alcune regole, poche ma essenziali, per rendere gli elettrodomestici da un lato più duraturi e dall’altro più facili da riparare. I pezzi di ricambio devono essere comunque disponibili, chi produce una lavatrice, un televisore, un’aspirapolvere, deve garantire una buona assistenza al cliente, senza poi costringerlo a subire in silenzio un salasso o un ricatto, del tipo «Il costo della riparazione è tale che le conviene comprare la lavatrice nuova…». Anche la parola ricatto, ricordiamolo, non è casuale rispetto a questo gigantesco problema che, tra l’altro, contribuisce ad accumulare montagne di spazzatura elettronica. E se c’è un potenziale ricatto, tanto più deve esserci un modo per affermare un diritto che almeno lo ridimensioni. Il diritto di riparare, appunto.

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DIRITTO ALLA RIPARAZIONE DEGLI ELETTRODOMESTICI IN ITALIA

Se condividete questa idea, di vita quotidiana declinata sotto il segno della sostenibilità di tutti e per tutti, preparatevi a rispondere ad obiezioni superficiali o in malafede. Prima obiezione: se ripariamo troppo, addio consumi e addio crescita economica. Quale premio Nobel in Economia ha mai pronunciato una sciocchezza simile? Il diritto alla riparazione è una libera scelta di mercato, riconosciuta a ciascuno di noi, e non un’imposizione. Ciò significa che se voglio comunque cambiare la lavatrice, magari scegliendo giustamente un modello aggiornato o con un design attraente e innovativo, con consumi energetici più bassi, e meno inquinante, posso e devo farlo quando mi pare. E magari la vecchia lavatrice, che intanto riparo, la regalo a chi ne ha bisogno. O la vendo in un mercatino dell’usato sul web. Riparare non esclude i nuovi consumi, solo che li rende più responsabili, più utili e più sostenibili. E non drogati dallo spreco a getto continuo. Seconda balla: se passa il diritto di riparare, e se ritorna l’antica cultura (sì: cultura, stile vita) della riparazione, come del rammendo, allora chi produce non è incentivato ad innovare i prodotti. E questo sarebbe un fattore di impoverimento dell’economia, dell’industria, del lavoro e della società.  In realtà, è vero esattamente il contrario: una solida industria delle riparazioni, spalmata in tante piccole attività al confine tra l’artigianato e il fai-da-te, e compresa anche nell’assistenza garantita da parte delle aziende produttrici, incentiva proprio l’innovazione del prodotto, il suo salto di qualità. Cambio la lavatrice, anche se posso ripararla, in quanto la nuova, frutto di ricerca e investimenti da parte del produttore e non di una rendita di posizione, mi offre più cose, più vantaggi. E quindi è utile, non è uno spreco.

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DIRITTO ALLA RIPARAZIONE DEGLI ELETTRODOMESTICI

Come vedete, il diritto alla riparazione, come tutti i veri diritti, non si può né affermare né difendere solo attraverso le aule dei parlamenti o le stanze dei governi e del potere politico, tutti sempre sotto la pressione delle varie lobby, compresa quella, legittima, di chi produce elettrodomestici. Il diritto alla riparazione è una nostra conquista, e quando diciamo nostra ci riferiamo a tutti noi, uno per uno. Dobbiamo usare il cervello, il buonsenso, qualche piccolo rimedio pratico, qualche attenzione in più, e, zac, il diritto a non essere vessati con una lavatrice che dopo pochi anni finisce nella spazzatura, diventa acquisito. E guai a chi ce lo tocca.  

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