Differenze tra coronavirus e influenza | Non sprecare
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Coronavirus e influenza, tutte le differenze per riconoscere il virus del Covid-19

I fattori determinanti sono tre. La febbre che non passa, il respiro corto come se fossimo in apnea, la tosse stizzosa. I differenti tempi di incubazione e le fasce di età più colpite

Quando avrete finito questo articolo speriamo di essere riusciti a convincervi a seguire l’invito dei più autorevoli medici e scienziati impegnati contro il Covid 19: fare il vaccino anti-influenzale. E ciò nonostante le tante differenze tra i due virus.

L’agguato del coronavirus ci ha colto di sorpresa, specie nella prima fase, anche per un motivo: è arrivato in concomitanza del picco dell’influenza stagionale. Dunque, agli inizi non è stato facile distinguere le due patologie. Inoltre il coronavirus non era mai stato identificato fino agli inizi del mese di dicembre 2019, non si sapeva nulla della sua esistenza e anche adesso il materiale raccolto non è particolarmente completo. Tra l’altro in entrambi i virus il contagio avviene principalmente attraverso le goccioline del respiro delle persone infette. Ad esempio quando starnutiscono, tossiscono, si soffiano il naso o parlano.

DIFFERENZE TRA CORONAVIRUS E INFLUENZA

Ma abbiamo gli elementi essenziali per fare una distinzione fondamentale e riconoscere il coronavirus rispetto a una normale influenza, anche grave. Ciò aiuta tutti, dalle famiglie agli operatori sanitari, a prendere le contromisure giuste, ad attuare le terapie necessarie, senza sprecare né tempo né risorse umane in questa complessa battaglia contro il virus.

I fattori fondamentali attraverso i quali riconosciamo il coronavirus, rispetto a una qualsiasi influenza (ferma restando che il Covid-19 appartiene comunque alla numerosa famiglia dei virus respiratori), sono tre: la febbre, le difficoltà respiratorie, la tosse. A questi poi vanno aggiunti sintomi minori.

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SINTOMI DEL CORONAVIRUS

Ma vediamoli uno per uno, nel dettaglio:

La febbre non scende. Questo è un campanello di allarme decisivo. Prendete la febbre, la fate sfogare e attorno al 37,5 non scende, anche in presenza di una terapia a base di antipiretici. La sintomatologia persiste dopo 48-72 ore dall’esordio: a questo punto, senza allarmismi, e senza andare inutilmente a ingolfare Pronto soccorsi, è indispensabile consultare il proprio medico generale e fare tutti gli approfondimenti necessari. Nel consulto comprendete anche la ricostruzione dei contatti umani che avete avuto negli ultimi giorni: possono fornire una traccia decisiva per la diagnosi corretta. La centralità della febbre nel coronavirus è stata confermata anche da un importante dato statistico raccolto in Cina, nell’epicentro del contagio, a Wuhan. Qui l’87,9 per cento dei casi avevano febbre che, dopo i primi giorni di terapia con antipiretici, non scendeva.

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Il respiro corto. Il coronavirus, ricordiamolo, è un’infezione respiratoria a carico delle alte vie aeree (naso, seni paranasali, bocca, faringe e laringe. Quindi il virus attacca specifiche parti del nostro organismo. L’effetto dell’attacco, in una prima fase, è il respiro corto, come se fossimo in apnea, e un affanno facile da avvertire. Questi sintomi, sotto forma di affaticamento e mancanza di fiato, arrivano già nei primi 4-5 giorni dell’infezione. Quindi avete il tempo di fare qualcosa e parlarne innanzitutto con il vostro medico generale. Prima che scatti una seconda fase, molto più pericolosa e purtroppo frequente nell’espansione del coronavirus: un attacco ai polmoni, con diverse complicazioni fino alla polmonite, per la quale potreste avere bisogno di una speciale ventilazione. In pratica, il virus, per dirlo in linguaggio semplice, è sceso dalle vie respiratori alte, dove può fare pochi danni, a quelle basse, dove invece i danni possono essere gravissimi.

Tosse specifica. La tosse in seguito al coronavirus ha caratteristiche molto specifiche: è stizzosa, secca e insistente. Soltanto in seguito, e non sempre, diventa produttiva, ovvero con catarro. Tenetelo presente. 

I giorni di incubazione. Nel caso del Covid 19 variano da quattro a dodici giorni; nel caso dell’influenza il tempo che passa tra il contagio e la comparsa dei sintomi è di due giorni.

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Sintomi minori. Una volta presi in considerazione i tre fattori attraverso i quali è possibile già nella fase iniziale riconoscere il coronavirus, è bene tenere presente, magari per completare il quadro clinico da fornire ai medici, alcuni sintomi minori. La loro presenza o meno non è rilevante. Ma va valutata, accanto a febbre, respiro e tosse. Per sintomi minori, nel caso del coronavirus, si intendono essenzialmente il mal di gola e il mal di testa, i brividi per tutto il corpo, nausea, vomito o diarrea. 

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Quando arrivano i primi segni del coronavirus. Il periodo dopo il quale siete già in grado di avere tutti gli elementi per valutare i rischi della vostra influenza o coronavirus è di 5-6 giorni. Molto prima, dunque, dei canonici 12-14 giorni entro i quali è possibile l’incubazione del virus. 

Le diverse fasce di età che vengono colpite. Il coronavirus, specie nei suoi aspetti più pesanti e pericolosi, colpisce innanzitutto la popolazione anziana, dai 75 anni in poi, oppure soggetti con patologie croniche pregresse. Al contrario, l’influenza attacca di più la fascia pediatrica, specie quella al di sotto dei due anni. 

Il tasso di letalità.Tra le paure inutili e sprecate c’è quella di valutare statistiche in modo sbagliato, e descrivere il coronavirus per una malattia devastante in termini di vittime. Non è così. In casi di questo genere quello che conta è il tasso di letalità, ovvero il rapporto tra le persone infettate e i morti. Nei paesi esterni alla Cina il tasso di letalità del coronavirus è tra lo 0,4 e lo 0,8 per cento. 

IL NOSTRO SPECIALE SUL CORONAVIRUS:

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