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Dal recupero delle alghe nuove occasioni di lavoro in Veneto

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Uno dei nuovi argomenti che occupa molte pagine stampate e servizi sui principali emittenti è l’avanzare delle energie alternative da biomasse; si tratta di materiali di origine organica, vegetale o animale, che non hanno subito fossilizzazione e che sono definite come risorse rinnovabili ovvero biocarburanti.

L’attenzione nei riguardi dell’ambiente, in questi casi, si coniuga perfettamente con l’interesse nei riguardi dei portafogli perché tali forme di energia permettono di sprecare meno risorse naturali e di ridurre significativamente l’impatto economico per le tasche dei consumatori.

L’ultima modalità eco-friendly di approvvigionamento di risorse energetiche è la trasformazione delle alghe verdi, come si evince anche dalla lettura delle offerte di lavoro del settore, specie del lavoro in Veneto, regione che sta sperimentando un progetto pilota proprio per illuminare Venezia con le alghe.

Le alghe possono fornire energia sfruttando la fotosintesi, ovvero trasformando la luce solare; ciò avviene in grandi cisterne o specchi d’acqua, dei veri e propri bioreattori ove le alghe selezionate possono crescere in condizioni adatte e svolgere la loro azione di purificazione delle acque reflue, in questo modo si potranno ottenere delle acque reflue più pulite e  produrre del biocarburante.

La peculiarità delle alghe è di riuscire ad assorbire in modo molto elevato le emissioni di anidride carbonica, di consumare nitriti e solfati e ridurre tossine e batteri; inoltre, esse contengono quantità molto importanti di oli grassi, fino al 30% in più delle colture più conosciute quali la colza, ad esempio.

Il biocarburante ottenuto può configurarsi come biodiesel, bio-butanolo e metano da biomasse.

Le alghe lavorano in maniera ottimale durante la stagione estiva, quando i concentrati di zuccheri sono migliori e facilitano la fermentazione. Finora, è stata analizzata un’alga particolare, la Laminaria digitata, ma in futuro si ritiene che le alghe marine potrebbero ricoprire ben il 50% delle biomasse dell’intero pianeta.